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Olbia, cosa succederà al turismo? Aperte 4/5 strutture su 40

L'ottimismo scarseggia

Olbia, cosa succederà al turismo? Aperte 4/5 strutture su 40
Olbia, cosa succederà al turismo? Aperte 4/5 strutture su 40
Camilla Pisani

Pubblicato il 26 gennaio 2021 alle 06:00

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Olbia. Se l’anno appena concluso ha segnato una battuta d’arresto fortissima per il settore turistico, cosa riserva la prossima stagione? Per riuscire a prevederlo, è necessario innanzitutto avere una visione d’insieme relativa all’attuale situazione, innanzitutto quella alberghiera: “per quanto riguarda la realtà olbiese e gallurese, ad oggi gli alberghi rimasti aperti si contano letteralmente sulle dita di una mano. Su più di quaranta strutture presenti nella sola Olbia, quelle aperte sono quattro o cinque. Molti stagionali hanno visto, nell’anno 2020, un forte anticipo della chiusura e saranno costretti a posticipare la riapertura. I clienti sono pochissimi, quasi tutti lavoratori, dunque i margini sono risicatissimi. Si lavora per pagare le utenze", racconta Fabio Fiori, presidente del Consorzio Albergatori di Olbia.

La fotografia attuale è drammatica: “ad oggi molti alberghi stanno lavorando per puro spirito di servizio, e anche per riuscire a garantire alle centinaia di dipendenti uno stipendio pieno. Dietro ogni lavoratore c’è una famiglia, e dietro ogni stipendio ci sono le concretissime necessità quotidiane, che non riuscirebbero ad essere soddisfatte con la cassa integrazione, che purtroppo è pagata pochissimo e spesso in ritardo – continua Fiori –, ma questo mantenere aperte le strutture costa molti sacrifici. Gli hotel che sono riusciti nell’intento di mantenersi aperti lo fanno anche per rendere un servizio alla città, all’interno della quale c’è sempre un po’ di movimento dovuto al lavoro”. 

Nell’ottica di uscire da questo scenario disastroso, tutti gli sforzi e le speranze degli albergatori sono riposte nel prossimo futuro: purtroppo però, malgrado le novità positive riferite alla campagna vaccinale appena partita, sembra che la prospettiva non si prefiguri così rosea come sperato.

I ristori insufficienti e soprattutto la mancanza di un vero e proprio piano normativo relativo agli spostamenti, rendono impossibile una programmazione turistica capace di risollevare la situazione: “tutti gli albergatori olbiesi avevano puntato sulla Pasqua, come periodo che avrebbe sancito la ripresa del turismo. Sulla base dei dati innanzitutto sanitari, si era diffuso il convincimento che ci sarebbe stata una ripartenza dei movimenti nazionali ed internazionali. L’idea era quella di stringere i denti per tutto l’inverno, seminando per poi raccogliere un periodo pasquale meno complesso. Purtroppo così non è, ci siamo dovuti rassegnare fin da ora al fatto che, ad oggi, la prospettiva deve slittare ancora di almeno uno o due mesi".

"Il discorso sanitario è ancora difficile; l’insorgere delle nuove varianti del virus e i vaccini ancora poco somministrati, non ci permettono di essere ottimisti rispetto ad una ripresa immediata. Non ci sono i tempi tecnici perché si possa programmare il lavoro, anche perché solitamente i turisti si organizzano anche sei mesi prima della partenza. Adesso in particolare, le strutture ricevono richieste sui protocolli sanitari previsti, senza poter dare risposte”, commenta ancora il presidente del Consorzio.

Ed ecco il fulcro del problema: non più l’emergenza sanitaria in sé, che com’è ovvio rimane argomento primario, ma l’abbandono, da parte delle istituzioni, di questa specifica categoria.

Senza un preciso protocollo da seguire, è impossibile anche solo pensare di poter ipotizzare una programmazione turistica: attualmente le regole sono nebulose, poco chiare e in continuo cambiamento. Questo, per il settore alberghiero, diventa un ostacolo insormontabile: se il turista non sa cosa lo aspetta all’arrivo, come potrà mai pensare di organizzare il viaggio?

“Ovviamente, essendo la situazione europea ancora preoccupante, ci saranno nazioni che giustamente porranno delle limitazioni agli spostamenti. Ci troviamo quindi con delle zone d’Europa che non potranno essere raggiunte, ma al di là di questo, il problema è che ad oggi non esistono delle linee guida che consentano di trovare una giusta direzione. Non sappiamo quali saranno le regole che permetteranno alle persone di spostarsi, e senza regole non esiste programmazione. Esattamente com’è successo la scorsa estate, quando quell’incertezza sulle modalità di spostamento ha determinato una proroga sull’inizio della stagione, con uno sblocco sancito ad inizio giugno ma che ha cominciato a dare i suoi frutti a fine luglio. Quest’anno, in assenza di norme univoche, si rischia la stessa situazione. È importante per il mondo del turismo avere regole chiare, innanzitutto per rispondere alle domande dei turisti rispetto ad eventuali quarantene, certificati sanitari e così via. Se la nostra risposta non sarà chiara, il turista non si muoverà”, spiega Fiori.

Parallelamente alla campagna vaccinale e al mantenimento di tutte le misure di prevenzione alla diffusione del virus, il settore turistico chiede di gettare le minime basi per procedere ad una riorganizzazione della stagione, nei limiti di quello che una pandemia consente.

“Moltissime strutture che avevano previsto la riapertura per Pasqua stanno traslando la ripresa di uno o due mesi, anche in base alla cancellazione delle poche prenotazioni ricevute. Questo è negativo non solo per l’ambito alberghiero, ma per tutto l’indotto che costituisce una percentuale elevatissima del PIL provinciale. Un’altra questione è quella dei ristori, arrivati in misura limitatissima rispetto alle necessità. Questo segna, per moltissime strutture, la chiusura definitiva. L’amarezza degli albergatori sta anche nell’aver ricevuto, da parte dell’amministrazione locale, una sostanziale indifferenza. Se i ristori statali si sono rivelati insufficienti, quelli locali sono stati nulli. Alla proposta di vederci ridotta la TARI, per avere un minimo sollievo, abbiamo ricevuto un no; così alla proposta di eliminare temporaneamente la tassa di soggiorno, misura che avrebbe simbolicamente significato accoglienza e, in qualche modo, ringraziamento per i pochi turisti arrivati. Questa indifferenza verso un settore così sofferente e così esteso, di fronte a costi di gestione che continuano a correre, è pericolosissimo”, conclude Fabio Fiori.

Dal punto di vista pandemico, cominciano ad intravedersi i primi segnali di ripresa, che diventeranno più evidenti a campagna vaccinale inoltrata: per arrivare in fondo al tunnel, però, è necessario fornire a chi arranca un sostegno minimo ma sicuro e continuativo; la luce è lì in fondo, ma se la benzina finisce si rimane al buio pesto del fallimento.

Fallimento che, se dovesse toccare il settore alberghiero e turistico gallurese, segnerebbe davvero l’inizio di una crisi economico-sociale di proporzioni inquietanti: obiettivo primo è scollinare il momento d’emergenza, lavorando ad una pianificazione della ripresa che possa contare su regole chiare e univoche e sul sostegno delle istituzioni locali.