Thursday, 05 February 2026
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Pubblicato il 05 February 2026 alle 07:00
Olbia. Esistono arti che non si imparano semplicemente sui libri, ma si trasmettono attraverso il respiro, la postura e quella disciplina sacra che solo il palcoscenico sa imporre. Nel panorama culturale di Olbia, la danza sta vivendo una nuova stagione dell'oro, una sorta di "rinascimento" che vede in Francesca Marredda la sua musa più radiosa e appassionata.
Istruttrice dalla vocazione innata, Francesca incarna l’eleganza della danza intesa come filosofia di vita. Un talento, il suo, che è fiorito sotto lo sguardo attento e premuroso di Marcella Carta, vera e propria icona della danza in Sardegna. Il rapporto tra le due artiste è un ricamo prezioso fatto di stima e affetto: che vede da un lato l’esperienza di chi ha solcato palchi prestigiosi, dall’altro l’energia creativa di una giovane donna che ha saputo trasformare la propria passione in una missione educativa per le nuove generazioni.
La cifra stilistica di Francesca Marredda non è passata inosservata nemmeno al grande pubblico nazionale. Nelle scorse settimane, i riflettori di La7 hanno acceso i riflettori su Mya Fiorentino, giovanissima olbiese stella del talent The Coach Kid. Se il debutto di Mya è stato un trionfo di emozioni e tecnica, lo si deve alla coreografia firmata dalla Marredda: un abito sartoriale di movimenti che ha saputo valorizzare la purezza della piccola ballerina, confermando come Francesca sia, oggi, una delle "firme" più interessanti della coreografia emergente.
Ma è già tempo di voltare pagina. Infatti il prossimo 5 febbraio, l’appuntamento con la grande arte si sposta al Cinema Teatro Olbia per un evento dal sapore epico: "La notte di Eleonora". Lo spettacolo è un omaggio sublime a Eleonora d’Arborea, figura centrale dell’identità sarda.
Sotto la direzione congiunta di Francesca e Marcella, la danza si farà strumento di indagine storica e mitologica. Il pubblico sarà trasportato in un’atmosfera onirica, dove la Giudicessa incontra le Janas in un dialogo immaginifico che celebra il potere ancestrale femminile. È il ritorno della danza alla sua funzione più alta: quella di raccontare l'anima di un popolo attraverso la bellezza.gli studi di oltre due anni sono stati fatti da me in merito al personaggio di Eleonora, così come il percorso drammaturgico che inserisce la parte di fantasia legata alle Janas è una mia idea.Francesca lo sa ovviamente però poste così potrebbero confondere un lettore che non conosce le dinamiche.
L'evento olbiese è il risultato di un grandissimo lavoro messo a punto da Marcella Carta su più fronti:"Francesca sicuramente è stata la prima ad ascoltare i miei primi pensieri e idee in merito, è stata colei che ha capito ciò che io volevo raccontare attraverso le mie coreografie e che ha, attraverso la sua interpretazione, messo sul palco oltre alle sue anche le mie emozioni. Tutto questoche andrà in scena giovedì non è altro che tante ore, giorni, mesi di lavoro ma soprattutto idee che hanno un valore ommenso per me che ne sono stata la creatrice".
In questo incontro tra passato e futuro, Olbia si riconferma capitale di un’eleganza senza tempo, dove la grazia di Francesca Marredda continua a tracciare rotte di rara armonia, educando non solo i corpi, ma i cuori delle sue giovani allieve grazie alla formazione e l'incontro di due anime affini nella danza: "Francesca è una mia figlia d’anima, nel senso che “ quasi “ l’ho cresciuta, - con grande emozione ci conferma Marcella Cartra - non solo come allieva ma anche professionalmente, l’averla scelta come collaboratrice implica sicuramente una grande sintonia".
Francesca, nonostante la sua giovane età è già una coreografa e insegnante stimata, eppure continua a definirti 'allieva' in un mondo che non smette mai di insegnare. In che modo questa tua costante attitudine all'ascolto e all'apprendimento influenza il tuo modo di trasmettere la danza ai tuoi allievi, come abbiamo visto nel caso del talento di Mya Fiorentino?
"Ho iniziato a danzare a cinque anni: ero una bambina instancabile, sempre in movimento, e la danza è diventata presto il mio modo naturale di esprimere le emozioni. Oggi cerco di trasmettere alle bambine che seguo l’importanza dell’ascolto di sé e della passione, perché il gesto diventi autentico. Questo nasce dall’insegnamento della mia maestra, Marcella Carta, alla quale mi sento ancora profondamente legata. Mi definisco allieva perché ballo ancora: perché il corpo, finché danza, continua a imparare e a trasformarsi. Non mi sento coreografa, credo servano anni di esperienza per esserlo davvero, ma una persona che accompagna un percorso, come nel caso di Mya, nel rispetto di una scuola e di un insegnamento, e di una trasmissione di tecnica, valori e passione che continua. Attraverso la danza cerco di trasmettere non solo tecnica, ma curiosità, ascolto e la capacità di lasciarsi attraversare dal movimento".
Il 5 febbraio porterai in scena al Cinema Teatro Olbia 'La notte di Eleonora'. Dopo due anni di ricerche, come sei riuscita a tradurre nel linguaggio del corpo la solennità storica della Giudicessa e il rigore della Carta de Logu, fondendoli con la dimensione onirica delle Janas? Raccontaci di cosa ti sei occupata.
"Gli anni di ricerca su questa storia sono tutti della mia insegnante, Marcella Carta. È grazie al suo studio che ho potuto conoscere a fondo la vita di Eleonora e il rigore della Carta de Logu. Io, sul palco, cerco di “ballare” come se fosse lei a guidarmi, traducendo in movimento ciò che lei ha studiato, ma lasciando spazio anche alla mia interpretazione personale. La solennità di Eleonora emerge in gesti radicati e precisi, mentre le Janas prendono forma come presenze leggere e oniriche: nella storia, sono la mia forza. Mi occupo della traduzione corporea di questi mondi, raccontando con il corpo una storia che nasce dalla ricerca e dall’esperienza di chi mi ha preceduta".
Foto: @FrancescaMarredda e @MarcellaCarta
Nello spettacolo immagini un incontro 'immaginifico' tra Eleonora e le Janas, simboli del potere femminile sardo. Qual è il messaggio che, attraverso la tua danza e la collaborazione con una figura di riferimento come Marcella Carta, vuoi lanciare sulla forza e sull'eredità delle donne nella cultura gallurese e sarda in generale?
"Da ballerina sento un forte senso di responsabilità nel raccontare una figura come Eleonora, una donna straordinariamente forte per la sua epoca. Attraverso la danza cerco di restituire la sua forza, il suo coraggio e la sua determinazione, e immagino un dialogo con le Janas, presenze leggere e oniriche che nella storia rappresentano la mia forza. In questo incontro immaginifico, il corpo diventa il mezzo per far vivere la potenza e l’eredità delle donne nella cultura sarda, incarnando una forza senza tempo".
Dalla visibilità dei talent televisivi nazionali al palcoscenico identitario di Olbia: come vedi l'evoluzione del panorama della danza nel tuo territorio? Pensi che progetti come questo possano essere la chiave per portare il pubblico più giovane a riscoprire le proprie origini attraverso l'arte?
"Credo che la danza nel nostro territorio stia trovando una voce sempre più consapevole. Progetti come questo possono diventare un ponte: avvicinare i giovani con un linguaggio contemporaneo, ma radicato nelle origini, e far riscoprire il valore delle proprie radici attraverso l’arte. Sin da piccola ho partecipato a gare nazionali e internazionali, sempre accompagnata dalla mia insegnante Marcella Carta: la primissima a 8 anni, una competizione nazionale a Roma con il mio gruppo di allora, e in seguito a Parigi, Amsterdam, Barcellona e Zagabria, gare in cui abbiamo sempre ottenuto ottimi risultati.All’epoca, senza la visibilità mediatica di oggi, queste esperienze hanno avuto una risonanza molto più limitata: certo non sono passate inosservate, ma la differenza rispetto ad oggi è enorme. Oggi, grazie ai talent televisivi e ai social, anche altre realtà locali possono emergere e farsi conoscere, creando una comunità artistica più forte e connessa. Progetti come questo dimostrano che quando l’arte emoziona, può diventare uno strumento di identità e un mezzo per far riscoprire le proprie radici".
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