Wednesday, 08 July 2026
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Pubblicato il 08 July 2026 alle 12:00
Olbia. Il nome di Maria Lai richiama immediatamente il concetto di museo diffuso, quell'idea rivoluzionaria di un'arte capace di dialogare con il territorio, di valorizzare gli spazi e creare legami tra luoghi e persone. A Olbia, nella via Maria Lai del quartiere San Simplicio, però alcuni residenti parlano amaramente di un altro percorso "diffuso": quello del degrado, che tra rifiuti abbandonati, sterpaglie, materassi e angoli trasformati in bivacchi rischia di offrire l'immagine meno nobile della città. La segnalazione riguarda un'area nascosta dalla vegetazione, nei pressi dell'Università della Terza Età, dove le fotografie inviate alla redazione mostrano una situazione di forte incuria. Tra gli alberi si distinguono un materasso, secchi, contenitori, rifiuti di ogni genere e resti di quello che sembrerebbe essere stato utilizzato come rifugio improvvisato. A denunciare il problema è un residente del quartiere che, insieme al fratello, ha deciso di intervenire personalmente tagliando parte della vegetazione che nascondeva completamente l'area. "L'erba era talmente alta da coprire tutto. Abbiamo deciso di abbassarla sperando che, non essendo più un luogo appartato, non venga più utilizzato come ritrovo dello spaccio", racconta il cittadino. Secondo la testimonianza raccolta dalla redazione, il terreno sarebbe frequentato abitualmente da gruppi di persone che vi sosterebbero anche nelle ore serali e notturne. Il cittadino riferisce inoltre di aver notato giacigli di fortuna e sostiene che l'area venga utilizzata anche per attività legate allo spaccio e al consumo di sostanze. Si tratta, tuttavia, di dichiarazioni confermate solo dalla presenza di alcune siringhe di uso, al momento, imprecisato. Gli abitanti spiegano però di aver già richiesto più volte l'intervento delle forze dell'ordine e auspicano un'azione concreta da parte delle istituzioni, affinché l'area venga finalmente bonificata e restituita al quartiere.
Al di là delle segnalazioni sul presunto utilizzo dell'area, ciò che emerge con chiarezza è il problema del degrado urbano. In una città che punta sempre più sulla qualità della vita, sul turismo e sulla riqualificazione degli spazi pubblici, la presenza di aree abbandonate rappresenta una ferita aperta che alimenta insicurezza e malcontento tra i residenti. Il contrasto con il nome della via è inevitabile. Se Maria Lai ha lasciato in eredità una visione in cui l'arte diventa strumento di cura del territorio e delle relazioni umane, i cittadini chiedono oggi che anche questo angolo della città possa essere "ricucito". Non con un'opera d'arte, ma con interventi di pulizia, manutenzione, controlli e decoro, affinché il degrado non continui a occupare uno spazio che dovrebbe appartenere alla comunità.
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