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Il viaggio di Andrew

Racconto di Vanna Sanciu

Il viaggio di Andrew
Il viaggio di Andrew
Vanna Sanciu

Pubblicato il 12 March 2023 alle 16:30

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Olbia. Andrew Smith, 24 anni, neolaureato in biologia, come tutti i giorni da circa un mese, da quando era tornato a casa dei genitori per assistere la madre malata di cancro, si era alzato presto per preparare la colazione. Aprì il mobiletto dei farmaci e selezionò le medicine da somministrare alla madre. Bussò alla porta della sua camera da letto, non ricevendo risposta insistette ancora, poi un po’preoccupato la aprì e vide che la mamma dormiva. Sorrise e la lasciò riposare tranquilla.  La guardò e sentì una stretta al cuore: giaceva supina, sembrava una bambina con la sua camicia da notte a fiorellini, magrissima, le braccia allargate come in un gesto di resa composta, ma le labbra leggermente schiuse in una smorfia che sembrava tradire la sua sofferenza. - Soffrirà anche nel sonno? Avrà degli incubi? - si chiese Andrew.

Accanto al letto, sul comodino, c’era un vecchio libro. Sua madre amava molto leggere, la sera prima gli aveva parlato di quel romanzo, gli aveva detto che si sarebbe dedicata alla lettura prima di addormentarsi, mancavano una ventina di pagine e non vedeva l’ora di scoprire il finale. Andrew si incuriosì, anche se in realtà dubitava di potersi interessare a quell’intreccio di vicende sarde così lontane nel tempo. Lui amava il genere noir, ma era felice che la madre provasse piacere in quella lettura e dimenticasse per un po' il suo terribile male. Ultimamente gli era sembrata molto affaticata e poco combattiva, non manifestava entusiasmo per ciò che fino all’avvento della malattia l’aveva interessata: i fiori del suo giardino, gli animali, il teatro, la buona cucina, le letture.

Prima della malattia che l’aveva colpita amava anche viaggiare, quasi tutti gli anni rientrava in Sardegna, a Olbia. La sua città natale non aveva mai smesso di farle battere il cuore e nonostante le difficoltà per raggiungere l’isola, Andrew l’aveva accompagnata sino al compimento dei suoi 18 anni.  Lui da allora aveva iniziato a viaggiare per conto proprio, con gli amici e, ultimamente, con la sua ragazza.

La madre si svegliò. Della bellezza di un tempo erano rimasti solo gli occhi: grandi, neri, espressivi. Vedendolo accanto, le s’illuminarono in un sorriso colmo di gratitudine e di amore per quel figlio che si stava dedicando a lei da più settimane, rinunciando alla sua libertà e al suo primo lavoretto che aveva temporaneamente lasciato in attesa di tempi migliori. Non poteva lasciarla sola, doveva riprendersi dopo due mesi di ricovero in uno dei migliori ospedali di Sydney, i medici le avevano detto che aveva bisogno di riposo e di proseguire la terapia; al momento del controllo, dopo alcuni mesi, avrebbero fatto il punto della situazione, c’era ancora qualche speranza di combattere il male, tutto sarebbe dipeso dalla sua capacità di reagire alle cure. La ricerca stava facendo passi da gigante, chissà, forse sarebbe riuscita a vivere ancora per diversi anni…

Il padre era andato via ormai da tanto tempo e viveva a Melbourne, la capitale dello stato australiano di Victoria, sulla costa sud-orientale dell'Australia, a quasi 900 chilometri di distanza, ci volevano quasi dieci ore di viaggio in treno o in autobus per raggiungere Sydney. Nonostante avesse una nuova compagna, una nuova vita, ogni tanto si faceva sentire per chiedere notizie sulla precaria salute della ex moglie, ma il peso della malattia di Paola Dejanas gravava sulle spalle di Andrew, anche perché era figlio unico.

Paola fece colazione, lui l’aiutò ad alzarsi per recarsi in bagno a fare la toeletta giornaliera, poi lei tornò in camera a riposare e gli disse di occuparsi tranquillamente d’altro, lei si sarebbe dedicata a leggere le ultime pagine del libro che la stava appassionando. La notte prima era crollata dal sonno poco prima di concluderlo.

- Bene, ti lascio alla tua lettura, allora raggiungo Jane, così andiamo a fare una passeggiata.

- Vai tranquillo, sto bene. Se vuoi invita la tua ragazza a pranzo, così ti farà un po’ di compagnia.

Andrew tornò qualche ora dopo, da solo, Jane, la sua ragazza, quel giorno aveva il turno pomeridiano al lavoro e non poteva trattenersi ancora con lui.

Andò in camera della madre e vide il libro che lei stava leggendo buttato per terra.  Si insospettì immediatamente, lei era sempre precisa e ordinata, non avrebbe mai gettato un libro in quel modo. Si avvicinò al letto: sua madre aveva gli occhi sbarrati, ma lui provò a chiamarla più volte, sempre più forte, finché non dovette arrendersi all’evidenza e scoppiò in un pianto inconsolabile, abbracciandola.

Ancora una volta lui e la madre dovevano affrontare insieme il doloroso momento del distacco, nessun familiare oltre lei gli sarebbe stato vicino. Anche da morta era il suo unico sostegno e a lei si aggrappò per trovare la forza di reagire. Andrew  si ricordò del legame d’amicizia che univa la madre a Greta, una vedova che abitava a pochi isolati da loro. La chiamò al telefono con un filo di voce rotta dal pianto e lei si precipitò immediatamente a casa. In attesa del medico e delle pompe funebri bisognava muoversi in fretta, chiuderle gli occhi, sistemarle i capelli e vestirla con il suo abito preferito, predisposto da tempo. Poi arrivò il giorno del funerale e quelle incombenze che gli apparivano così orribili e angoscianti.

Dopo lo straziante addio, Andrew si rinchiuse in se stesso per diverse settimane, durante le quali, provò a sistemare anche gli oggetti appartenuti alla mamma.

Gli amici lo contattavano quotidianamente, lui qualche volta usciva con loro, provava a divertirsi, ma era troppo presto per tornare alla vita di prima, non aveva voglia di baldorie e non riusciva a vivere le serate in compagnia con serenità.  Anche con Jane, nonostante lei cercasse di comprenderlo e di stargli vicino, non era completamente a suo agio, gli sembrava che la sua tristezza potesse toglierle qualcosa, perciò si sforzava di non parlare sempre della madre, non poteva condividere il suo dolore nemmeno con lei.

Aveva bisogno di elaborare il lutto, non sarebbe mai guarito da quello strappo, da quella mancanza che gli aveva lasciato un vuoto nell’anima, che lo aveva disorientato come un bambino che non riesce a trovare la strada per rientrare a casa, ma doveva provare a ritrovarla in qualsiasi modo.

I parenti sardi non erano arrivati, gli eventi erano precipitati troppo in fretta per poter giungere in tempo al funerale. Fu così che Andrew prese la decisione di chiedere ad un amico di famiglia, il conte Giovanni Rossi, che trascorreva abitualmente le sue vacanze a Porto Cervo, se aveva bisogno di un mozzo per la sua imbarcazione, lui si sarebbe reso disponibile per qualche mese. Il suo desiderio era di tornare in Sardegna, nella terra che aveva dato i natali a sua madre, dove lei era cresciuta, aveva studiato e lavorato, prima di partire per l’Australia, per frequentare un master di medicina.

Il conte Rossi era legato da un profondo affetto alla defunta che lo aveva curato amorevolmente quando lui era stato ricoverato nel reparto di chirurgia di un importante ospedale di Sydney dove lei lavorava: il Royal Prince Alfred, famoso in tutto il mondo per l'eccellenza sanitaria e le tecniche innovative. Tra loro era nata una bella amicizia e aveva conosciuto anche Andrew: era un bravo ragazzo, sveglio e intelligente come la madre, ora era il momento di aiutarlo, perciò accettò immediatamente la sua richiesta e lo assunse.

Andrew preparò la valigia e, tra le poche cose che decise di portare con sé, prese anche il libro che la madre aveva finito di leggere la mattina della sua dipartita: “Il giorno del giudizio” di Salvatore Satta. Certamente avrebbe trovato il tempo di dedicarsi anche alla lettura di quel romanzo che tanto aveva affascinato sua madre negli ultimi giorni della sua esistenza. Sarebbe stato anche quello un modo per trattenerla ancora con sé, sentirla accanto, scoprendo le emozioni che forse aveva provato leggendo quelle pagine.

Nel giro di pochi giorni si ritrovò a navigare lungo le coste del Mar Mediterraneo, con l’equipaggio costeggiarono la Costa Azzurra, le Baleari, circumnavigarono la Corsica puntando infine la prua alla volta della costa orientale della Sardegna.

 Arrivarono al porto della Marina di Olbia su una bellissima barca a vela in un caldo pomeriggio di fine ottobre. L’estate non ne voleva sapere di cedere il passo all’autunno: la temperatura era ancora tiepida, quasi estiva. Andrew, ormai abbastanza esperto dopo mesi di navigazione, si era occupato insieme agli altri componenti dell’equipaggio dell’attracco dell’imbarcazione. Aveva legato bitte e anelli alla banchina del porto con speditezza e sicurezza, conquistando la stima dei suoi compagni di viaggio. Tutti sapevano che per lui era solo una parentesi, ma l'impegno e la serietà con le quali si dedicava a quelle particolari mansioni, gli avevano fatto conquistare l’ammirazione dell’equipaggio. Dopo le fatiche dell’ormeggio, Andrew si fece una doccia, indossò un paio di boxer e, a piedi nudi, uscì in coperta a godersi il paesaggio.

Una luce intensa illuminava le nuove costruzioni sorte nella Marina di Olbia, inaugurata da pochi anni, uno dei tanti fiori all’occhiello della cittadina che già da un ventennio aveva iniziato un processo di modernizzazione che ancora proseguiva, attirando turisti da tutto il mondo. La madre gli aveva raccontato che nel passato i turisti snobbavano un po’ la sua città, limitando il passaggio alla sosta nel porto o in aeroporto, per poi proseguire verso le rinomate località della Costa Smeralda.

Ora però sembrava una cittadina viva, che poteva offrire qualche momento di svago anche ai giovani come lui.

Lungo il molo ogni tanto si vedeva qualcuno passeggiare con il proprio cane o in coppia, poi d’un tratto si avvicinò con fare rumoroso un gruppetto di persone di diverse età intente ad ascoltare le spiegazioni di una giovane donna, vestita sportivamente, ma dai gesti e dall’attenzione che le prestavano, capì che si trattava della guida dell’allegra comitiva.

Si accorse che lo stavano osservando. Che aveva lui di tanto speciale? Forse gli occhi azzurri, i lunghi capelli biondi, la carnagione chiara e il corpo alto e asciutto tradivano le sue origini norvegesi da parte di padre, o c’era qualcos’altro che attirava quelle persone?

Andrew proseguì nelle sue occupazioni. Sistemò una rete che in realtà non aveva bisogno di riparazioni, ma voleva prendere tempo, era ora incuriosito da tutta quell’attenzione nei suoi confronti. Si muoveva agile e svelto all’interno dell’imbarcazione: sembrava che danzasse leggero. Ad un certo punto, una ragazza, la più giovane del gruppo, facendo appello alla sua conoscenza della lingua inglese e a tutto il coraggio che aveva, si avvicinò alla barca e gli chiese: “ Where are you from?” “I’m from Australia” rispose con garbo.

Lei rimase ipnotizzata da quel ragazzo bello come un Adone, che rispose affabilmente anche alle successive domande. Sembrava sereno e rilassato, e non poteva essere altrimenti, pensò la ragazza. In quel paesaggio da sogno all’orizzonte si vedeva l’isola di Tavolara, maestosa e imponente, sembrava una nave di proporzioni gigantesche, che aveva il compito di proteggere e guidare le altre imbarcazioni e di far sentire al sicuro i marinai e i passeggeri. Tavolara era la regina del golfo di quella bella cittadina, ne aveva sempre sentito parlare dalla madre e dai nonni che la prendevano come punto di riferimento per le previsioni meteorologiche.

Andrew aveva in mente di andare a trovare i suoi “grandparents” al più presto, abitavano proprio nei paraggi del porto, nel quartiere di Poltu Quadu, ma aveva ancora bisogno di qualche giorno prima di affrontare il loro dolore che, ne era certo, si sarebbe fuso con il suo e, inizialmente lo avrebbe amplificato. Ma lui era lì  per ritrovare anche tutto ciò che aveva regalato alla madre quella forza granitica che l’aveva sempre sostenuta e quel sorriso solare che aveva dispensato con gioia e generosità alle persone care. Avrebbe ritrovato la storia della madre in quel quartiere dove era cresciuta, nelle riunioni familiari che ricordava sempre affollate e chiassose, nelle tavolate dove si gustavano le prelibatezze della cucina olbiese accompagnate da fiumi di vino provenienti dalle vigne della Gallura.  Non sarebbe bastato certo a ricucire quello strappo che l’assenza della madre aveva causato, ma sicuramente l’avrebbe aiutato a sentirla più presente.

Tutti questi pensieri attraversavano la mente di Andrew, quando quella giovane ragazza si era fermata e gli aveva sorriso prima di attaccare bottone.

Entrambi videro qualcosa di familiare nei loro occhi, ma inizialmente  non riuscivano a capire cosa suscitasse in loro reciproco interesse e tenerezza. Erano gli occhi della loro fanciullezza, delle vacanze estive trascorse correndo a piedi nudi a Mogadiscio, a due passi dal luogo dove adesso si stavano sorridendo riconoscendosi.

 Andrew e Gianna, così si chiamava la giovane, dopo la breve conversazione, capirono di essersi ritrovati dopo tanto tempo, cugini e compagni di un’infanzia sfuggita così velocemente che ora riportava come in un bagliore improvviso la magia dei momenti spensierati vissuti.

Ancora una volta, come nel passato, lei gli tendeva la mano, come quando bambino cresciuto in una grande città e poco avvezzo ai giochi spericolati che organizzavano i bambini del quartiere dove abitavano i nonni, lei lo proteggeva e lo salvava dagli scherzi dei cugini più grandi. Si scambiarono i numeri di telefono e si diedero appuntamento all’indomani per recarsi insieme a casa dei nonni.

Andrew si sdraiò sull’amaca posizionata sul pontile, aprì il libro che aveva portato con sé dall’Australia, lo tenne all’altezza del cuore mentre si lasciava cullare dalle onde, come se il mare fosse una madre con una voce amorevole, che ora narrava racconti antichi. Il più bello e struggente era quello di Paola, giovane e brillante ragazza sarda, trasferitasi a Sydney per amore, che ora lo attendeva per sempre nella sua Poltu Quadu.

Nei paesi nordici i morti arrivano una volta all’anno, la vigilia di Ognissanti, e sollecitano mestamente la memoria dei vivi in un lieve e sommesso rumore frusciante che ricorda quello delle foglie sospinte dal vento. Alla marina di Olbia, in un luminoso e soleggiato pomeriggio di un anomalo autunno, le immagini dei ricordi arrivarono con dei suoni che sembravano provenire dalle profondità di quel mare dalle molteplici ed intense tonalità di azzurro che Paola aveva amato tanto.

Quel mare era diventato ora il confidente di Andrew, lo affascinava e lo rasserenava con il perenne movimento delle onde, che riempiva d’armonia ogni spazio della sua anima e della sua mente. Al moto ondoso di quelle acque lui affidava il suo dolore per trasformarlo in schiuma perpetua d’amore, sinfonia intrisa di salsedine che infrange diafana la riva dell’impossibile.

 

Vanna Sanciu

Olbia, 11  marzo 2023