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Olbia. Come sono stata cacciata da una conferenza stampa

Ecco cosa è accaduto

Olbia. Come sono stata cacciata da una conferenza stampa
Olbia. Come sono stata cacciata da una conferenza stampa
Camilla Pisani

Pubblicato il 15 July 2023 alle 06:00

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Olbia. Questo è il racconto, in prima persona, di come per la prima volta in vita mia sono stata cacciata da una conferenza stampa. Era prevista per le 10:30 di ieri mattina la conferenza stampa di presentazione del progetto MEZZO (1/2), progetto di mobilità sostenibile e inclusiva che si svilupperà ad Olbia con attività di carattere pratico e con una campagna di sensibilizzazione, promosso dall'associazione hub.MAT - Laboratorio per la mobilità, l'ambiente e il territorio, come ente capofila.

Appuntamento in Sala Giunta alla presenza dei partner privati e delle istituzioni (tra le quali lo stesso Comune di Olbia): ricevuto l’invito dalla presidente di hub.MAT, Roberta Calcina, mi sono presentata in sede di conferenza, qualificandomi come collaboratrice della testata Olbia.it alla responsabile alla comunicazione del Comune.

Dopo essere stata accolta con cortesia e preso posizione in Sala Giunta, in compagnia di colleghi e colleghe delle varie testate giornalistiche e televisive locali, ho atteso per quarantacinque minuti l’inizio della conferenza, che tardava ad avviarsi a causa dell’assenza del Sindaco.

Alle 11:20, vengo chiamata sull’uscio della sala dalla responsabile alla comunicazione e da un collega, il quale ha assistito alla scena che segue: la prima mi chiede conferma della testata di appartenenza, intimandomi di lasciare l’edificio perché non gradita dal Sindaco in quanto collaboratrice di Olbia.it. Alle mie obiezioni (la conferenza avrebbe presentato un servizio di pubblica utilità ed era stata diffusa pubblicamente a mezzo social da diversi partner), la responsabile alla comunicazione, pur dichiarandosi mortificata dal dovermi comunicare quanto imposto dal Sindaco, mi ribadisce più volte di andare via in quanto esponente della testata Olbia.it.

Sconcertata dalla decisione censoria del primo cittadino, volendo evitare ulteriori ritardi e problemi nello svolgimento di una conferenza che, ripeto, ha una rilevanza di carattere pubblico e sociale, sono andata via.

Ben consapevole delle vicende che vedono Olbia.it ostracizzata dalle attività istituzionali e ben sapendo che la redazione è ormai da anni bersaglio del Sindaco, è stato per me il primo episodio di discriminazione così esplicita.

Pur sbigottita dalla quasi totale mancata solidarietà immediata del collega che si trovava alle mie spalle (e che avrebbe potuto avvertire gli altri che non si erano accorti del problema), ma soprattutto dall’atteggiamento discriminatorio di quello che dovrebbe essere il massimo rappresentante delle istituzioni locali, ho scelto di rispettare il lavoro di chi, da quasi un’ora, era in attesa di presentare un progetto che ha richiesto mesi di sforzi e che oggi aspettava di vederne riconosciuto l’esito concreto. Battermi per il legittimo diritto di rimanere, come professionista e come cittadina, avrebbe significato provocare uno scompiglio immeritato per le associazioni presenti.

Un Sindaco che caccia senza ritegno una testata giornalistica nella speranza di togliersi un sassolino dalla scarpa e di figurare più autorevole, si qualifica da sé.

Ieri é stato di fatto leso il mio diritto a lavorare, in un modo violento ed abusante. E proprio come all’interno di una tipica dinamica di abuso, mi sono trovata impietrita e soprattutto smarrita di fronte a chi mi stava cacciando: ho percepito chiarissimamente che si stava facendo leva sul prendere in contropiede una professionista che mai avrebbe pensato di ricevere un simile trattamento all’interno del luogo-simbolo dell’espressione democratica.

Un atto di profonda discriminazione messo in atto da un Comune che si proclama inclusivo e pronto all'accoglienza di ogni diversità.

Oggi, sento di aver subìto un sopruso: un’alta carica istituzionale (la più alta sul territorio comunale) ha, di fatto, abusato del proprio potere e del proprio ruolo per mettere in difficoltà e togliere dignità (lavorativamente ed umanamente) ad una donna che lavora, ritenendo in questo modo di riuscire a sottometterla.

A posteriori, sarà mio preciso dovere di cittadina e di professionista dell'informazione, smentire questa presunzione, continuando a raccontare Olbia con la maggiore onestà possibile, nel massimo rispetto dei nostri lettori, delle nostre lettrici, e dei ruoli.

A testa alta, come sempre.