Wednesday, 25 February 2026
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Pubblicato il 25 February 2026 alle 07:00
Olbia. C'è un filo invisibile che unisce una donna e la sua cane. Non è il guinzaglio elastico che le tiene legate durante la gara, è qualcosa di più antico, di più vero. È quello che rende il canicross uno sport diverso da tutti gli altri: non vinci da solo, non perdi da solo. Vinci o perdi insieme, e se vai forte è perché lei vuole portarti avanti quanto tu vuoi seguirla.
Valentina Langiu lo sa meglio di chiunque altro. E lo sa Boudicca , Bou Bou, come la chiama con quella tenerezza che non stona nemmeno dopo chilometri di corsa in apnea , la sua cane, piccola e nervosa, tutto muscoli e grinta, capace di trascinare la sua conduttrice in luoghi che il fisico, da solo, non raggiungerebbe.
Al Campionato Italiano di Canicross, Valentina ha centrato il secondo posto nella categoria vet 1 woman e il terzo posto assoluto tra le donne. Numeri che parlano chiaro, ma che raccontano solo una parte della storia.
La storia più importante inizia un anno prima, quando un brutto infortunio, a febbraio, mette tutto in discussione. Ricominciare a correre a 43 anni dopo uno stop lungo, con il corpo che non risponde come vorresti e la testa che fa i conti con la pazienza, non è una questione di allenamento. È una questione di carattere. Il coach Mattia Minori ha costruito il percorso di recupero con metodo e professionalità, ma la determinazione era già lì, intatta, ad aspettare il momento giusto per riaccendersi.
E il momento è arrivato. Sul tracciato, Valentina e Boudicca hanno fatto quello che sanno fare: correre come se il tempo non esistesse, come se la fatica fosse solo rumore di fondo.
Il canicross è uno sport che in Italia cresce lentamente ma con radici profonde. È la disciplina in cui il conduttore corre agganciato al proprio cane tramite una linea elastica fissata a una pettorina: niente costrizioni, niente stress per l'animale. È lui a tirare, è lui a scegliere il ritmo, è lui che in qualche modo guida. Il conduttore asseconda, accompagna, gestisce. Il legame che si crea non si improvvisa, si costruisce giorno dopo giorno, uscita dopo uscita, con rispetto e con affetto. Chi è abituato a pensare allo sport agonistico come a qualcosa di freddo e calcolato, qui troverebbe qualcosa che lo spiazza: due esseri che si fidano ciecamente l'uno dell'altro ad alta velocità.
Foto @ValentinaLangiu
Valentina fa canicross da dieci anni. E in dieci anni ha visto nascere qualcosa di bello intorno a questa disciplina: amicizie vere, rivalità sane, una comunità che si ritrova ai nastri di partenza e poi si abbraccia al traguardo. Come con Elisa Paltro, la sua "sfidante storica", che quest'anno l'ha battuta — e Valentina lo dice senza riserve, con quella sportività che è rara e preziosa. Come con Adriano Bernetti, con cui in gara si è formata una catena d'inseguimento che sa di epica minore e quotidiana. Come con il gruppo Canicross Sardegna, Italo Orrù, Giuseppe Pirisi, Roberta Podda , una squadra che anche lontano dall'isola porta i colori di una terra che in questi sport non smette di sorprendere.
Accanto a lei, immancabile come nelle grandi occasioni degli ultimi dieci anni, c'è Leila, sua figlia, compagna di viaggio e prima tifosa. Il suo tifo ,chi ha visto i video lo sa, non è decorativo. È carburante puro. È il tipo di sostegno che non si misura in decibel ma in quello che arriva dentro quando le gambe cominciano a cedere.
E poi c'è lei. Bou Bou. Piccola, leggera, un concentrato di energia e volontà che sembra non conoscere limiti. "Quando il fisico molla, la testa fa tutto", dice Valentina. E Boudicca è testa, è cuore, è quella spinta che trasforma una gara normale in qualcosa di straordinario.
Atrraverso la sua pagina social troviamo un'esclamazione che la dice lunga su di lei: "Felice? Sì. Soddisfatta? Alla grande". Basterebbe questo, in fondo, per far conoscere più da vicino, la splendida persona che è Valentina . Ma quello che resta, oltre alle medaglie e ai tempi sul cronometro, è l'immagine di una donna e della sua cane che corrono insieme, libere, veloci, unite da qualcosa che non ha bisogno di spiegazioni. Solo di essere vissuto.
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