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Autorità portuale: la strategia win-win di Massimo Deiana

Covid, sviluppo e futuro: ecco l'idea della Port Authority

Autorità portuale: la strategia win-win di Massimo Deiana
Autorità portuale: la strategia win-win di Massimo Deiana
Angela Galiberti

Pubblicato il 25 gennaio 2021 alle 06:00

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Olbia. Quando si parla di demanio, qualsiasi amministratore pubblico che deve pensare allo sviluppo di una città sul mare (e portuale) prende un'aspirina per il mal di testa: demanio significa vincoli che significa, spesso, autorità portuale. Autorità portuale significa un'altra testa, un altro livello di governo, altro potere, altre idee, altri ragionamenti e tutto ciò può portare a uno scontro o anche a decisioni calate dall'alto senza accordi con le parti politiche, figuriamoci con la popolazione.

Da qualte tempo a questa parte - e nonostante il Comune di Olbia si ostini a non nominare un suo rappresentante all'interno del Comitato portuale perché il sindaco Nizzi pretende di auto-nominarsi anche se la legge è contraria - demanio non è più sinonimo di "mal di testa" né di decisioni calate dall'alto, né di scontro politico. Merito di una strategia del tutto nuova, almeno in questi lidi, adottata dal presidente Massimo Deiana che non solo ha una visione globale di quello che la Sardegna può avere in termini di sviluppo portuale (e dunque economico e dunque di indotto), ma anche una local vision capace di mutare, adattarsi, rinnovarsi. Si chiama strategia win-win ed è quella strategia nella quale tutti gli attori vincono, escono soddisfatti dalla stanza e tornano dai loro elettori con un risultato in tasca: ne sa qualcosa Golfo Aranci che è riuscita ad ottenere lo spostamento di un operatore (la Grendi) a Olbia e l'impegno dell'Autorità a sviluppare lo scalo nel settore turistico. Nessuno se lo aspettava, i cittadini erano pronti a dare battaglia, e invece hanno stappato lo champagne.

"Non è la scelta più facile, quella facile è quella di andare avanti per la propria strada sapendo di avere il potere di poterlo fare. Quello è un win lose, tu vinci ma qualcun altro può pareggiare o perdere: la fatica è quella di trovare nelle ragioni degli altri un pezzo delle tue ragioni o far diventare le tue ragioni quelle dagli altri. Questo si può fare solo con l'ascolto e con la capacità laica di cambiare idea. Questo è un percorso che fa parte della mia cultura e di come io interpreto l'agire amministrativo. Credo che gli enti pubblici debbano ragionare come articolazione di una medesima entità che è la cosa pubblica. Questo è difficile", spiega.

Questo è solo uno degli aspetti della presidenza Deiana, che sta affrontando uno dei periodi peggiori in assoluto per il trasporto marittimo per molteplici aspetti: la continuità territoriale che cambia, il mercato libero sulle rotte, vettori storici in difficoltà e poi la pandemia provocata dal virus Sars-Cov-2 che ha letteralmente sparpagliato le carte, mandando all'aria progetti e sviluppi (si pensi al mercato crocieristico completamente bloccato).

"La pandemia è passata come uno tsunami anche sulle nostre banchine. Debbo dire che per in parte per nostra capacità e in parte per una grande forza di resistenza o come si usa dire per una capacità di resilienza dell'intero cluster, siamo riusciti a raggiungere dei punti di equilibrio inimaginabili anche quando nessuno sapeva veramente a che santo votarsi. Abbiamo avuto un primo periodo in cui ancora non c'era niente, non c'erano dispositivi di disposizione individuale, non c'erano regole, comitati tecnico-scientifici e il nostro settore si è auto-regolamentato. I nostri porti, il nostro personale nei porti si è dotato alla bell'e meglio di guanti da cucina, piottosto che di maschere da saldatore e nel frattempo però le navi continuavano a essere sbarcate, i mezzi pesanti continuavano a essere movimentati eccetera.Tutto questo ovviamente a saldo zero in termini di contagi. Questo significa che il sistema ha tenuto. Poi piano piano ovviamente si sono strutturate meglio tutta una serie di regole e lì siamo stati chiamati a fare una serie di attività e di misure che inqualche modo non ci spettavano. Come per esempio la misurazione della temperatura e altri tipi di controllo anche documentale. Questo ha comportato per l'Autorità di sistema un grosso impegno dal punto di vista organizzativo e finanziario. Abbiamo calcolato di aver speso 1,1 milioni solo di spese straordinarie in più. Abbiamo misurato quasi un milione e 80.000 passeggeri. La Fondazione di Sardegna ci ha comprato 40 termoscanner di ultima generazione che ci hanno aiutato a smaltire molto più facilmente le code perché prima avevamo le classiche pistoline. Tutto questo si è affiancato a una perdita non indifferente in termini quantitativi per esempio di tasse portuali, di passeggeri, di tasse che pagano le navi perché sono venute meno navi".

I dati, secondo Deiana, sono severi ma non disastrosi come quelli del trasporto aereo. Di sicuro, non si potrà andare avanti così a lungo. "I dati del 2020 ci dicono che perdiamo meno del 15% per quanto riguarda le merci e siamo riusciti a contenere la perdite intorno al 40% per quanto riguarda ai passeggeri". Per il 2021, l'Autorità Portuale confida nel secondo quadrimestre, quando i traffici riprenderando, tenendo presente che "ci vorranno un paio d'anni per tornare sui livelli precedenti. Le crociere non riprenderanno non prima del 2022, 2023. Lì ce un -98%", sottolinea Deiana.

Insomma, ciò che ci aspetta nei prossimi anni è una sorta di ricostruzione dopo la distruzione economica causata dal Covid. Tutto dipenderà da come si evolveranno da una parte la questione vaccini (con i tagli operati dalle case farmaceutiche che mettono in allarme gli Stati) e dall'altra lo stesso virus (le cui varianti iniziano a preoccupare).

Di sicuro nella vision dell'Autorità di Sistema c'è un posto per tutti i territori e per le loro specificità. Olbia è un caso particolare perché, come sottolinea Deiana, non è semplicemente un porto, bensì un golfo dove convivono le navi passeggeri, le navi merci, la cantieristica, la diportistica e anche la mitilicoltura. Una cosa, però, è certa: a Olbia ci sarà un maxi porto turistico "diffuso" che - contando tutti gli attori in campo (dal Circolo Nautico alle Acli, passando per la Marina di Olbia) - potrebbe arrivare a raggiungere i 5.500 posti barca. Ma questa è tutt'altra storia e ne parliamo in un altro articolo.