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Avis Olbia: come e perché è importante donare!

Avis Olbia: come e perché è importante donare!
Avis Olbia: come e perché è importante donare!
Paolo Ardovino

Pubblicato il 26 marzo 2016 alle 11:54

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Olbia, 26 marzo 2016 - "Solo in Sardegna vi sono molti talassemici praticamente costretti a ricevere trasfusioni di sangue ogni 10-15 giorni, senza le quali non potrebbero vivere". Basterebbe forse questa frase di Alberto Ferrigno, dirigente diAvis Olbia, per rispondere a chi è scettico o titubante sulle donazioni di sangue, maforse ciò che frena i più è la scarsa conoscenza della tematica.

Più volte si sarà sentito dire che sì, donare il sangue è facile, ma in cosa consiste? In Sardegna e in special mondo ad Olbia c'è un forte bisogno di donatori: basta recarsi al Centro Trasfusionale dell'Ospedale Giovanni Paolo II per capirlo. Il primo step è essere un "donatore tipo": vi sono alcuni parametri in cui bisogna rientrare per poter donare che sono elencatiin un semplice questionario, senza dimenticare la breve visita medica che avviene prima della donazione. Eccoli: godere di buona salute - ovviamente -, non aver assunto farmaci negli ultimi giorni o fatto interventi chirurgici negli ultimi quattro mesi, così per piercing o tatuaggi; poi ancora ecco lemalattie sessualmente trasmissibili o le possibili epidemie contratte in paesi tropicali.Tutto questo non è semplice burocrazia, ma un'assicurazione sulla vita: quella del ricevente, che non deve ovviamente inserire nel suo corpo del sangue infetto.

Dunque, una volta superato questo primo step, si procede alla donazione (si consiglia di fare una colazione leggera la mattina): il mito vuole che, una volta sul lettino, ci si prepari ad atroci sofferenze. Niente di più falso:una volta passatoil pizzicore dell'ago non rimane che attendere circa dieci-quindici minuti affinchéil sangue sia raccolto nell'apposita sacca. Stiano sereni gli emofobici: ci si può benissimo girare senza veder una goccia.Una delle principali preoccupazioni riguarda la quantità di sangue estratto: si limita attorno ai 450 ml, ossia circa il 10% del totale contenuto in media nel corpo. Dopodiché è possibile avvertire una fisiologica sensazione di spossatezza, ma l'Avis garantisce una consumazione subito dopo la donazione e il massimo sostegno.Terminato il tutto si torna a casa (con un bell'uovo di Pasqua se ci si decide a donare in questi giorni).

Avis Olbia, dal presidente Agostino Chiaffitella sino alle (premurose) infermiere, è una delle realtà più sensibili e vicina ai giovani sul territorio, e proprio di questo ci ha parlato lo stesso Alberto Ferrigno: "Portiamo avanti un progetto con le scuole, "Dare una mano colora la vita", si tratta di un gioco per stimolare la creatività e sensibilizzare - ha spiegato il dirigente Avis -, è stato il primo gioco d'Italia ed è stato sperimentato per la prima volta ad Olbia al Panedda, visto il successo abbiamo poi continuato in altre scuole. Il "Gioco della Torre" è diviso in due fasi, invita gli studenti a creare delle favole, e i gruppi arrivati alla seconda parte dovranno ora creare uno spot pubblicitario. Si vincerà un viaggio di gemellaggio con gli "Avisini" di Carrara". Poi Alberto Ferrigno parla in particolare di Avis Olbia. "Purtroppo il sangue non è possibile fabbricarlo e l'unico modo per averlo è tramite le trasfusioni. Dovremmo avere almeno dieci donatori al giorno - ha sottolineato Ferrigno -, in media ne abbiamo 4-5 tranne nei giorni di raccolta dove arriviamo circa a venti persone, ma non è costante. L'età media? Dai 18 ai 65 anni". Un appello per chi ancora non ha mai donato? "No, nessuno punta il coltello alla gola, uno deve sentirselo. Purtroppo alcune volte abbiamo notato che è preso solo come una giornata in meno di scuola, perché viene sempre vista come una questione esterna, ma quando ci si rende conto che può aiutare un familiare o un amico ci si accorge della vera importanza".

Con la semplice azione del donare il proprio sangue si può aiutare un vasto numero di persone: dai talassemici (ironia della sorte, in Sardegna l'Anemia Mediterranea è molto diffusa) sino a chi svolge trattamenti con la chemio - grazie alla donazione di piastrine - e in molti altri casi, persino un "banale" incidente stradale.