Wednesday, 08 July 2026

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Cani a spasso da soli a Olbia: quando l'amore dei padroni non basta

Tra ordinanze e negligenza, il diritto del cane a una vita protetta

Cani a spasso da soli a Olbia: quando l'amore dei padroni non basta
Cani a spasso da soli a Olbia: quando l'amore dei padroni non basta
Laura Scarpellini

Pubblicato il 08 July 2026 alle 16:00

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Olbia.  L’estate gallurese, nel pieno del suo fervore turistico, porta con sé non solo il consueto afflusso di visitatori, ma anche il riemergere di vecchie e nuove criticità nella gestione degli animali d’affezione. Un fenomeno che restituisce l'immagine di un territorio attraversato da una profonda contraddizione: da una parte si cerca di contrastare il randagismo con ordinanze sempre più restrittive, dall'altra continua a essere tollerata l'abitudine di lasciare cani di proprietà liberi di vagare per le strade senza alcun controllo. Due realtà diverse, ma unite dallo stesso interrogativo: quale deve essere il giusto equilibrio tra benessere animale, sicurezza pubblica e senso di responsabilità?

Da un lato il dibattito pubblico è infuocato dalla recente ordinanza del Comune di Olbia che vieta la somministrazione di alimenti ai cani randagi presenti nella zona industriale, individuando in questo divieto uno degli strumenti per favorirne la cattura. Una misura che ha diviso l'opinione pubblica tra chi la considera indispensabile per interrompere il ciclo del randagismo e chi, invece, teme che possa penalizzare animali già costretti a vivere in condizioni di estrema precarietà. La linea tra controllo sanitario e tutela del benessere animale è sottile e richiede equilibrio, competenza e una visione condivisa. Dall'altro lato, però, continua a diffondersi un fenomeno che stride con la presunta civiltà che spesso ci piace attribuirci: quello dei cani di proprietà lasciati uscire ogni giorno per il loro "giro quotidiano". Animali che attraversano strade trafficate, percorrono marciapiedi, si avvicinano a ciclisti e pedoni, rischiano di essere investiti o di provocare incidenti. Una consuetudine ancora molto diffusa in diversi centri della Gallura, spesso giustificata come un gesto di libertà nei confronti dell'animale, ma che comporta precise responsabilità civili e penali per i proprietari.

 

Mentre si discute se sia giusto lasciare una ciotola di cibo a un cane randagio per facilitarne o impedirne la cattura, decine di cani che un proprietario ce l'hanno continuano ogni giorno a vivere, di fatto, come randagi, entrando e uscendo dalle proprie abitazioni senza alcun controllo. Le immagini di cani che schivano il traffico, si aggirano tra le aiuole e le auto in sosta o raggiungono persino le spiagge compaiono con sempre maggiore frequenza sui social network, accompagnate da commenti di preoccupazione e indignazione. Richiamati all'ordine da post e segnalazioni, i proprietari di questi "cani fantasma" troppo spesso si limitano a una scrollata di spalle, senza modificare abitudini che espongono i loro animali a rischi gravissimi. È qui che emerge il vero paradosso: da una parte assistiamo a una cura quasi maniacale verso il proprio pet, tra salviettine profumate, bandane, magliettine anti-caldo, passeggini, terapie e vezzeggiativi affettuosi come "tesoro", "pupo" o "amore di mamma". Dall'altra, gli stessi animali vengono lasciati liberi di affrontare traffico, incidenti e pericoli quotidiani, affidando la loro sicurezza al caso o al loro istinto.

L'approccio alla cultura pet necessita dunque di una profonda revisione. Non basta il microchip, il collare con targhetta o l'ultimo accessorio di moda. Serve un cambiamento culturale che rimetta al centro la responsabilità del proprietario, il rispetto delle regole e il reale benessere dell'animale. Perché spesso dietro un passeggino, una t-shirt o uno strambo cappellino si nascondono patologie importanti, affrontate con amore e sacrificio da proprietari disposti a tutto pur di curare il proprio cane. Proprio per questo appare ancora più difficile comprendere come quello stesso animale possa poi essere lasciato libero di attraversare da solo una strada trafficata.

L'amore per un cane non si misura dalla maglietta che indossa, ma dalla responsabilità con cui lo si protegge ogni giorno.