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Golfo Aranci, Sos Astores: un coro polifonico per cantare le tradizioni dell’Isola

L’intervista al Maestro Peppino Orrù

Golfo Aranci, Sos Astores: un coro polifonico per cantare le tradizioni dell’Isola
Golfo Aranci, Sos Astores: un coro polifonico per cantare le tradizioni dell’Isola
Ilaria Del Giudice

Pubblicato il 03 December 2023 alle 09:00

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Golfo Aranci. Sos Astores, Associazione Culturale San Giuseppe, è un corpo polifonico sardo locale nato come coro parrocchiale negli anni’90 con il Maestro Giuseppe Orrù, conosciuto meglio come Peppino, grazie alla spinta dell’allora Parroco Don Pasquale Finà, colonna portante della storia del paese, che ebbe l’idea della formazione di un coro sardo maschile. Il maestro Peppino, inizialmente inserisce dei brani sardi nei canti religiosi e poi, pian piano, in maniera naturale, imbocca la strada che porterà alla costituzione dell’associazione culturale nel 2005.

“Siamo partiti con alcuni elementi di Golfo Aranci, per poi spaziare negli anni all’esterno, pescando persone appassionate di canto sardo, e alla fine nel 2005, abbiamo formalizzato, costituendoci come Associazione Culturale e portando avanti il progetto, facendoci conoscere ed apprezzare a livello locale, ma anche nazionale ed internazionale – afferma il maestro Orrù, e continua -  Ci siamo esibiti in tutte le parrocchie, piazze e teatri della Sardegna, ma anche nella Basilica di San Pietro nella Cappella del Coro, generalmente chiusa e aperta esclusivamente per noi, nella quale abbiamo animato la celebrazione di una messa con i nostri canti.  Abbiamo poi stretto vari gemellaggi con cori alpini. Siamo gli unici ad aver cantato con il Coro della SAT (Società Alpinisti Tridentini) di Trento, esibendoci nel teatro di Cinisello Balsamo. È stata un’sperienza straordinaria. Ci troviamo molto bene con i cori alpini, nonostante le differenze: i loro canti, dal colore luminoso, sono delicati e rifiniti al cesello, mentre il canto sardo ha un retroterra diverso, più forte e potente, dai suoni più scuri. Il canto sardo è apprezzato moltissimo anche all’estero perché rappresentativo di una terra amata quale è la Sardegna. Ricordo che in occasione di un Festival Internazionale a cui partecipavano 88 cori provenienti da tutto il mondo, quando fummo presentati sul palco, il pubblico esplose d’entusiasmo ascoltando la nostra caratteristica “Ballate a ballu tundu”, proprio per lo stile unico della musica tradizionale sarda, ricchezza che abbiamo il dovere culturale di tutelare e mantenere”.

Il Coro Sos Astores, grazie alle circa 30 voci che lo compongono e ai suoi brani ricchi di significato, scritti e musicati dal Direttore Artistico Peppino Orrù, è capace di creare emozioni forti e di trasmettere quelle che sono le radici della cultura della Sardegna. Lo dimostrano i vari premi vinti dal coro in occasione dei diversi concorsi a cui ha partecipato negli anni e il successo che hanno avuto i testi delle canzoni presentate. Tra questi il concorso del 2017 “NUORO PATRIA DEI CORI”, che ha visto Sos Astores aggiudicarsi il secondo posto con il brano inedito “Isula de rocca”, il quale ha riscosso un grande successo sia per la composizione del testo e della musica e sia per l’esecuzione.

“Questa canzone parla della nostra terra, la Sardegna, e la rappresenta come un’isola virtuale che abbiamo dentro, in un immaginario collettivo, in cui si conservano, tutelano e proteggono le tradizioni, la cultura e l’eredità. Alcune parole del brano possono aiutare a descrivere la passione e l’attaccamento radicato che ci lega ad essa: un’isola in cui ci sono uomini vestiti di pelle di capre che cantano nella notte e maschere ferite di pietra, ricordi di suoni nuragici. Giovani che arrivano e cantano sempre con peli di capra ma nuove canzoni di speranza e aspettano la nuova alba. Scrivendo questo testo ho voluto evidenziare da una parte, la società passata che guarda ancora ai nuraghi e dall’altra, quella delle nuove generazioni protese verso il domani, con lo sguardo rivolto verso l’evoluzione, ma capace di conservare le radici culturali, senza farsi fagocitare dall’appiattamento generale che si sta verificando nel mondo. Curo con molta attenzione i testi perché ritengo che debbano trasmettere un messaggio: devono saper rappresentare uno spaccato della civiltà sarda pastorale e contadina nelle sue tradizioni, affinché queste vengano valorizzate e mai dimenticate - dichiara Orrù, e spiega - Questa modalità corale nasce negli anni’50, un pò a imitazione dei cori alpini. Prima si cantava solo a due voci, poi si è incominciato ad armonizzare a quattro voci pari maschili: tenore primo, tenore secondo, baritono e basso. Furono i maestri illuminati Gian Paolo Mele e Banneddu Ruiu a mutare per primi in Sardegna le canzoni della tradizione, reinterpretandole a quattro voci, e noi, abbiamo voluto imitarli e proseguire in questa direzione”.  

Diversi gli eventi che hanno visto in questo periodo e che vedranno ancora coinvolto il coro Sos Astores durante le feste natalizie: l’organizzazione della serata musicale “Sonos e cantos pro Amistade” (con l’esibizione del Coro Sos Astores, del Coro di Loiri, del Coro Lachesos di Mores, del Coro a concordu di Bosa, del Gruppo Folk San Michele Arcangelo di Bono e del Gruppo Etnico-strumentale Ballade Bois di Nuoro), con il contributo della Regione Sardegna, nella palestra comunale di Golfo Aranci nella data del 2 dicembre; l’organizzazione di un Concentro di Natale nella chiesa parrocchiale S. Giuseppe di Golfo Aranci il 17 dicembre, che consisterà in una rassegna di vari cori sardi che si esibiranno con brani natalizi.

Inoltre, l’Associazione Culturale ha in programma altri progetti, tra cui: la partecipazione alla XXI Edizione del Simposio del folklore sardo, dedicata questa volta agli amici coristi defunti; l’organizzazione di una serata di musica napoletana, riproponendo un’iniziativa del già citato Don Pasquale Finà, in onore delle tradizioni e delle origini paesane; l’incisione di un’altra produzione inedita.

“La soddisfazione più grande ad oggi per me, fondatore di questo gruppo, che negli anni è diventato una vera famiglia, è vedere a distanza di tanto tempo la coesione che ancora lo caratterizza nel condividere la passione per la musica e la Sardegna, cantando insieme” conclude il maestro Peppino Orrù.