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Cala Finanza e i tempi della comunicazione politica quando il tema diventa trend

Analisi e riflessione sul perché la politica si è svegliata ora

Cala Finanza e i tempi della comunicazione politica quando il tema diventa trend
Cala Finanza e i tempi della comunicazione politica quando il tema diventa trend
Angela Galiberti

Pubblicato il 19 June 2026 alle 07:00

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Olbia. La vicenda di Cala Finanza è deflagrata in tutta la sua potenza, ma poteva andare diversamente? Come mai la politica si è accorta adesso del problema? Tutta colpa della procedura Zes? Tutta colpa del Governo Meloni? Se dovessimo azzardare una risposta sarebbe “ni” e il perché è presto detto.

Per fare un'analisi della comunicazione politica di queste ultime settimane, bisogna riavvolgere il nastro e tornare indietro nel tempo, a due anni fa. In piena estate, il 23 agosto 2024, l'Ansa ribatte “Il grande real estate brasiliano porta il lusso in Sardegna”: la nota è sull'acquisizione di una quota di controllo di Tavolara Bay Srl da parte del gruppo brasiliano Jhsf, ma anche sul progetto. Il 9 settembre 2024 esce sulla Nuova Sardegna un articolo intitolato “A Porto San Paolo il primo hotel cinque stelle in Sardegna della catena Fasano”. Il pezzo fa riferimento alle cubature previste dal PUC, ai vincoli presenti, ma anche alla nota del gruppo Fasano con la quale si annunciava l'investimento: una nota ricchissima di dettagli che faceva ben capire, al di là del marketing, le proporzioni del progetto. La stessa notizia è stata ribattuta da tutte le testate di settore. Gli elementi per farsi un'idea c'erano. Qual è stata la reazione del territorio? Limitiamoci ai social e facciamo un'analisi ad ampio spettro: gruppo di paese, figure istituzionali, associazioni; chiavi di ricerca usate “Jhsf”, “Cala Finanza”, “Hotel Fasano”, “Tavolara bay”, “Porto San Paolo”.

Nel gruppo FB di Porto San Paolo, che è sempre molto attivo, la notizia fa breccia. Un primo post viene ignorato, ma il secondo e il terzo no: i giorni di pubblicazione sono l'8 e il 9 settembre 2024. C'è chi chiede informazioni sull'ubicazione, chi ne è entusiasta, chi si dice ferocemente contrario; qualcuno prova a fare i conti della cubatura su 50 ettari, altri temono l'overtourism in un paesino già fortemente sotto pressione, alcuni riflettono sulle ricadute economiche e sul consumo di suolo. Insomma, un dibattito civile, incuriosito, con alcune posizioni molto nette sia pro che contro. C'è anche un sondaggio: il 55% dei partecipanti ha definito positivo il progetto, il 45% lo ha definito negativo. A questo punto ci si aspetterebbe un segno dalle figure istituzionali o dalle associazioni. Porto San Paolo riceve le attenzioni del Grig nel 2024, ma non per il progetto Fasano. L'ex sindaco di Porto San Paolo, Giuseppe Meloni, non pubblica niente di rilevante sul progetto nel 2024. Stesso discorso per la presidente della Regione, Alessandra Todde, e per il sindaco di Loiri Porto San Paolo, Francesco Lai.

Nel 2025, l'anno in cui prende il via la ZES ma soprattutto apre Fasano Al Mare nell'ex Villa Joy, tutto (più o meno) tace. I lavori alla villa non passno inosservati, continuano gli acquisti sul territorio (e Porto San Paolo è un piccolo paese), tutto si fa alla luce del sole (e sicuramente in paese se ne sarà parlato), il percorso Zes prende il via spedito e le conferenze di servizi vengono fatte: c'era tutto il tempo per ragionare sul progetto ed esprimere una posizione pubblica o, in alternativa (un'ottima alternativa), coinvolgere la popolazione. Alla fine, si arriva al 2026.

Domandiamoci: in quale momento la comunicazione politica è uscita “allo scoperto”? Non subito, c'è voluto un po': il caso è dovuto diventare, per così dire, "virale". Il primo colpetto, in questo senso, lo ha dato il Gruppo di intervento giuridico, un vero e proprio caterpillar quando si tratta di ambiente e accesso agli atti. Il 26 febbraio, il Grig pubblica l'articolo “Loiri Porto San Paolo, cemento e mattoni incombono su Cala Finanza e Punta la Greca”: è questo breve articolo che dà il via alla valanga. Teniamo a mente le date: 25 febbraio 2026. Il procedimento per l'autorizzazione unica richiesta da Tavolara Bay era già concluso (9/2/2026): il Grig torna sull'argomento il 5 marzo, il 17 marzo, il 7 aprile, il 9 maggio, il 19 maggio (articolo sulla passeggiata di sensibilizzazione organizzata per il 23/5/2026), il 23 maggio, il 6 giugno (giorno in cui il Governo Meloni conferma l'autorizzazione unica Zes per Cala Finanza), l'8 giugno, l'11 giugno e infine il 16 giugno. Mentre il Grig dava il via alla valanga, i cittadini si sono organizzati in un comitato SOS Cala Finanza che dato il via a una raccolta firme, il dibattito sui social è esploso; subito dopo gli infoencer di Instagram e Facebook si sono buttati sull'argomento per consolidare il proprio posizionamento.

Mentre il sindaco Francesco Lai è intervenuto pubblicamente due volte per rispondere a dubbi e chiarire passaggi, i big regionali hanno atteso. Il vicdepresidente Meloni esce con un reel il 9 giugno 2026 alle ore 20:43. La presidente della Regione Todde, invece, esce l'11 giugno alle ore 11:49. Per entrambi i casi, citiamo Facebook. Le due pubblicazioni sono a cavallo del secondo picco  di ricerche di giugno, avvenuto il 10.

Da qui in poi, si accodano tutti, persino la destra che – insomma – non è proprio ambientalista. In pratica, la comunicazione politica ha “messo il naso fuori” nel momento esatto in cui il tema è passato dall'essere un argomento per i soliti quattro gatti (vedasi la partecipazione alla passeggiata del 23 maggio) all'essere essere estremamente popolare e soprattutto virale in Sardegna, ma anche a livello nazionale. Talmente virale che orde di pseudo-esperti, wannabe-giornalisti, inluencer, ma anche giornalisti che lavorano sul nazionale (e che non sanno qual è la differenza tra Lu Bagnu e Punta La Greca) stanno cannibalizzando l'argomento e (ahinoi) facendo una quantità indefinita di disinformazione.

Certo, si può rispondere che si aspettava la risposta del Governo al ricorso fatto dalla Regione Sardegna ed è una motivazione che ha senso, ma  il "caso" non scoppia a giugno: esiste da molto prima. Nessuno mette in dubbio l'amore per la propria terra, né la sensibilità nei confronti dell'ambiente. Molto semplicemente, c'era tutto il tempo per coinvolgere la popolazione, per informarla, per renderla partecipe. C'era il tempo per prendere posizione, senza bisogno che scattasse “la viralità” del tema. Sembra, insomma, una rincorsa come se questo progetto fosse arrivato all'improvviso e nessuno lo abbia visto arrivare. Il che, ovviamente, non è vero e non è neanche l'unico aspetto da considerare. Si potrebbe obiettare che l'urgenza politica dell'uscire or ora derivi anche dalle procedure Zes che porterebbero in nuce lo scardinamento delle prerogative regionali. C'è allora da domandarsi se le prerogative regionali valgono sempre o solo quando i casi diventano virali, perché il caso Cala Finanza non è l'unico. Come ha infatti rilevato Indip, c'è almeno un'altra procedura Zes per un allevamento intensivo che avrebbe seguito lo stesso identico schema. Come mai non si sta alzando lo stesso polverone? L'ambiente di Sardara vale meno?