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Cronaca Sardegna

Coronavirus: la sartoria Demurtas in aiuto ai sardi e agli ospedali

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Cagliari, 6 aprile 2020 – Le mascherine made in Ogliastra. A Jerzu la sartoria artigiana “Mario Demurtas” si trasforma per aiutare popolazione e ospedali.  Il materiale in dono all’Azienda per la Tutela della Salute.

Accolto l’appello di Confartigianato Sardegna.

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Da più di 1 mese forbici, aghi, filo e macchinari sono fermi. Non si
taglia più la stoffa, non si creano più risvolti, orli e asole e,
soprattutto, non si prendono più le misure a quei clienti che, per 60
anni, sono entrati nella sartoria artigianale “Mario Demurtas” a
Jerzu, per farsi cucire, su misura, abiti, giacche e calzoni da
pastore, rigorosamente in velluto, e farsi creare berretti sardi.
Tutto fermo, anche le 16 mani degli 8 fidati dipendenti bloccati a
casa senza poter fare nulla. Se finisse così, sarebbe una di quelle
storie comuni, purtroppo, alle piccole imprese di Sardegna travolte,
con sempre maggiore maggior frequenza, da crisi economiche, consumi o
nuove tendenze. Invece questa è un’altra storia perché la chiusura
della sartoria è stata imposta per Decreto, considerata attività non
di primaria necessità per il Paese, e perché la “voglia matta” di 8
volontari per aiutare gli altri nella dura lotta contro il Coronavirus
non riesce a placarsi. E allora cosa succede in questo paesino
dell’Ogliastra? Che questa “voglia matta” dei volontari e della
titolare, Valentina, che dal 1 gennaio, con il passaggio
generazionale, ha preso la titolarità dell’azienda dal padre Mario, si
trasforma nell’idea di realizzare mascherine per proteggere naso e
bocca in un periodo in cui non le hanno neanche gli ospedali. E allora
le mani cominciano a rovistare tra il materiale accatastato nel
magazzino alla ricerca di stoffe, elastici e nastrini e riprendono a
tagliare, cucire e assemblare non semplici dispositivi usa e getta ma
veri e propri strumenti di protezione lavabili, realizzati in cotone,
e riutilizzabili con una taschina anteriore per poter inserire, e
sostituire, uno strato filtrante da usare e gettare. Prima 10, poi 20,
poi 100 fino ad arrivare a 500 al giorno da distribuire,
gratuitamente, agli impiegati del Comune di Jerzu e nelle case di
riposo, poi nei supermarket, nelle edicole,  e tra i conoscenti
affinché ognuno possa sentirsi protetto da questo male.

“In un momento come questo ognuno di noi deve dare il suo contributo –
afferma Valentina Demurtas – per questo stiamo cercando di realizzare
nel minor tempo possibile un numero tale di mascherine, oggetti
introvabili e sempre più preziosi, per donarle e da poter affrontare
almeno questa imminente emergenza. Sono importanti più per un fatto
psicologico, che dal punto di vista batteriologico. Danno tranquillità
ai cittadini che sono molto spaventati”. “Ormai è una questione di
principio – continua la titolare – abbiamo richieste di migliaia e
migliaia di casi: medici, operatori sanitari, malati, militari,
carabinieri, farmacisti. La lista è infinita. In questi giorni
difficili si tratta di un regalo per chi è impegnato in prima linea”.
“Sono pronti i pacchi di mascherine da mandare a Cagliari, in dono
all’Azienda Tutela della Salute che con Confartigianato Sardegna ha
sottoscritto un accordo per recuperare questi dispositivi di
protezione dalle imprese artigiane che in questo momento non possono
utilizzarle – sottolinea – il nostro piccolo contributo e
ringraziamento verso chi ogni giorno e sul fronte a combattere per
tutti noi. Vorremmo che questo gesto fosse seguito da tutti i nostri
colleghi che hanno le micro imprese sparse in tutta la regione”. “La
sartoria è chiusa  – prosegue – ma  abbiamo la fortuna di avere dei
volontari fantastici che  vogliono offrire il loro piccolo grande
contributo, utilizzando le conoscenze e l’energia interiore positiva.
Per noi vale “s’aggiudu cambiu”, ovvero aiutare gli altri quando sono
in difficoltà: questo è un punto fondamentale”. “Questa iniziativa –
rimarca la Demurtas – sta dimostrando il grande cuore delle persone
d’Ogliastra, popolo generoso e attivo, e lo spirito di collaborazione
in un momento molto critico per l’Italia”. “A crisi finita, torneremo
presto a produrre i nostri prodotti apprezzati in tutta la Sardegna e
non solo – conclude – per il futuro abbiamo tante sfide magari anche
l’opportunità di cercare anche nuovi mercati e sfruttare le nuove
richieste. Ma in questo momento dobbiamo aiutare chi ne ha più bisogno
e noi ci siamo, in silenzio e con tanta energia”.

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