Tuesday, 15 September 2026
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Pubblicato il 15 September 2026 alle 15:00
Tempio. Domenica 20 settembre alle ore 11 il Museo di arte ambientale Organica celebra la 9° Giornata nazionale dei Piccoli Musei con il vernissage di due nuove mostre: “Tracce di terra e di vento” di Caterina Lai e “Atlante. VideoRitratti di Gallura” di Gaetano Crivaro e Margherita Pisano, visitabili fino al 21 ottobre.
Il Museo Organica aderisce domenica 20 settembre alla 9° Giornata nazionale dei Piccoli Museicon l’inaugurazione delle due nuove mostre dedicate all’arte contemporanea e alla documentazione del territorio. La giornata, promossa dall’Associazione Nazionale Piccoli Musei e dedicata quest’anno al tema “Memorabilia”, è un’occasione preziosa per entrare a contatto con le arti visive della contemporaneità e con lo splendido territorio del Limbara, nel quale è immerso il Museo di arte ambientale di Tempio Pausania.
Le sale del Museo Organica ospiteranno domenica 20 settembre alle ore 11 l’inaugurazione delle due nuove mostre che accompagneranno la programmazione del museo fino al 21 ottobre. Per la sezione di arte contemporanea, l’appuntamento è con “Tracce di terra e di vento” dell’artista Caterina Lai, mentre la sezione dedicata all’ambiente ospita la mostra “Atlante. VideoRitratti di Gallura” dei documentaristi Gaetano Crivaro e Margherita Pisano, a cura di Lidia Decandia.
Sarà l’artista Caterina Lai la protagonista del nuovo ciclo di appuntamenti del Museo Organica per la sezione arte contemporanea con la personale “Tracce di terra e di vento”, progetto espositivo a cura della storica e critica d’arte Maria Dolores Picciau. Scrive la curatrice a proposito della mostra: “Nel cuore silenzioso del Parco del Limbara, dove il granito millenario parla la lingua del vento e i lecci custodiscono l’ombra, l’opera di Caterina Lai trova la sua dimora d'elezione. Figura carismatica della ceramica artistica in Sardegna, l'artista dorgalese non si limita a plasmare la materia: ne ascolta il battito profondo, traducendo la memoria arcaica dell’Isola in una grammatica visiva di purissima essenzialità. La sua è un’eredità del gesto che affonda le radici in un alveo familiare d’eccezione — tra la grande scuola ceramica del padre Simeone, la geniale lezione figurativa dello zio Salvatore Fancello e la misura geometrica della madre Luisa, maestra nell’arte del ricamo. Da queste trame antiche, Caterina Lai ha ereditato il segreto del segno incisivo, la capacità di trasformare un’assenza in presenza e l’argilla in un diario dell’anima. È nella penombra primordiale del bucchero — la cottura alchemica che priva il fuoco dell'ossigeno — che la sua poetica raggiunge vertici di sommessa magia. Le superfici, cineree e profonde, si accendono di bagliori metallici e iridescenze argentee: solchi sottili come graffi del tempo o ricami di luce danno vita a cosmogonie segrete. Tra le spirali incise riaffiorano segni vorticosi, linguaggi dimenticati e frammenti di antiche filastrocche in lingua sarda, che risuonano come preghiere laiche o canti della terra. Al Museo Organica, questa narrazione intima si fa paesaggio. Protagonisti dell’installazione sono i Licuccos, corpi biconici che custodiscono nella forma l’eco rassicurante dei bottoni d’argento dei costumi tradizionali, la dolcezza antica del pane e dei dolci delle feste. In un allestimento di rara potenza emotiva, i Licuccos si moltiplicano fino a farsi materia viva: distesi a terra, compongono una suggestiva spiaggia minerale che sembra affiorare dal suolo del bosco; sospesi tra i rami, fluttuano nell’aria come gocce di luce pietrificata, elementi cosmici tesi tra il peso della terra e la leggerezza del cielo. In questo dialogo sottile, la tradizione cede il passo al mito. L’opera di Caterina Lai non cede mai alla nostalgia del passato, ma trasforma l'identità sarda in una forza dinamica e universale. Tra la corteccia degli alberi e il respiro del bosco, i suoi manufatti d'argilla smettono di essere semplici oggetti per diventare organismi viventi: un invito a riscoprire, nel segno dell'arte, il legame sacro e indissolubile tra l'uomo, la memoria e l'anima segreta del paesaggio”.
Caterina Lai vive e lavora a Cagliari, città che ha segnato anche il suo lungo percorso didattico come docente di Discipline Plastiche presso il Liceo Artistico Statale “Foiso Fois” dal 1970 al 2006. La sua formazione scultorea prende avvio a Cagliari alla fine degli anni Sessanta nello studio di Italo Antico, per poi perfezionarsi nei primi anni Settanta a Salisburgo, sotto la guida di Ralph Brown presso la Internationale Sommerakademie. Negli anni Novanta approfondisce l'arte incisoria frequentando i corsi superiori di Giovanni Job (1997) ed Enk De Kramer (1998) all'EXMA di Cagliari. Dal 1993 la sua indagine espressiva si concentra in modo prescelto sulla ceramica artistica. In questo linguaggio Caterina Lai raccoglie e rinnova una memoria familiare d'eccellenza, ponendosi in continuità ideale con il padre Simeone Lai e lo zio Salvatore Fancello. Le sue opere sono custodite presso prestigiose istituzioni culturali civiche e internazionali, tra cui il MART di Rovereto, il MAN di Nuoro, la Galleria Comunale d'Arte di Cagliari, la Fondazione di Sardegna, la Loyola University di New Orleans e l'Art Gallery dell'Università di Aberystwyth.
Per la sezione dedicata alla fotografia e alla ricerca documentaria, il Museo Organica presenta la mostra multimediale “Atlante. VideoRitratti di Gallura”, con le interviste realizzate dal laboratorio di ricerca L’Ambulante, fondato dai documentaristi Gaetano Crivaro e Margherita Pisano. I lavori esposti nascono nell’ambito di “Atlante dell'innovazione: alla ricerca degli embrioni di mutamento nel territorio dell'Alta Gallura”, un’ampia ricerca curata dagli urbanisti Lidia Decandia e Leonardo Lutzoni per l’Università di Sassari, volta a individuare e raccontare gli indizi di innovazione e le trasformazioni che attraversano il territorio gallurese. Osservata di notte dal satellite, l’Alta Gallura appare come una vasta zona buia, punteggiata da pochissime luci. Ma allo sguardo ravvicinato di chi sa immergersi nelle pieghe del territorio, quel buio comincia ad animarsi di piccoli baluginii, segnali di un contesto tutt’altro che immobile. Soprattutto nelle aree rurali emergono storie di un’umanità “in cantiere”, impegnata a sperimentare nuove modalità di abitare e vivere il territorio: esperienze che mettono in relazione gli antichi stazzi con il mondo contemporaneo, nuove forme di produzione legate alla terra e piccole economie costruite in più stretto rapporto con le risorse offerte dall’ambiente. Tra nuovi abitanti, imprenditori, pastori e allevatori, prende così forma il racconto di una Gallura in trasformazione, nella quale la contemporaneità sembra, per certi versi, riscoprire l’arcaico. All’interno di questo articolato patrimonio di testimonianze, nove storie sono state selezionate per diventare altrettanti brevi film documentari. Attraverso la forza poetica del linguaggio cinematografico, Crivaro e Pisano ne esplorano le vicende intrecciando voci, immagini e suoni e restituendo alcuni dei caratteri più significativi delle trasformazioni in corso. I “VideoRitratti” esposti al Museo Organica costituiscono una parte di questo percorso di ricerca e, allo stesso tempo, un progetto di sperimentazione sul linguaggio cinematografico. Il lavoro nasce dalla volontà di creare un cortocircuito all’interno del racconto documentario, muovendosi sul confine tra realtà e messa in scena e attribuendo al suono un ruolo centrale nella costruzione narrativa. Attraverso la composizione di singoli ritratti, la ricerca costruisce un quadro plurale del territorio, mettendo in relazione le microstorie locali con dinamiche più ampie e globali che incidono sulla trasformazione dei luoghi. Una narrazione volutamente molteplice, capace di raccogliere differenti sguardi e interpretazioni e di instaurare, durante l’indagine, un’interazione profonda con il contesto abitato. I brevi ritratti presentati in mostra si inseriscono così nell’Atlante delle trasformazioni dell’Alta Gallura come piccole schegge visive e sonore: racconti di forme di vita disseminate in un territorio vasto e complesso, capaci di interrogare le possibilità del suo futuro ma anche le criticità e i rischi legati ai processi di turistificazione in atto.
A chiusura della mostra, sabato 17 ottobre, a partire dalle ore 10, si terrà l’incontro Nuove forme dell’abitare - trasformazioni in atto e possibilità di futuro per l’Alta Gallura, uno spazio di confronto aperto con i responsabili del progetto, le persone intervistate, i sindaci del territorio e il pubblico. L’incontro sarà l’occasione per condividere quanto emerso nel corso del progetto, mettere a confronto punti di vista ed esperienze e ragionare insieme sulle trasformazioni del territorio e sulle sue possibilità future.
Per tutta la durata della mostra, uno spazio sarà infatti dedicato all’Atlante e alla partecipazione del pubblico: chiunque potrà lasciare impressioni, riflessioni, idee e suggerimenti, contribuendo così ad arricchire il racconto e il confronto che confluiranno nell’incontro conclusivo.
Gaetano Crivaro è regista, fotografo e ricercatore indipendente. Dopo esperienze tra Roma, Barcellona e Valencia, si stabilisce in Sardegna. Laureato in Comunicazione alla Sapienza di Roma, nel 2019 fonda la casa di produzione Ruga Film. È autore e co-autore di film presentati in importanti festival internazionali, tra cui Visions du Réel, Festival dei Popoli e Locarno. La sua ricerca si concentra in particolare sul cinema d’archivio e sui formati analogici, soprattutto il 16 mm. Nel 2026 il suo film Cosa rimane quando il mare si muove riceve al Bellaria Film Festival il premio per l’innovazione cinematografica. Margherita Pisano è ricercatrice indipendente, artista visuale e documentarista. Dopo una formazione negli studi urbani e territoriali, si avvicina al cinema come strumento di ricerca e di lettura critica delle trasformazioni sociali e del territorio. Il suo primo film Good Buy Roma(2011), viene presentato e premiato in numerosi festival. Successivamente sviluppa lavori dedicati ai temi delle migrazioni e della libertà di movimento, con particolare attenzione al suono e ai paesaggi sonori. È co-autrice di Rondò final e collabora a diversi progetti cinematografici curandone il suono in presa diretta e la costruzione dell’universo acustico. Attualmente lavora al film Selvaggia Ossessione, finalista al Premio Solinas 2024. Insieme, nel 2014, fondano L’Ambulante, un laboratorio di ricerca che sperimenta l’interazione fra arti visive, territori, città e abitanti attraverso iniziative culturali e di ricerca urbana, come il progetto VideoRitratti a partire dal 2015.
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