Wednesday, 04 February 2026

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Cronaca, Nera

Vescovo Mameli non è "falso" ma di un'altra Chiesa: la verità oltre gli scoop

Quando una frattura dottrinale non è un reato penale. Facciamo un po' di chiarezza

Vescovo Mameli non è
Vescovo Mameli non è
Laura Scarpellini

Pubblicato il 04 February 2026 alle 16:10

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Olbia.  Nelle ultime ore, la cronaca sarda è stata investita da una pioggia di titoli allarmistici riguardanti la figura di Simone Maria Mameli, originario di Pirri, accusato da diverse testate e dalla Curia di Cagliari di "spacciarsi" per vescovo. Tuttavia, la realtà che emerge dai documenti e dai social non parla di un millantatore che inganna i fedeli, ma di un conflitto di appartenenza tra due istituzioni religiose che non si riconoscono più tra loro.

La Diocesi di Cagliari ha pubblicato una nota ufficiale su chiesadicagliari.it affermando che, dopo consultazioni con la Santa Sede, la consacrazione episcopale di Mameli è da considerarsi «assolutamente nulla». La Chiesa romana ribadisce che Mameli non ha alcun titolo per agire in nome della Chiesa Cattolica Apostolica Romana. Questo ha spinto anche sacerdoti locali, come Don Temponi della Basilica di San Simplicio, a mettere in guardia i fedeli dal pericolo di "falsi sacramenti". A smontare la narrazione del "vescovo finto" interviene con una nota durissima la Santa Sede Curiale Generale Arcivescovile della Vecchia Chiesa Cattolica d’Italia e nel mondo (Patriarcato Cattolico Latino). Attraverso il proprio Patriarca, l'istituzione chiarisce che non vi è alcun intento di confondersi con la Chiesa di Papa Francesco, definita nel post con toni di aperta rottura come "setta satanica sinodale romana".

Secondo la nota, Simone Maria Mameli non sarebbe un impostore, ma un membro effettivo di questa realtà ecclesiale indipendente:

Consacrazione valida per il proprio rito: Mameli è stato riconsacrato sub condizione con successione apostolica valida all'interno della Vecchia Chiesa Cattolica.

Titoli reali, ma in un’altra giurisdizione: Mameli è effettivamente Arcivescovo Metropolita di Sardegna e Presidente della CEI, ma all'interno della propria istituzione e non di quella vaticana.

Atto notarile e registrazione: La realtà ecclesiale è stata costituita con atto notarile e registrazione governativa, dichiarandosi esplicitamente "separata da Roma" sin dal 2023, dopo la morte di Benedetto XVI.

L'equivoco nasce dal fatto che entrambe le realtà utilizzano terminologie simili (Vescovo, CEI, Cattolica), ma operano in universi giuridici e canonici paralleli che non comunicano. Definire Mameli "finto" è tecnicamente impreciso: egli è un ministro di culto di una Chiesa non in comunione con il Papa, regolarmente incardinato in un Patriarcato che ha depositato i propri decreti persino presso le autorità competenti (Carabinieri) per sancire la propria indipendenza.

La confusione dei fedeli è comprensibile, ma la "gogna mediatica" denunciata dal Patriarcato Latino nasce da una mancata distinzione tra falso (chi finge di essere ciò che non è) e scismatico (chi appartiene a una Chiesa diversa da quella maggioritaria). Per i fedeli di San Simplicio e di tutta l'Isola, la chiarezza è d'obbligo: se si cerca la comunione con il Vaticano, i sacramenti di Mameli non sono riconosciuti; se si aderisce alla visione della Vecchia Chiesa Cattolica, la sua posizione è pienamente legittima. Non siamo di fronte a un caso di cronaca nera, ma a una complessa disputa teologica e legale tra due mondi che hanno deciso di percorrere strade diverse. 

È utile, a questo punto, chiarire anche il significato stesso della parola vescovo.
Il termine deriva dal latino episcŏpus e dal greco epískopos, che significa “sorvegliante”, “ispettore”, colui che vigila su una comunità. Storicamente, la figura del vescovo non è esclusiva della Chiesa Cattolica Apostolica Romana, ma è presente anche in altre confessioni cristiane ed ecclesiali, cattoliche indipendenti, ortodosse o vetero-cattoliche, ciascuna all’interno del proprio ordinamento teologico e giuridico.

Questo, tuttavia, non elimina un punto fondamentale che va ribadito con chiarezza a tutela dei fedeli: per un cattolico in comunione con Roma, è corretto e doveroso non rivolgersi a ministri di culto che non appartengono più alla Chiesa cattolica, in quanto separati da essa sul piano canonico e dottrinale. In termini ecclesiali, si tratta di realtà scismatiche, cioè non in comunione con il Papa e con l’episcopato cattolico riconosciuto. La distinzione, dunque, non è tra “vero” e “falso” in senso mediatico, ma tra appartenenze ecclesiali differenti. La chiarezza su questo punto è essenziale per evitare confusione, derive superstiziose o pratiche religiose non conformi alla fede cattolica professata dalla maggioranza dei fedeli dell'Isola.