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Olbia, dopo la strage di pecore Coldiretti lancia l'allarme: "Il randagismo è anche un problema di sicurezza pubblica"

Le parole di Marco Locci, presidente Coldiretti Nord Sardegna

Olbia, dopo la strage di pecore Coldiretti lancia l'allarme:
Olbia, dopo la strage di pecore Coldiretti lancia l'allarme:
Patrizia Anziani

Pubblicato il 05 June 2026 alle 12:00

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Olbia. La morte di una quindicina di pecore e il successivo ritorno dei cani nello stesso allevamento poche ore dopo hanno riacceso i riflettori su un problema che da anni interessa le campagne galluresi. L’ultimo episodio si è verificato nella zona di Sa Paulazza, dove due cani vaganti sono riusciti a introdursi in un erbaio recintato provocando la morte di numerosi capi e il ferimento di altri animali). La doppia aggressione di ieri ha lasciato sotto shock sia gli animali sopravvissuti sia il personale dell’azienda. Per gli allevatori il danno va ben oltre il numero dei capi persi. Lo stress provocato dagli attacchi può compromettere la produzione di latte e il benessere dell’intero gregge per settimane. A questo si aggiunge il forte impatto emotivo su chi vive quotidianamente a contatto con gli animali (leggi qui e qui).
A esprimere forte preoccupazione è il presidente di Coldiretti Nord Sardegna, Marco Locci, che invita a non considerare il fenomeno soltanto come un danno per gli allevatori. “Ci sono due ordini di problemi. Da una parte c’è la necessità di salvaguardare l’integrità e la redditività delle nostre imprese agricole, dall’altra c’è un evidente problema di sicurezza nelle campagne. Quando vengono aggrediti gli animali significa che il fenomeno è sfuggito di mano e il randagismo deve essere contenuto”. 
L’ultimo episodio di ieri si inserisce in una lunga serie di aggressioni registrate nel territorio. Uno dei casi più gravi risale al 2011, quando tra San Vittore, La Pinnacula e Basa circa cento pecore furono uccise da branchi di cani. Nel 2020 una decina di capi venne sbranata nelle campagne di Spiritu Santu.  Tra il 2025 e il 2026 diverse aziende agricole hanno segnalato incursioni di cani vaganti all’interno delle proprietà e attacchi alle greggi. Gli allevatori parlano ormai di un fenomeno ciclico che si ripresenta periodicamente nelle campagne galluresi, con branchi che cambiano composizione ma continuano a creare danni e situazioni di pericolo. Più recentemente, nel 2026, non sono mancate segnalazioni  di attacchi alle persone. Lo scorso 6 maggio una residente di Pittulongu è stata coinvolta in un’aggressione mentre passeggiava con i propri cani al guinzaglio ( leggi qui). Pochi giorni dopo, nella zona industriale di Olbia, un ciclista ha denunciato di essere stato inseguito all’alba da tre cani di grossa taglia lungo la Rotonda Pozzo Sacro, riuscendo a evitare conseguenze peggiori soltanto utilizzando la bicicletta come barriera (leggi qui).

“Questi cani possono creare problemi alle nostre imprese, ma rappresentano anche un rischio per l’incolumità delle persone e per l’ordine pubblico. Quando si formano dei branchi la situazione diventa pericolosa per chiunque frequenti le campagne”, sottolinea Locci.
Per il presidente di Coldiretti la risposta deve arrivare attraverso una collaborazione tra tutti gli enti coinvolti. “Occorre che le istituzioni intervengano con piani specifici per mettere in sicurezza questi animali e impedire che rimangano allo stato randagio. È un intervento che deve coinvolgere tutti i soggetti interessati”. Locci non nasconde il proprio stato d’animo di fronte all’ennesimo episodio registrato nell’agro olbiese. “Abbiamo appreso questa notizia con grande turbamento e con molta apprensione. Siamo impegnati su diversi fronti e quello del randagismo è certamente uno di quelli che più ci preoccupa”. Il fenomeno del randagismo nel territorio olbiese è noto da anni. Il Comune di Olbia sostiene progetti come “Gabbie vuote in canile” e “Randagismo nelle zone rurali e periferiche di Olbia”, affidati alle associazioni di volontariato che operano sul territorio attraverso attività di sterilizzazione, recupero degli animali, monitoraggio e promozione delle adozioni.
I numeri confermano la dimensione del problema. Nel solo 2025 la Asl Gallura ha recuperato 808 cani randagi, un dato che testimonia sia l’impegno dei servizi veterinari e dei volontari sia la vastità del fenomeno. Proprio per questo dal mondo agricolo arriva la richiesta di rafforzare ulteriormente le risorse economiche e operative destinate alla prevenzione. Gli allevatori riconoscono il lavoro svolto quotidianamente dalle associazioni e dai servizi veterinari, ma ritengono che uomini, mezzi e fondi oggi disponibili siano insufficienti a garantire una copertura capillare di un territorio vasto come quello gallurese. “Non è una critica verso chi opera sul campo – spiegano – ma la consapevolezza che il problema sia più grande delle forze disponibili. Servono più risorse, più strumenti e una presenza ancora più diffusa nelle campagne per evitare che episodi come quelli di questi giorni continuino a ripetersi”.