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"Eleganzissima", Drusilla Foer arriva a Porto Rotondo: la vita e gli incontri di un'icona di stile

L'attrice e cantante (alter ego di Gianluca Gori) ha portato in scena uno spettacolo di musica e recitazione

Camilla Pisani

Pubblicato il 22 agosto 2021 alle 06:00

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Olbia. Arriva in leggero ritardo, come una vera diva: il palco è vuoto e d’improvviso compare lei, una visione scarlatta in chiffon ed impeccabile coiffage e persino l’aria muta, diventando più lieve, impalpabile. Drusilla Foer, eroina irriverente ed antiborghese, ha presentato Eleganzissima, nella cornice suggestiva dell’anfiteatro di Porto Rotondo, location ideale per un recital dal sapore vintage, magnificamente interpretato dalla star che, accompagnata dall’eccellente pianista Loris Di Leo e dall’inarrivabile clarinetto di Nico Gori, ha messo in scena (con la direzione artistica di Franco Godi) uno show incredibile.

Due ore di charme hollywoodiano “come idea”, il racconto, costellato di aneddoti e deliziosi ricordi, di una vita straordinaria, condotta tra Cuba, New York, Siena e Parigi: Drusilla Foer, già iconica signora di stile, ha affascinato la folta platea con un repertorio vario, a tratti dissonante, ma incredibilmente legato alla sfera dei sentimenti, della rivendicazione di sé; ogni brano, interpretato magistralmente ed in modo del tutto originale, serba un sottotesto profondo, una dichiarazione d’intenti non esplicita ma dalla forza dirompente. Ogni aneddoto una perla di recitazione, tra confidenza ed esibizione, tra reale ed inverosimile, stuzzicante ed eccentrico come una ciliegina da cocktail.

Istrionica, pungente, spiritosa, inaspettatamente commovente: Eleganzissima racchiude alla perfezione l’essenza della vocazione artistica di Drusilla Foer, cantante, attrice, autrice d'indiscutibile talento. Alter ego di Gianluca Gori, sua creazione, visione prospettica della sua personale idea di femminilità, Drusilla cattura, ammalia, scuote: il contrappunto tra serio e faceto, tra lievità e dramma in lei raggiunge un punto di perfezione capace di non travalicare mai né la commedia né la tragedia, restituendo un senso di spontaneità paradossale perché scavata nell’artificio, nelle ciglia finte, nelle paillettes accecanti; la sua autenticità sta nella feroce ironia (ed autoironia), nello sguardo altero ed insieme tenero, nella consapevolezza di sé guadagnata -s’intuisce- a caro prezzo.

Tra un sorso di gin tonic ed uno sfottò ai compagni di scena, Drusilla si muove leggera: un cambio d’abito ed è subito di ritorno, folgorante nella sua mise argentea, dall’aria lunare ma di certo non eterea; la sua è infatti una sagacia carnale, smaliziata, tutta tesa ad un’estetica della vita fatta di bellezza, di poesia, di struggimento, di rabbia e di fascino.

Nei ringraziamenti finali, al termine di uno spettacolo impreziosito da omaggi a Gaber, Battiato, Milly e tanti altri, madame Foer regala al suo pubblico un emozionato ringraziamento, per poi concedere, accarezzata dai lunghi applausi, un densissimo bis: nel congedare affettuosamente Porto Rotondo, il suo saluto è un invito, fuori da ogni retorica, a sorridersi di più, praticando l’arte della gentilezza nel quotidiano come antidoto alle brutture del mondo; una strizzata d’occhio sulle note di un motivetto jazz, uno sfavillìo di coda di sirena, e Drusilla fluttua via, come un sogno favoloso.