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Da Olbia al Nepal: al via la nuova impresa dell'alpinista Ernesto Mascitelli

L'atleta adottato dall'Isola affronta il colosso himalayano a sostegno della scuola e l'infanzia nepalese

Da Olbia al Nepal: al via la nuova impresa dell'alpinista Ernesto Mascitelli
Da Olbia al Nepal: al via la nuova impresa dell'alpinista Ernesto Mascitelli
Laura Scarpellini

Pubblicato il 19 August 2026 alle 07:00

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Olbia. L'alpinismo di alta quota incrocia ancora una volta il valore della solidarietà. Ernesto Macera Mascitelli, esperto scalatore abruzzese d'origine ma da tempo residente a Olbia, si appresta a firmare una nuova impresa sui tetti del mondo. Dopo il successo conquistato sul Manaslu a settembre 2025 dove aveva raggiunto la vetta a 8.163 metri d'altezza, l'atleta affronterà il Dhaulagiri, la settima montagna più alta della Terra con i suoi 8.167 metri.

La spedizione prenderà il via ufficiale il 22 agosto con il volo verso Kathmandu. L'inquadramento logistico, coordinato grazie al supporto dell'agenzia di Suman Neupane per l'ottenimento dei permessi di scalata, vedrà le operazioni entrare nel vivo dal 28 agosto. Da lì prenderà il via il trekking di avvicinamento che condurrà Mascitelli e il compagno di cordata nepalese Lhakpa Gelbu fino al Campo Base, posizionato a circa 4.800 metri di altitudine.

Un'ascesa che si preannuncia complessa sia sotto il profilo tecnico sia sotto quello fisico. Il Dhaulagiri è noto tra gli addetti ai lavori per le sue pareti esposte, la presenza di seracchi, crepacci insidiosi e per le condizioni meteorologiche estreme guidate da venti gelidi. La salita richiederà il trasporto di equipaggiamenti pesanti, con zaini da 25 chilogrammi che a quote superiori ai 6.500 metri amplificheranno il carico della fatica. Ad oggi, soltanto 12 alpinisti italiani sono riusciti a conquistare questa cima.

Il progetto sportivo si lega in maniera indissolubile a un'iniziativa benefica promossa in collaborazione con l'associazione Cese Mapuche, attiva nella raccolta fondi a sostegno delle comunità locali. La missione prevede interventi concreti per la rete scolastica e per l'infanzia del Nepal.

Foto: il Dhaulagiri

Mancano ormai pochissimi giorni alla partenza e immagino che l'emozione si intrecci alla tensione dei preparativi. Come si affronta, sia dal punto di vista fisico sia mentale, l'avvicinamento a una vetta complessa e remota come il Dhaulagiri?

"Sì, il tanto atteso momento è arrivato. Tra gli innumerevoli impegni lavorativi ed i costanti ed estenuanti allenamenti, finalmente tra qualche giorno chiudo i borsoni e parto per Kathmandu, destinazione una delle 14 vette che superano gli 8.000 metri... la settima più alta della Terra. Devo dirti che questa volta il timore e la paura sono forti. Dico sempre che non si affrontano queste enormi montagne se non si prova timore, ma il Dhaulagiri va un po' oltre: per la sua esposizione alle intemperie, per il clima rigidissimo e per la sua posizione isolata, dove non avrò alcuna possibilità di collegarmi con il resto del mondo".

Dal punto di vista tattico e strategico, che tipo di scalata vi aspetta e come pensate di gestire le difficoltà tecniche e l'isolamento della parete?

"Ci attenderanno enormi difficoltà tecniche, a partire dal ghiaccio vitreo che ti accompagna dai 5.700 metri fino alla cima, oltre alla mancanza di un numero di alpinisti con cui farsi coraggio e condividere la salita. Saremo in pochi ad affrontare il Dhaulagiri in questa stagione e io e Lhakpa saremo probabilmente i primi a allestire il campo base. Saliremo in velocità e leggerezza dopo un adeguato periodo di acclimatamento: utilizzeremo la strategia della scorsa spedizione e, se le condizioni lo permetteranno, eviteremo il campo 4 per trascorrere meno tempo possibile nella "zona della morte", ovvero dai 7.400 metri in su".