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Olbia, come sarebbe stata: un viadotto al posto del tunnel!

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Olbia, 20 aprile 2019 – A cavallo tra gli anni ’70 e ’80, in pieno sviluppo, la Città di Olbia ha preso decisioni molto importanti tanto da segnare il suo futuro.

Non furono tutte decisioni sbagliate, anche se qualche passo falso è stato fatto.

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Il nostro viaggio a ritroso nel tempo nella storia urbanistica della città oggi tocca un fatto storico importantissimo: la genesi del tunnel, o per meglio dire “il pericolo scampato“.

Avete presente le due sopraelevate? Benissimo: sappiate che ciò che vediamo oggi (e che si vorrebbe eliminare) non è il progetto originario, ma una sua “evoluzione” dovuta sia ad alcune scelte politiche, sia alle proteste dei comitati di quartiere.

Siamo negli anni ’70, gli anni cruciali per la città: pieno sviluppo, economia galoppante,  fondi a pioggia dallo Stato centrale.

Il Piano Regolatore della Zona Industriale prevedeva, per decongestionare il traffico, un unico passante stradale Nord-Sud con viadotto, ponti a mare e svincoli per collegarsi alla viabilità esterna.

Se non riuscite a visualizzare l’opera, vi aiutiamo noi: immaginate un lungo ponte che congiunge le due sopraelevate.

Avete inteso bene: il viadotto sarebbe passato, con il suo bel colonnato, davanti al Municipio.

Questa ipotesi progettuale, a cui era contrapposta la proposta dello Studio d’Equipe che prevedeva un progetto organico della città (a mare come all’interno tramite alcune soluzioni all’epoca innovative), si è palesata all’orizzonte ben due volte.

La prima, negli anni ’70, venne cassata dallo stesso Comune di Olbia che non gradiva avere i piloni del viadotto proprio sulle sue “finestre” e in corrispondenza del fronte mare.

Così vennero realizzate solo le due sopraelevate, senza nessun piano alternativo per il lungomare come invece proponeva il gruppo di professionisti guidati dal geometra olbiese Andrea Demuru.

Pochi anni dopo, siamo tra gli anni ’80 e gli anni ’90, ecco di nuovo palesarsi all’orizzonte il mega viadotto unico.

Lo racconta lo stesso Demuru, con ancora negli occhi lo stupore misto all’orrore puro.

Difatti sia l’Anas che la Casmez e in ultimo la Provincia si resero conto che la situazione con i ponti a mare non era affatto migliorata.

“A quel punto, in tanti, decisero di ritornare alla carica riproponendo il viadotto a suo tempo “bocciato”, questa volta con l’aggiunta di importanti svincoli sulla stessa Via Principe Umberto, per incanalarvi la viabilità locale”, racconta il geometra olbiese.

A quel punto iniziò una battaglia civile senza eguali in città portata avanti dai comitati di quartiere, dall’avvocato Contu con le sue carte bollate, dai giornalisti e dallo Studio d’Equipe con la sua proposta e il suo ormai celeberrimo plastico.

A disposizione vi erano 9 miliardi di lire, una cifra ragguardevolissima: la lotta durò diversi anni finché non si accettò che quel viadotto non poteva essere fatto.

Ed è proprio in questo contesto che, quasi per caso, prende vita l’ipotesi tunnel.

“Erano i tempi di Scanu Sindaco, di Appeddu Assessore, dei Professori Clemente, Macciocco, Scanu e C., incaricati del Piano Regolatore Generale di Olbia. Ci fu un rapido consulto e Prandini – racconta Demuru -. Il non dimenticato Ministro dei Lavori Pubblici provvide, con l’ANAS, alla copertura finanziaria dei 130 Miliardi di vecchie lire mancanti. E cosi, dopo un’altra decina d’anni, arrivò il tunnel di Via Principe Umberto e Via Genova. Quell’opera, inaugurata da Nizzi e Berlusconi, è poi risultata “delizia” o occasione “sprecata” (mancato lungomare), a seconda dei punti di vista”.

Se oggi ci ritroviamo con un tunnel al posto di un “magnifico viadotto” lo si deve anche a quei cittadini rompiscatole che lottarono con le unghie e con i denti per farsi ascoltare.

Purtroppo non si fece il passo successivo, ovvero pensare subito alla riqualificazione del lungomare.

A questo ci stiamo arrivando oggi, a spizzichi e bocconi, con 40 anni di ritardo.

Quindi, più che vantarci di quante opere saranno fatte, dovremmo riflettere su quanto tempo abbiamo sprecato grazie alla mancata programmazione e alla mancata visione d’insieme.

Ed è proprio per questo che attendiamo di vedere con ansia il Puc by Nizzi, al quale si sta lavorando alacremente da mesi.

Un Puc che, nelle linee guida, prevede l’abbattimento dei ponti a mare.

La domanda spontanea è: sarà un Puc che guarda al futuro o un Puc orientato alle prossime elezioni?

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