Thursday, 26 February 2026
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Pubblicato il 26 February 2026 alle 07:00
Porto Cervo. Ci sono eventi che nascono e muoiono nel giro di poche stagioni, e ci sono appuntamenti che diventano istituzioni. Il Porto Cervo Wine & Food Festival appartiene alla seconda categoria con una disinvoltura che dice tutto sulla qualità di ciò che ha costruito nel tempo: quindici edizioni, una formula che non ha bisogno di essere reinventata, e una location che da sola vale il viaggio.
Dal 7 al 10 maggio 2026, la Costa Smeralda torna ad essere il palcoscenico di uno degli eventi enogastronomici più ambiti del calendario italiano. Non una fiera, non una sagra di lusso. Qualcosa di più preciso e più raro: un luogo in cui il vino incontra il mercato globale in un contesto in cui l'eleganza non è scenografia ma sostanza.
Gli hotel Cala di Volpe e Cervo, punte di diamante del gruppo Marriott sulla Costa Smeralda, ospitano e organizzano il festival al Cervo Conference Center, uno spazio che con il suo affaccio sul golfo trasforma ogni degustazione in qualcosa che coinvolge tutti i sensi, non solo il palato.
Il format è calibrato con intelligenza. I primi due giorni, giovedì 7 e venerdì 8 maggio, sono dedicati agli operatori del settore: buyer internazionali, giornalisti specializzati, distributori, figure che nel mondo del vino muovono mercati e orientano tendenze. È qui che si gioca la partita più importante per le cantine presenti, quella che può aprire porte difficilmente raggiungibili attraverso i canali ordinari. Il weekend, sabato e domenica, allarga il perimetro al pubblico, con degustazioni accompagnate da un programma di incontri e approfondimenti che trasformano il festival in un'esperienza culturale oltre che sensoriale.
Ma la novità che negli ultimi anni ha cambiato il peso specifico dell'evento è il PCWFF Award, il riconoscimento assegnato da una giuria di esperti attraverso una degustazione alla cieca. Le cantine scelgono liberamente quale etichetta candidare — una referenza per categoria — e si misurano su un terreno dove il nome non conta, conta solo quello che c'è nel bicchiere. Le categorie in gara coprono l'intera geografia del vino italiano: rosso, bianco, rosé e bollicine, con sezioni dedicate sia ai vini sardi che a quelli nazionali.
Vincere non significa solo portare a casa una targa. Significa entrare nel programma Taste of Sardinia, il progetto con cui Marriott Costa Smeralda seleziona e promuove le eccellenze italiane all'interno dei suoi hotel in tutto il mondo. Una distribuzione reale, in mercati reali, davanti a clienti con un potere d'acquisto che poche vetrine al mondo possono garantire. Per una piccola cantina sarda, è il tipo di opportunità che cambia la traiettoria di un'azienda.
Ed è forse questo il dato più interessante da leggere in chiave economica: il Porto Cervo Wine & Food Festival non è semplicemente un evento di rappresentanza. È infrastruttura di mercato. In un contesto in cui il vino sardo, sempre più riconosciuto a livello internazionale per qualità e identità territoriale, cerca spazi di visibilità all'altezza del suo potenziale, avere un appuntamento fisso che mette insieme produttori locali, grandi firme nazionali e una platea di operatori internazionali è un asset che va ben oltre il glamour della location.
La Costa Smeralda, del resto, non è solo una delle destinazioni più fotografate del Mediterraneo. È un brand globale, un codice che in certi mercati apre porte che nessuna campagna pubblicitaria riuscirebbe ad aprire con la stessa efficacia. Associare un vino a quel codice — farlo degustare in quel contesto, farlo scegliere da quella giuria, farlo entrare in quelle strutture — è una forma di posizionamento che ha un valore commerciale concreto e misurabile.
Quindici edizioni in, il Porto Cervo Wine & Food Festival ha dimostrato di saper fare una cosa difficilissima nel settore degli eventi: restare sé stesso. La formula non cambia perché non ha bisogno di cambiare. Il territorio è sempre lì, il vino è sempre al centro, e ogni maggio la Costa Smeralda ricorda al mondo che la Sardegna non è solo mare e granito.
È anche questo: un calice alzato contro la luce del Mediterraneo, con dentro tutto quello che un'isola sa fare quando decide di raccontarsi al meglio.
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