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Guardia Costiera: missione a Lampedusa per equipaggio olbiese

Guardia Costiera: missione a Lampedusa per equipaggio olbiese
Guardia Costiera: missione a Lampedusa per equipaggio olbiese
Angela Galiberti

Pubblicato il 08 ottobre 2015 alle 16:18

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Olbia, 08 Ottobre 2015 - Quando c'è un'emergenza in mare, loro ci sono sempre: stiamo parlando degli equipaggi della Guardia Costiera del Nord Sardegna, veri e propri specialisti dei salvataggi in mare anche in condizioni metereologiche spaventose.

Tra pochi giorni un equipaggio della Guardia Costiera di Olbia, guidato dal comandante Marrosu, prenderà la SAR CP 306 e si dirigerà a Lampedusa per operare all'interno del "cordone di sicurezza" marittimo che, da diverso tempo, lavora nel Canale di Sicilia per salvare centinaia di vite umane ogni giorno.

Per il comandante Marrosu non è la prima esperienza a Lampedusa: nel 2011, durante i pieni effetti della Primavera Araba iniziata a Dicembre 2010, era in quel braccio di mare. "La situazione era completamente diversa rispetto ad oggi - racconta il comandante Marrosu, mentre ci offre una "visita guidata" all'interno della CP 306 insieme al sottotenente di vascello Paolo Onori -. Erano diverse le nazionalità dei clandestini, diverse le barche che utilizzavano e diversa la distanza dall'Italia in cui operavamo". Nel 2011, i trafficanti di uomini utilizzavano vecchi pescherecci e la Guardia COstiera Italiana aspettava queste "carrette del mare" a una distanza dall'Italia tutto sommato ragionevole, mentre i migranti erano spesso di nazionalità tunisina. Adesso la situazione è completamente cambiata: le nazionalità sono molto diverse, le barche usate dai trafficanti di uomini sono per lo più zattere costruite alla meno peggio e i soccorsi avvengono a poche miglia marine dalla Libia.

Il lavoro di questi uomini nel Canale di Sicilia è importantissimo, ma è anche molto duro. E' duro fisicamente, ma anche dal punto di vista psicologico. Ogni giorno, gli equipaggi rimangono in mare 12/15 ore e ogni giorno hanno target, cioè barconi, da raggiungere e svuotare. Sebbene ogni salvataggio sia diverso, la routine è sempre la stessa. I trafficanti di uomini costruiscono zattere che rimangono a galla giusto il tempo utile per l'arrivo dei soccorsi. Partono dalla Libia di notte e nelle prime ore del mattino, tra le 8 e le 10, vengono individuati dalla Guardia Costiera e partono i soccorsi. Le SAR come quella in dotazione alla Capitaneria di Olbia possono "contenere" in sicurezza 100 persone, ma qualche comandante - in situazioni particolari - è riuscito a farne salire ben 200. Una volta fatti salire, i migranti vengono portati a Lampedusa e i nostri militari devono rimettere in assetto operativo la loro SAR con sanificazione e riempimento dei serbatoi. Poi, riposo per poche ore e si riparte: questo per due mesi, ogni giorno.

"Il momento più critico è quando ci avviciniamo a questi barconi - continua il comandante Marrosu -. Bisogna avvicinarsi con molta cautela. Sono barconi in cui sono stipate centinaia di persone e basta un piccolo spostamento per farli rovesciare. La maggior parte di questi migranti non sa nuotare. Come procedura, i primi a salire sono i bambini, poi le donne e gli uomini. Con noi abbiamo due medici che hanno il compito di capire se ci sono situazioni gravi di salute. In tal caso avvisiamo e un elicottero viene a prendere il paziente".

Osservando la CP 306 riesce difficile immaginare 100/150 persone a bordo. Eppure è la realtà che tutti i giorni si vive al largo di Lampedusa, a prescindere dalle condizioni meteo. Solo durante le feste religiose musulmane il flusso di migranti subisce un drastico rallentamento. Per il resto, ogni giorno, la nostra Guardia Costiera soccorre centinaia di persone senza mai fermarsi.

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