Friday, 29 August 2025

Informazione dal 1999

Cultura, Musica

Olbia con Ester Bonomo scopre la magia della musicoterapia

Come un semplice strumento musicale si tramuta in cura tra pratiche terapeutiche e benefici

Olbia con Ester Bonomo scopre la magia della musicoterapia
Olbia con Ester Bonomo scopre la magia della musicoterapia
Laura Scarpellini

Pubblicato il 29 August 2025 alle 08:00

condividi articolo:

Olbia. Ester Bonomo musicoterapista di Olbia, racconta una disciplina che va oltre l’emozione del momento: "La musicoterapia è una disciplina terapeutica che utilizza la musica per creare un ponte, un contatto con tutto ciò che è spesso irraggiungibile. Il suono, il ritmo, l' armonia, la melodia, sono strumenti indispensabili per facilitare la comunicazione, le relazioni, l'apprendimento, la motricità e l'espressione".

Ridotto in semplici concetti (anche se la sua potenzialità è a dir poco disarmante) la musicoterapia è uno strumento potente e versatile che utilizza la musica come mezzo per promuovere benessere e guarigione. Nell’intervista con Ester Bonomo facciamo un pò di luce su come questa disciplina possa prendere forma nella pratica quotidiana, tra studio, interventi individuali e progetti orientati al benessere della comunità locale, anche ad Olbia.

Come si è accostata al mondo della musica prima e alla musico terapia poi?

"Sono una "figlia d'arte", mio padre è un musicista/cantante e, fin da giovanissima, ho seguito le sue orme. Ho studiato pianoforte per 5 anni, subito dopo ho iniziato a studiare canto e per anni quella passione è diventata poi il mio lavoro. Ad un certo punto, però, sentivo di voler fare altro, perciò ho seguito la mia attitudine principale: mi piaceva trasmettere emozioni sul palco, ma ancora di più "essere utile" facendo qualcosa di meno plateale e più mirato ad un aiuto concreto. Non sapevo bene come fare, ma una serie poi di esperienze, conoscenze e occasioni, mi hanno portato a conoscere la musicoterapia, perciò ho lasciato la mia Sardegna, le serate a Porto Cervo e mi sono rimessa in gioco a 28 anni, da "studentessa fuori corso" che ricomincia un po' tutto daccapo".

Ester Bonomo racconta poi della sua laurea sfociata nel tirocinio clinico a Pistoia, in una centro che si occupa del Disturbo pervasivo dello sviluppo

"Ho perciò avuto a che fare con l'autismo scegliendo di farne argomento di tesi. Il ruolo della musicoterapia è ad ampio spettro, tutto verte principalmente sulla relazione, in un lavoro che personalmente svolgo con rapporto uno a uno. Questo perché, avendo a che fare quasi principalmente con l'autismo, lo spazio terapeutico richiede ancora più pazienza, "respiro", comprensione e tempistiche di approccio decisamente più lunghe".

Come definirebbe il ruolo della musicoterapia nel promuovere benessere fisico, emotivo, mentale, sociale e cognitivo?

"Si distinguono due approcci principali: la musicoterapia passiva (ricettiva), che privilegia l’ascolto per influenzare il terreno neuropsichico, migliorando funzioni cognitive, umore, apprendimento e immaginazione; e la musicoterapia attiva (produttiva), che vede la creazione musicale mediante strumenti, movimento e canto come veicolo di espressione delle emozioni e di contatto con se stessi. La psicoterapia attiva basta vedere ill mio studio pieno di strumenti, permette di porre le condizioni giuste  affinché il paziente, l’utente, abbia a che fare con lo strumento che in quel momento sceglie, e con cui  interagisce".

In che modo utilizza la musica per attivare un approccio relazionale e comunicativo con i pazienti, e quali strumenti o tecniche musicali preferisce per facilitare l’espressione e l’apprendimento?

"Utilizzo una tecnica di improvvisazione che però è costruita sulla persona, sul comportamento della persona, quindi che può essere principalmente sul comportamento non verbale. Cerco quindi di leggere l’espressione che lui o lei ha sullo strumento. Allo stesso tempo può anche essere il comportamento, l’atteggiamento. Ad un esempio: spesso con un bambino autistico o con un ragazzo autistico capita che, soprattutto all’inizio, ci sia un momento di frammentazione. L’autismo è un mondo misterioso, dove difficilmente, al primo approccio, si può entrare. Non è dunque possibile metterti lì a parlare con una persona che è chiusa e ha comunque un processo mentale diverso dal tuo. Perciò la musica, in questo contesto, è come un codice di comunicazione universale: interagisce, cioè riesce ad essere efficace perché attraverso queste tecniche di improvvisazione che io utilizzo, tramite il pianoforte, la chitarra, le percussioni o la voce (dipende dalla persona con cui ho a che fare), entra in contatto con questa magia che la musica crea su tutti i fronti, per qualsiasi persona, di qualsiasi età. Consideriamo che ho lavorato anche sull’Alzheimer".

Quanto è efficace la musicoterapia e quali sono i suoi tempi per vederne effettivamente i benefici? 

"La musica terapia come progetto, puoi diventare davvero efficace e vincente nel momento in cui c’è l’integrazione del disabile. Ciò è possibile nel momento in cui si è in un contesto dove ci siano pochi ragazzi che hanno le stesse caratteristiche e allora si può lavorare in piccoli gruppi con l’espressione musicale ma anche sulla relazione tra loro. Poi con un percorso emotivo che non può essere proposto, come spesso mi capita qui ad Olbia a giugno da finire entro fine giugno (ti chiedono di andare all’asilo a fare 10 ore a scuola in un mese fare un progetto). I progetti musicoterapia non sono fatti così sono costruiti con un’annualità, anzi anche la perseveranza che è indispensabile è una assiduità una costanza che può durare negli anni non in un anno solare. Ecco quindi che succede a livello mio individuale di bimbi che ho iniziato a seguire da quando avevano tre anni fino adesso che ne hanno 12. Insomma si tratta di un un percorso lunghissimo che può durare, soprattutto nella disabilità tutta la vita. Si va ad assolvere a dei bisogni soprattutto sul bambino più piccolo facendoli crescere creando anche quella connessione, quella rassicurazione e quella crescita emotiva che spesso non viene considerata anche in linea a livello scolastico e a livello terapeutico nella psicomotricità o nella logopedia. Il mio ruolo da musicoterapeuta è questo riuscire comunque a creare una relazione. Io divento un punto di riferimento, ma soprattutto diventa un punto di riferimento quello che il bambino in quello spazio riesce a ricavare per sé per la sua parte, anche per la sua parte propriocettiva per il suo valore per l’autostima e per quello che la musica può trasmettergli nel momento in cui è lui stesso a crearla".

I benefici citati includono la riduzione della pressione sanguigna, il miglioramento della memoria, della comunicazione, della gestione del dolore e un aumento della motivazione, tra gli altri. Le applicazioni della disciplina si estendono a campi come neurologia, psichiatria e riabilitazione, con esempi pratici in autismo, sindrome di Tourette, ritardo mentale, demenze e disturbi dell’umore.

.