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Arzachena: attività commerciali aperte almeno 6 mesi, pena sospensione licenza

Ecco la richiesta ufficiale alla Regione

Arzachena: attività commerciali aperte almeno 6 mesi, pena sospensione licenza
Arzachena: attività commerciali aperte almeno 6 mesi, pena sospensione licenza
Angela Galiberti

Pubblicato il 17 maggio 2021 alle 06:00

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Arzachena. Allungare la cosiddetta “stagione” è un mantra che ormai, in Sardegna, ripetiamo da quindici anni: qualche risultato, seppur piccolo, abbiamo iniziato a vederlo nell'era pre-Covid: i cosiddetti “mesi di spalla” – prima che arrivasse la pandemia a scompigliare le carte – stavano iniziando a dare le prime importanti soddisfazioni al comparto turistico che, piano piano, stava allungando i periodi di apertura per accogliere tutte quelle persone che sceglievano primavera e autunno per conoscere la Sardegna. I cosiddetti “periodi di apertura”, però, non riguardano solo ed esclusivamente gli alberghi, ma anche le strutture commerciali: da anni, i Comuni a forte vocazione turistica chiedono delle normative più dure, affinché chi sceglie di investire nelle zone turistiche non "scappi" a fine agosto con l'effetto di trasformare paesi e borghi in zone “fantasma”. In questo senso, il Comune di Arzachena ha deciso di fare un passo in avanti ulteriore: chiedere ufficialmente alla Regione Sardegna di modificare la legge regionale numero 5 del 2006 con delle norme ancora più restrittive.

Nel dettaglio, il Comune di Arzachena chiede “l’introduzione di una norma che imponga l’apertura minima di sei mesi, pena la revoca e/o decadenza dell’autorizzazione, per le attività commerciali, gli esercizi pubblici e in genere delle attività economiche connesse con il turismo”, ma chiede anche “l’attivazione di ulteriori iniziative tese a migliorare la competitività delle Imprese turistico/commerciali, attraverso incentivi finalizzati alla riduzione dei costi di esercizio delle strutture ricettive e commerciali, con particolare riferimento al costo del lavoro”. Nello stesso documento si chiedono anche delle modifiche specifiche all'articolo 17 punto 2 lettera c (“nel senso che la “decadenza” consegua alla sospensione dell’attività per un periodo superiore a 6 mesi”) e all'articoo 31 punto 1 lettera a (“nel senso che la “revoca” consegua alla sospensione dell’attività per un periodo superiore a 6 mesi”).

Il documento con cui è stato approvato questo “indirizzo” è una delibera di Consiglio Comunale a cui è stato dato il via libera lo scorso 4 maggio. I voti favorevoli sono stati 9, quelli contrari 4, più 4 assenti. Il Comune di Arzachena chiede questi cambiamenti poiché “nei periodi di bassa stagione, ivi compresi i periodi delle festività pasquali e natalizie, nelle località costiere si registra storicamente una netta carenza di attività a carattere commerciale e ricettizio, ed in generale a servizio della popolazione turistica, causata dalla chiusura della maggior parte degli esercizi pubblici e delle attività commerciali, con conseguente disagio e insoddisfazione dei visitatori che frequentano o vorrebbe frequentare il territorio comunale di Arzachena, ma in generale, della Sardegna, anche nei periodo di bassa stagione”.

L'amministrazione arzachenese chiede di aggiornare la legge 5/2006 poiché: “tale normativa, dopo questi anni di applicazione e conseguente verifica dell’impatto sui territori contraddistinti da una forte connotazione turistica, ha denotato una criticità per quelle attività a carattere stagionale (di commercio e di pubblico esercizio) poichè non ha previsto un periodo minimo di apertura, mentre vengono sanzionate con la decadenza (art. 17, punto 2, lett. C) le attività commerciali e con la revoca (art. 31, comma 1, lett. a) i pubblici esercizi quando viene sospesa – in entrambi i casi - l’attività per un periodo superiore ad un anno Tale impostazione sanzionatoria, prevista per gli imprenditori che sospendono l’attività per un periodo superiore a dodici mesi, risulta allo stato dei fatti inefficace, poiché permette, di fatto, l’apertura delle attività per brevi o brevissimi periodi, specialmente nelle zone costiere. Questo fenomeno si ripercuote negativamente sull’economia e sull’occupazione in quanto i contratti di lavoro a tempo determinato sono sempre più ridotti nella loro durata, mentre i turisti, non potendo fare affidamento su determinati servizi, optano per altre località turistiche, nonostante il clima e le meraviglie ambientali della Sardegna permetterebbero lo sviluppo di un indotto turistico per la maggior parte dell’anno”.