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Olbia, blocco trasporti: ecco il presidio fisso all'Isola Bianca

Via alle proteste in tutta l'Isola

Olbia, blocco trasporti: ecco il presidio fisso all'Isola Bianca
Olbia, blocco trasporti: ecco il presidio fisso all'Isola Bianca
Angela Galiberti

Pubblicato il 14 marzo 2022 alle 11:45

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Olbia. Una fila di camion lungo il viale che porta agli imbarchi, i piazzali pieni di rimorchi e di merci, e poi finalmente loro: i camionisti sardi. Mentre lo sciopero nazionale di Trasportunito è stato bloccato, quello sardo è potuto andare avanti sia per i permessi ottenuti sia grazie alla volontà del comparto.

L'obiettivo del settore, di tutte le aziende che da oggi si sono fermate, è quello di mandare un segnale molto forte ai piani alti non solo dei palazzi regionali, ma soprattutto a Roma. "I medicinali e gli alimenti indispensabili non verranno bloccati - spiega un camionista -, ma dobbiamo creare quel minimo di disagio per far capire a tutti che così non si può andare avanti".

Le ragioni della protesta risiedono nell'aumento del prezzo dei carburanti: circa il 40% in più nel giro di poco tempo. Questo si ripercuote sull'intera filiera delle merci e si abbatte, come una scure, sul consumatore finale che non ha agevolazioni sul prezzo, ma deve spendere sempre di più per comrpare le stesse cose o, addirittura, di meno. Un po' come sta succedendo con il caro energia: se a fronte degli stessi consumi le bollette raddoppiano è chiaro che le famiglie saranno costrette a scaldarsi meno e a risparmiare.

"Così non è possibile andare avanti - continua -, se il prezzo di un prodotto è lo stesso sia a Milano che a Olbia, è ovvio che qualcun altro sta pagando il prezzo di tutto questo. Iniziamo a domandarci chi paga: la Sardegna ha dei costi in più che altre parti d'Italia non hanno".

A sentire gli autotrasportatori,  non è chiaro quanto andrà avanti lo sciopero. Certamente non si farà mancare l'essenziale alla popolazione, ma se l'obiettivo è mandare un messaggio forte alla politica non si esclude una protesta ad oltranza.

"Io prendo un buon stipendio - conclude uno dei camionisti del presidio -, ma chi prende 1000 euro al mese me fa a sopravvivere con tutti questi rincari?". Una domanda che, forse, dovrebbero iniziare a porsi coloro che sono (stra)pagati per governare.