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La Sardegna cresce grazie al turismo: imparare dal passato per non perdere il futuro

La gestione è cruciale

La Sardegna cresce grazie al turismo: imparare dal passato per non perdere il futuro
La Sardegna cresce grazie al turismo: imparare dal passato per non perdere il futuro
Angela Galiberti

Pubblicato il 19 June 2026 alle 07:00

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Olbia. Secondo l'ultimo rapporto Crenos, la Sardegna ha – nonostante tutto – un sistema economico in crescita. A trainare è il turismo: 4 milioni di arrivi in Sardegna nel 2025, +17% di viaggiatori stranieri in un solo anno. Gli stranieri rappresentano il 54% dei viaggiatori: ogni viaggio ha come spesa media 1.438 euro. Rispetto al pre-Covid, il turismo nazionale e internazionale è cresciuto con variazioni percentuali significative (anche +50) in tutti i mesi dell'anno, tranne l'alta stagione (l'incremento, in questo caso, è tutto straniero ed è del 10%).

Ovviamente non è pensabile che l'economia di una regione come la Sardegna si possa basare solo sul turismo (come non si può basare solo sulla produzione di formaggi), ma questi numeri fanno capire l'importanza di questo settore economico, soprattutto in un periodo storico come questo che vede la Sardegna al centro dell'attenzione di grandi capitali (vedasi chi ha acquisito gli aeroporti di Olbia e Alghero). Come ogni evoluzione economica, anche questa porta vantaggi e svantaggi: la prevalenza dei primi rispetto ai secondi dipende, in larga parte, da come questi processi vengono governati.

Attrarre investimenti non è per forza il male assoluto, il nodo sta sempre nella gestione e nello studio obiettivo di cosa viene proposto. La differenza tra un sistema che porta benessere e ricchezza diffusa e uno che prende senza dare è nell'approccio: è l'ente pubblico che deve governare, non il contrario. L'obiettivo deve essere quello del benessere comune: a volte si può ottenere con un no deciso, altre volte con dei compromessi (mai al ribasso), altre volte ancora con un sì convinto. Anche chi arriva deve avere un approccio orientato alla condivisione, al dialogo e se necessario al ridimensionamento dell'idea originaria. La ricchezza è veramente tale se viene in qualche modo redistribuita, condivisa.

Le retribuzioni medie sarde sono l'85,9% di quelle medie italiane mentre la vita, nei comuni “turistici”, sta diventando sempre più cara e complicata. Il lavoro povero è diffuso, il lavoro stagionale non dà prospettive a lungo termine (e no, con la Naspi non si campa bene), i turni di lavoro possono essere pesanti e sfiancanti. Nei centri più grandi, come Olbia, si assiste a un processo gentrificazione e turistificazione estremamente spinto: interi palazzi vengono destinati al turismo, gli affitti annuali sono merce rara e il tessuto sociale dei quartieri popolari si sta sfilacciando anche a causa della presenza di persone che non vivono la comunità.

Se con il turismo dobbiamo avere a che fare perché è un settore importante, allora dobbiamo ricordarci della lezione della Costa Smeralda, quella del principe Karim Aga Khan: un sistema economico integrato che non ha distrutto, ma che ha creato. Il lascito originario è ancora là a testimonianza che si può fare turismo di alto livello con grandi capitali senza occupare ogni centimetro quadrato e senza escludere chi, in quelle terre, ci ha sempre vissuto. Non è un sistema perfetto, non è l'eldorado ed è criticabile e puà legittimamente non piacere, ma ha certamente fatto meno danni del petrolchimico, delle seconde case e di certi villaggi a vista mare che sono un pugno in un occhio.

Karim Aga Khan ha fatto quello che ha fatto in una Regione che, turisticamente parlando, non aveva nulla e lo ha costruito da zero. Il gruppo che detiene il marchio Fasano atterra in un isola diversa, in un periodo storico diverso e in una società che si è data delle regole per preservare il suo patrimonio più importante: la natura. Una natura che viene vissuta dai sardi, non da tutti ma da molti, come un patrimonio collettivo indisponibile. Questo significa che in Sardegna non si possono immaginare nuovi investimenti e nuove strutture? No, significa molto semplicemente – ed è il tenore di tutto questo approfondimento su Cala Finanza – che bisogna saper gestire questi fenomeni con razionalità e intelligenza da parte di tutti (e non si fa con i trend).