Thursday, 26 February 2026
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Pubblicato il 26 February 2026 alle 16:19
Luogosanto. Il tricolore che sventolerà tra le terre selvagge del Sudafrica nel 2026 avrà i colori della Sardegna. Telemaco Murgia, atleta ogliastrino d’origine e gallurese d’adozione, si prepara a scrivere una pagina storica dello sport estremo nazionale: sarà infatti l’unico italiano in gara alla Expedition Africa 2026, una delle sfide di Adventure Racing più massacranti del pianeta.
Murgia non sarà solo un concorrente, ma il perno di un team internazionale "ibrido" che vedrà collaborare atleti statunitensi e brasiliani lungo un percorso di 500 chilometri. Una distanza che non è solo una misura geografica, ma una prova di resistenza totale: tra kayak, trekking, mountain bike e manovre su corda, il tutto orientandosi esclusivamente con mappa e bussola, senza alcun supporto esterno.
Dietro questa impresa monumentale non c’è solo la forza muscolare, ma una sinergia strategica tra sport e professionalità. In questo percorso verso l'ignoto, Telemaco Murgia conta su un pilastro fondamentale: il supporto di Daniela Ciboddo della Engel & Völkers in Costa Smeralda. Questa partnership non è un semplice sponsor, ma la condivisione di una visione d’eccellenza che unisce la resilienza sportiva alla capacità di valorizzare il territorio sardo a livello globale.
L’avventura di Telemaco affonda le radici nei sentieri aspri di Dorgali e Cala Gonone, per poi affinarsi a Luogosanto, dove l’atleta oggi vive e lavora progettando esperienze outdoor. Dopo aver gareggiato in Australia, Asia e nelle Americhe, l’Africa rappresenta il culmine di una carriera ventennale.
Tuttavia, il vero traguardo di Murgia è un altro: non fuggire dall'isola, ma usarla come palestra perfetta per dimostrare che chi è capace di dominare le vette del Supramonte può affrontare qualsiasi deserto, portando con sé l’identità e la competenza di una Sardegna che non ha confini. L'incontro con Telemaco Murgia non può che essere ad alto livello di adrenalina, e simpatia, mentre ci racconta di questa sua nuova avventura.
Telemaco, sarai l’unico italiano in una squadra internazionale tra USA e Brasile: come state costruendo la sintonia necessaria per affrontare 500 km di navigazione estrema senza supporto esterno?
"Non sarà semplice. È già difficile correre con una squadra affiatata; farlo con un team nuovo e di provenienza eterogenea è ancora più un’incognita. Le culture sportive sono diverse, così come le abitudini e i modi di reagire sotto pressione. Il lato positivo è che in una Expedition Race non si indossa una maschera. Dopo poche ore cadono i filtri che la società ci assegna: emergono autenticità, fragilità, forza vera. È lì che si costruisce la fiducia. Ma il team non è solo quello in gara. C’è un lavoro enorme dietro: la mia famiglia, che sostiene ogni scelta; i compagni di allenamento che condividono fatica e chilometri; e soprattutto i supporter che credono nel progetto.In questo percorso un ruolo importante lo ha Daniela Ciboddo di Engel & Völkers Costa Smeralda, che ha creduto non solo nella gara, ma in un progetto integrato di promozione del territorio. Questa non è solo una partecipazione sportiva: è un’azione coordinata che mette insieme sport, impresa e Sardegna".
Dall’Ogliastra alla Gallura, la Sardegna è la tua palestra naturale: quanto c’è del Supramonte e della tua terra nel modo in cui affronti le sfide più dure in giro per il mondo?
"C’è tutto. La Sardegna è la palestra ideale per l’outdoor e l’avventura. Qui posso allenarmi in contesti diversi: roccia, mare, sentieri tecnici, dislivelli importanti, vento, isolamento. È un laboratorio naturale che prepara davvero. La mia passione nasce tra i tacchi di Ulassai, cresce a Cala Gonone e nel Supramonte dorgalese, dove ho vissuto per dieci anni e dove torno spesso per allenarmi. Oggi vivo e mi alleno a Luogosanto, e il Supramonte resta una scuola permanente. Mi porto dentro la resilienza dei caprari ogliastrini, il coraggio dei balentes supramontani e la saggezza degli stazzisti galluresi. È una cultura del silenzio, della fatica, dell’essenziale. Anche in questo la squadra è fondamentale: chi si allena con me conosce quei territori e condivide una mentalità fatta di concretezza e adattamento. È un patrimonio che porto nel mondo".
In una gara come Expedition Africa, dove ci si orienta solo con mappa e bussola, conta più la forza nelle gambe o la lucidità della mente quando la stanchezza inizia a farsi sentire?
"Le qualità atletiche e tecniche sono fondamentali, ma senza lucidità non si va lontano. In una Expedition Race la navigazione è decisiva. Una scelta sbagliata può costare ore. Una strategia mal calibrata può compromettere giorni di gara. Quando la fatica si accumula, entra in gioco la gestione mentale: conoscersi, accettare il limite, capire quando spingere e quando rallentare. Finire una Expedition Race, indipendentemente dalla classifica, significa riuscire a muoversi fuori dalla propria zona di comfort con consapevolezza. Anche qui il lavoro di squadra è determinante: non solo quello in gara, ma quello costruito durante la preparazione. Senza il supporto quotidiano di chi ti affianca, non arrivi pronto a quel livello di stress fisico e mentale".
Dopo vent'anni di gare in ogni continente, cosa rappresenta per te questa spedizione in Sudafrica: è il raggiungimento di un traguardo o l’inizio di una nuova visione professionale per il turismo outdoor in Sardegna?
"Mi piace ricordare le avventure vissute, ma lo sguardo è sempre avanti. Chi vive solo di ricordi non sta vivendo realmente. Questa esperienza è una nuova tappa. Si cambia fisicamente, mentalmente, cambiano le prospettive e anche i progetti evolvono. Tutto il vissuto delle Adventure Race viene rielaborato nella vita quotidiana e nel lavoro. Oggi, con Vittoria Fresi e il team Bluserena, attraverso Mediterranea Discovery stiamo sviluppando un progetto importante sulle Experiences. Le dinamiche apprese in gara, gestione delle persone, strategia, resilienza, leadership, diventano strumenti concreti per il turismo attivo. La Sardegna è una location unica per il turismo outdoor. Il nostro obiettivo è valorizzarla in modo innovativo, professionale e internazionale. Il supporto di realtà come Engel & Völkers Costa Smeralda dimostra che sport e impresa possono lavorare insieme per promuovere il territorio. Non è solo una gara in Sudafrica: è un progetto che parte dalla Gallura e dal Supramonte per portare la Sardegna nel mondo".
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