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Olbia aderisce alla giornata di mobilitazione in Sardegna contro il "turismo sionista"

Il comunicato

Olbia aderisce alla giornata di mobilitazione in Sardegna contro il
Olbia aderisce alla giornata di mobilitazione in Sardegna contro il
Olbia.it

Pubblicato il 24 June 2026 alle 10:35

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Olbia. Domenica 28 giugno è in programma una giornata di mobilitazione in diverse città della Sardegna. Ad annunciarla sono gli organizzatori attraverso un comunicato nel quale spiegano le ragioni della protesta, presentata come un'iniziativa contro quello che definiscono il "turismo sionista" e contro una serie di fenomeni che, a loro giudizio, interessano la Sardegna e altri territori del Mediterraneo.

Nel documento vengono citati Palestina, Libano, Iran, Albania e Sardegna come realtà accomunate da problematiche che gli organizzatori ritengono riconducibili a un medesimo modello economico e geopolitico. Tra i temi indicati figurano la gentrificazione, il turismo di massa, l'inquinamento, lo sfruttamento delle risorse, la speculazione edilizia ed energetica, la criminalità organizzata, la violenza di genere, il neocolonialismo e i conflitti armati.  La manifestazione a Olbia è prevista in piazza Elena di Gallura a partire dalle ore 19:00 Di seguito il comunicato stampa.

"Domenica 28 Giugno un fronte unito scenderà in piazza in diverse città sarde per manifestare contro il turismo sionista e contro i gravi fenomeni che brutalizzano il nostro territorio e quello di tutti i popoli che abitano le sponde del Mediterraneo, fino in alcuni casi a minacciarne l'esistenza. Palestina; Libano; Iran; Albania; Sardegna. Oggi più che mai, appare evidente quanto le nostre lotte si intreccino in Sardegna e le cause dei nostri mali siano le stesse in tutta l'area mediterranea. Oggi più che mai, appare evidente quanto le nostre lotte si intreccino in Sardegna e le cause dei nostri mali siano le stesse in tutta l'area mediterranea. Gentrificazione, turismo di massa, inquinamento, sfruttamento, speculazione edilizia ed energetica, mafia, violenza patriarcale, neocolonialismo, guerra e genocidio. Queste piaghe sono radicate profondamente nel tessuto sociale della nostra isola e interessano, seppur pesando in maniera differente, il nostro popolo come gli altri attorno a noi.

Mentre il mare che ci circonda si riscalda a velocità allarmante, le nostre città si riempiono di case vacanze, le persone in Sardegna faticano ad abitare i propri luoghi natii e non hanno accesso ai servizi pubblici della sanità e dell'istruzione. Sono obbligate ancora ad emigrare, a vivere nella precarietà o a pagare per i diritti più basilari. Nel tentativo di emanciparci economicamente e culturalmente svendiamo patrimonio e identità, ma riceviamo in cambio uno sviluppo fasullo e l'erosione del nostro tessuto sociale. Le mafie si innestano nel tessuto produttivo, non produciamo più il nostro cibo, non sappiamo più chi lavora e abita nei nostri centri. Le famiglie sono indotte, da regole etero-imposte, a consumare un'energia mortifera, rubata altrove o frutto di speculazioni e a produrne sempre di nuova, in maniera acritica e inquinante. La società di cui anche noi come sard* facciamo parte è ostaggio di un neoliberismo coloniale sfrenato, che educa ad una crescita malsana, deresponsabilizzata e cinica, che giustifica l'assalto alle risorse di altri popoli, che alimenta la spesa bellica, fino a causare lo sfollamento e lo sterminio di intere popolazioni. Non possiamo essere parte di tutto ciò. 

I casi di turismo sionista, di militari Israeliani in vacanza in Sardegna sono un fenomeno gravissimo. Rappresentano l'espressione diretta della totale impossibilità delle persone che abitano in Sardegna di esprimersi nei parlamenti italiano ed europeo e decidere del proprio ruolo geopolitico in questo drammatico periodo storico.  Non vogliamo che tutto ciò passi inosservato e per questo ci muoviamo insieme, denunciando il ruolo delle istituzioni europee e Italiane, attive partecipanti in tutto ciò.  Esigiamo la cessazione di ogni rapporto con lo stato genocidiario di "Israele", e supporto all'autodeterminazione del popolo palestinese.  Auspichiamo l'inizio di una stagione di mobilitazioni a sostegno dell'autodeterminazione di chi abita in Sardegna, vittime e complici deresponsabilizzate di questo sistema criminale". Così termina il comunicato stampa.