Friday, 10 July 2026
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Pubblicato il 10 July 2026 alle 07:00
Tempio. L’arte contemporanea, nel suo divenire costante, ci ha abituati a confini sempre più labili, dove le discipline si intersecano, dialogano e si influenzano a vicenda. Se abbiamo imparato a conoscere Gavino Ganau come un attento osservatore del reale, capace di narrare l’intimo e il sociale attraverso una pittura dalle forme inconfondibili, oggi scopriamo una nuova, profonda declinazione del suo universo creativo: la musica. Il passaggio dalla tela al pentagramma non è, per l'artista olbiese, un punto di rottura, ma un’estensione naturale della sua ricerca espressiva. Già con il progetto LanD ExcapE avevamo assistito a una traduzione del suo peculiare "segno" pittorico in vibrazione sonora, muovendosi in un territorio più astratto, evocativo e rarefatto.
Oggi, però, Ganau compie un ulteriore passo in avanti. Con la sua ultima opera, l’artista si presenta al pubblico in una veste inedita e intima: un lavoro concepito interamente in solitaria. Questo nuovo percorso, pur nascendo nel solco della precedente esperienza collettiva, si distacca nettamente per una cifra stilistica distinta, più personale, dove il silenzio e la nota sembrano seguire la stessa logica compositiva che guida la stesura del colore sulla tela.
«La musica – racconta Ganau – è un’altra forma di spazio che ho voluto esplorare. Se nella pittura il segno è tangibile, nella musica diventa un’esperienza invisibile che però richiede la stessa coerenza estetica e la stessa urgenza comunicativa».
Con questo debutto solista, Ganau conferma la sua natura di artista multidisciplinare, capace di non accontentarsi di un unico linguaggio. Per la comunità olbiese, si tratta di un’occasione preziosa per osservare da vicino come un talento locale riesca a plasmare la propria identità creativa, trasformando l’ispirazione visiva in un’architettura sonora originale, capace di raccontare, ancora una volta, la complessità del mondo contemporaneo.
La sua pittura ha sempre raccontato l'intimo e il sociale attraverso forme riconoscibili. LanD ExcapE sembra muoversi in un terreno più astratto: come ha tradotto il suo "segno" pittorico in suono?
"In realtà la mia azione nei LanD ExcapE non si discosta tanto dal mio fare pittorico. Scrivere un brano che abbia la forza di evocare sentimenti comuni, intimi e condivisi avviene secondo un processo più astratto rispetto a quella che è la possibilità di visualizzazione immediata di un quadro, ma nelle strutture dei brani cerchiamo quella strada evocativa necessaria a ciò che vogliamo esprimere. Per questo attuiamo un confronto serrato per mettere a punto incastri, sonorità, ritmiche e progressioni armoniche capaci di evocare scenari emozionali efficaci. Per me le stratificazioni pittoriche e le tracce che compongono un brano sono qualcosa di molto simile, da sempre".
Il sodalizio con Giovanni Dibeltulu è centrale in questo progetto. In che modo il confronto tra due linguaggi e background diversi ha dato forma a questo nuovo universo sonoro?
"Il re-incontro con Giovanni è stato fondamentale. Suonavamo assieme in un gruppo chiamato Raissa and the melters nella metà degli anni ottanta, finita quell'esperienza abbiamo continuato per qualche anno a manipolare suoni e realizzare registrazioni casalinghe, aiutati anche dal fratello Marco, oggi valente e apprezzato musicista elettronico. Poi la vita ci ha portato in direzione varie e differenziate e, pur mantenendo l'amicizia, non avevamo più collaborato musicalmente. Dopo trentacinque anni la casualità ci ha portato a riprendere e abbiamo capito che l'approccio era lo stesso di sempre, che la nostra intesa creativa non era scalfita, anzi, arricchita dall'esperienza e da una tecnologia che negli anni ottanta ci sognavamo. Giovanni è un valente chitarrista, bassista e manipolatore elettronico. Nei LanD ExcapE l'azione creativa è molto naturale e varia, spesso partiamo da tracce ritmiche bassi sintetici, sovrapponiamo linee di synth, Giovanni interviene con arrangiamenti chitarristici, di basso e di synth molto precisi e calibrati e, alla fine, il brano "appare" senza forzature, espressione naturale di ciò che siamo. I nostri background sono, pur nelle loro differenze, profondamente complementari, lo erano da sempre e oggi anche di più".
Foto: Gavino Ganau sul palco insieme a Tore Addis
Il "luogo" dell'arte: Il titolo LanD ExcapE evoca un paesaggio, una fuga. Quanto c'è della Sardegna, intesa come paesaggio dell'anima e territorio fisico, nel suo approccio alla composizione elettronica?
"Amiamo profondamente la Sardegna. È proprio il nostro paesaggio dell'anima, con i suoi pro e contro. La terra che abitiamo ogni giorno e che, probabilmente, ci sembra irrinunciabile. E questo passa in toto nella scrittura musicale. Il nome del gruppo nasce come espressione antitetica, che contiene la parola terra e fuga allo stesso tempo, terra propria, radice profonda, qualche volta catena, fuga dal resto e fuga verso di esso. Titoli, sonorità e atmosfere contengono l'isola come elemento profondo, anche se può non sembrare".
L'arte contemporanea è sempre più multidisciplinare. Vedremo in futuro una performance in cui le sue opere visive e la sua musica convivono dal vivo, completandosi a vicenda?
"Sì, è una cosa alla quale penso da tempo. Il legame tra l'arte visiva e la musica che creiamo è forte. Abbiamo già iniziato a fare qualcosa del genere. In diverse mostre tappeti sonori accompagnavano la visione delle opere, ma in modo un po' passivo. Con il collettivo LanD ExcapE ExpansE, del quale fanno parte, oltre me e Giovanni, il musicista elettronico Italowsky (Italo Bellu) e il videomaker Tore Addis, sperimentiamo performance in tal senso. Nel nostro live al Tempio Faber Festival del 2024 Tore Addis ha realizzato un video con delle mie opere pittoriche, create per l'occasione, oltre a una sua riflessione visiva sul paesaggio gallurese, naturale e antropizzato e che abbiamo riproposto anche durante il festival Bookolica del 2025, con in più l'intervento Sonoro di Italowsky. In futuro la sinergia tra musica e immagine sarà più articolata e stiamo studiando soluzioni originali e speriamo, efficaci".
Recentemente ha dato vita a un’opera concepita interamente in solitaria, nata nel solco di quell’esperienza collettiva ma caratterizzata da una cifra stilistica distinta. Cosa ha trovato nel silenzio della composizione solista che non poteva esplorare nel confronto con l’altro?
"Questo progetto solista è nato lentamente dentro l'alveo del LanD ExcapE. È un lavoro intimo che, come dici bene, si nutre nel silenzio, in notti che mi hanno portato a creare dei piccolo acquerelli pianistici ai quali si sono aggiunti, in seguito, brani più strutturati nell'arrangiamento, tra synth, sequencers e, in un paio di occasioni, percussioni. "Il Confine di pietra", è quasi un concept-album che si sviluppa indagando la dimensione personale, quella famigliare il rapporto visivo e mentale con il Limbara, montagna che ha accompagnato tutta la mia vita (la copertina è realizzata partendo da una foto scattata dalla mia finestra, a casa dei miei genitori). Il massiccio montuoso rappresenta per me un fatto fisico e mentale, che delimita e, allo stesso tempo, crea coordinate e ordine entro cui muoversi, un perimetro visivo al quale sono indissolubilmente legato. Un lavoro nato tra Tempio e Sassari, dove vivo da ventitré anni. Quattordici brani tra sonorità pianistiche, ambientali e experimental electronic. Il disco è ascoltabile il streaming o scaricabile gratuitamente su Bandcamp all'indirizzo:
https://gavinoganau.bandcamp.com/album/il-confine-di-pietra
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