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Tempio, presentato "Libera" il nuovo romanzo di Massimo Dadea

L'intervista all'autore

Tempio, presentato
Tempio, presentato
Ilaria Del Giudice

Pubblicato il 02 August 2026 alle 09:00

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Tempio. Un viaggio tra storia, memoria e libertà ha caratterizzato uno degli ultimi appuntamenti del Festival delle Parole in Circolo 2026. Ospite della serata lo scrittore nuorese Massimo Dadea per la presentazione del suo ultimo romanzo "Libera", pubblicato da Arkadia.

L'incontro, organizzato in collaborazione con la Cooperativa Sociale Kairos nell'ambito della rassegna ideata da Carta Dannata, ha richiamato un pubblico attento e partecipe, confermando la vocazione del festival a proporre autori e opere capaci di affrontare temi profondi e di stimolare il confronto. A dialogare con l'autore è stata Silvia Orecchioni, che ha accompagnato i presenti alla scoperta della figura di Libera, protagonista del romanzo e donna forte, anticonformista e determinata, il cui stesso nome racchiude un preciso significato simbolico. Un nome scelto dal padre anarchico proprio per il suo valore ideale e destinato a diventare il filo conduttore di un'intera esistenza. Durante la presentazione Dadea ha ripercorso le vicende del romanzo, ambientato tra Tempio Pausania, Cala Liberotto, la Corsica e Parigi, lungo un arco temporale che attraversa alcuni dei momenti più significativi del Novecento: gli anni del fascismo, la guerra d'Algeria e il Sessantotto si intrecciano infatti con la vita della protagonista e con le sue relazioni sentimentali, dando vita a una narrazione che fonde dimensione privata e grande storia.

Nato a Nuoro nel 1950, medico cardiologo e già protagonista della vita politica e amministrativa della Sardegna, Massimo Dadea affianca da anni all'attività professionale quella letteraria. Tra le sue pubblicazioni figurano: L'omeopata, La maledizione libertaria, Stella, Indomita e Meglio Soru (o no?). Con Libera prosegue un percorso narrativo che pone al centro figure femminili forti e temi di grande attualità.

Di seguito l'intervista all'autore.

"Libera" è il titolo del romanzo e anche il nome della protagonista della storia. Una scelta singolare che porta un messaggio forte dell'importanza del valore della libertà. A cosa fa riferimento?

«Libera è una donna bella, audace, coraggiosa, sfrontata ed irriverente. Una donna che con forza e determinazione ha osato sfidare l'arroganza, il cinismo e la violenza del potere. Libera è il nome che le aveva imposto suo padre, un irriducibile anarchico, e quella radice finirà per diventare una scelta esistenziale, intima, politica. La storia di Libera si inserisce nel solco già tracciato dagli ultimi miei romanzi, "Stella" e "Indomita", dove le protagoniste sono ancora una volta donne. Una sfida complessa ed impegnativa, ad iniziare dall'io narrante al femminile. La difficoltà cioè ad introiettare il linguaggio, le emozioni, che sono proprie di una donna. Penso che ognuno di noi porti dentro di sé tante sensibilità, molte delle quali restano congelate, pietrificate, perché ostaggio di un tabù. Noi maschi, figli di una cultura patriarcale, abbiamo paura della nostra componente femminile e tendiamo a tacitarla, a soffocarla. David Grossman, a questo proposito, afferma che "guardare il mondo solo con gli occhi del genere a cui si appartiene è limitativo e stupido" e io, sono pienamente d'accordo». 

Qual è la trama del romanzo?

«La trama si dipana lungo un itinerario che inizia a Tempio Pausania, prosegue per Propriano in Corsica, poi Parigi e si conclude a Cala Liberotto, ad Orosei. Abbraccia un arco di tempo che occupa la gran parte del secolo scorso, dagli anni Trenta sino agli anni Novanta, e si interseca con molti degli avvenimenti storici, politici e culturali di quel tempo: il fascismo, la Seconda guerra mondiale, la Resistenza, la guerra d'Algeria e il movimento del Sessantotto».

Una storia che, dietro la ribellione, cela il coraggio dell'affermazione di un potere femminile in un'epoca dove il binomio donna-potere sembrava impossibile. Da dove nasce quest'idea?

«Sono tanti i temi che si rincorrono: la violenza sulle donne, l'amore o meglio la libertà d'amare al di là degli stereotipi di genere, il fascismo e il razzismo. Il filo narrativo si srotola però attorno a due concetti fondamentali: il ruolo e la funzione della cultura e quello della libertà della persona. Personalmente, credo fortemente nel potere salvifico della cultura: contro ogni forma di violenza, di sopraffazione dell'uomo sull'uomo, la cultura è la cura. La libertà - e il rispetto della libertà - della donna, della persona, dell'individuo, passa attraverso un sillogismo a cui Libera uniformerà tutta la sua tribolata esistenza: "la libertà può essere creata solo dalla libertà"».

Cosa ha da dire "Libera" ancora alle donne di oggi? Quale insegnamento possono trarne le giovani generazioni femminili?

«L'idea del romanzo, così come dei due precedenti, nasce da un moto di ripulsa verso il susseguirsi di atti di violenza che, quotidianamente, vengono perpetrati nei confronti delle donne. Senza volermi fare carico di tutte le nefandezze che storicamente gli uomini hanno inferto al genere femminile, penso sia umanamente possibile provare un senso di colpa ancestrale. Credo che il romanzo possa considerarsi una sorta di piccolo, parziale, atto riparatorio verso tutte quelle donne che hanno subito violenza e morte. Libera ci invita a combattere contro quella cultura patriarcale che porta tanti uomini a non accettare che una donna si opponga al loro volere perché questo li farebbe apparire deboli e poco virili. Le donne - grida Libera con la sua storia - devono essere consapevoli che sulla loro dignità non si tratta, non si transige, che su di loro non può essere tollerata nessuna forma di sopraffazione e di violenza». 

C'è già qualche novità all'orizzonte nella sua produzione letteraria?

«Il prossimo romanzo avrà per protagonista un medico appartenente a Medici Senza Frontiere, impegnato ad operare in Palestina, nella Striscia di Gaza, alle prese con il dolore e la sofferenza del popolo palestinese». 

Un romanzo che, raccontando la storia di una donna del passato, in fondo, parla alle generazioni femminili - e non solo! - di tutti i tempi, lanciando un chiaro messaggio per la difesa di valori importanti come la libertà, la partità di genere, nonchè di protesta contro la violenza sulle donne. Un libro che nasce dalla penna di un autore che ha a cuore temi sociali importanti e sensibile alla sofferenza che, da sempre, attanaglia tutti coloro che si ritrovano a fare i conti con la schiavitù di qualsiasi forma o genere.