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Storia di Raffaella, tra voli Meridiana, pop art, ritratti e samurai

La pittrice sarda Raffaella Usai oggi vive e lavora a Firenze

Storia di Raffaella, tra voli Meridiana, pop art, ritratti e samurai
Storia di Raffaella, tra voli Meridiana, pop art, ritratti e samurai
Patrizia Anziani

Pubblicato il 05 giugno 2021 alle 21:25

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Olbia. Sempre in viaggio tra Inghilterra, Germania, Francia e Spagna per poi diventare una girovaga professionista come assistente di volo. L’artista Raffaella Usai è una tra le centinaia di dipendenti che lasciò la compagnia aerea Meridiana nel 2015.  
Diciassette anni di vita intensi, quelli alle dipendenze della compagnia aerea oggi nota con il nome di Air Italy, nei quali Raffaella ha riscoperto la creatività e la passione per la pittura, sempre ricercata inseguendo le più importanti mostre d’arte nelle grandi capitali, e poi lo studio, l’amore e l’attenzione per i dettagli, la riscoperta dei suoi vecchi pennelli e quelle tele dipinte in gioventù che pensava di aver riposto per sempre in un cassetto.   

Nata a Cagliari 48 anni fa, Raffaella ha vissuto per lungo tempo a Olbia per poi trasferirsi definitivamente a Firenze, dove oggi vive e lavora, accanto al marito Adriano Busà fondatore di un’organizzazione internazionale di arti marziali. Qui ogni giorno lei si dedica alla sua arte e al lavoro di segretariato della World Ju-Jitsu Corporation. 
 

Come lei stessa ci spiega, Raffaella è un’artista autodidatta che ha cominciato a disegnare e dipingere fin da piccola: "Spesso da bambina mi incantavo ad osservare l’orizzonte del mare sognando di poter custodire per sempre quell’immagine. È così che ho iniziato le mie prime esperienze con i colori e le tele, cercando di esprimere le mie emozioni, cristallizzare quelle visioni per appenderle su un muro di casa. Desideravo, una volta dipinte, che queste fossero sempre con me. Non nego che a distanza di anni io abbia riscoperto il desiderio di riprendere in mano i pennelli, ricominciando per un breve periodo a dipingere proprio per i bambini, ispirandomi alla Pop art e all’artista conterraneo Bob Marongiu. Forse inconsciamente ho voluto ripercorrere, come in un lungo cammino a ritroso, quella particolare sottile linea meridiana, attraverso le emozioni del mio passato affinché questo non venisse perduto. La creatività è un seme che a volte rimane dormiente per anni”.


Un percorso artistico quello di Raffaella accompagnato da contrastanti emozioni sublimate anche dalla ricerca di quella sua spensierata fanciullezza vissuta tra i caratteristici profumi di creta e argilla della bottega dei genitori. Gli Usai di Assemini sono stati, fino alla loro pensione, specializzati in forniture di materiali per la ceramica artistica e punto di riferimento per numerosissimi artisti ceramisti provenienti da tutta l'Isola. 

La svolta decisiva nel 2008, Raffaella non avrebbe mai pensato che dopo il ritratto realizzato per lei dal pittore e orafo nuorese Franco Manconi, scomparso nel 2010, ne sarebbero nati tanti dalle sue mani: “Franco Manconi, si era formato all’Accademia delle Belle Arti di Firenze, era un artista a tutto tondo e un professore molto amato dai suoi allievi. Lui plasmava il colore con la stessa facilità con cui fondeva l’oro, o l’argento, per trasformarlo in un gioiello unico e prezioso. Avevo sottoposto alla sua attenzione alcuni miei lavori realizzati una ventina di anni prima. È  stato lui ad invitarmi a recuperare quei vecchi pennelli dal cassetto per ritornare a dipingere. Mi avrebbe fatto piacere mostragli i miei lavori a distanza di tanti anni, ma so in cuor mio che li avrebbe approvati” Così ci spiega Raffaella mentre ci mostra due quadri dell'artista barbaricino.

 

“Già da tempo mi ero riavvicinata alla pittura, avevo iniziato la ricerca e lo studio del colore, delle luci e delle ombre, con una grande cura per i particolari. La ritrovata spinta creativa, non vi è dubbio che sia stata data anche dal mio trasferimento nel capoluogo toscano. Sei anni fa ho lasciato la Sardegna portando con me i suoi colori, la bellezza dei costumi della nostra tradizione, i sapori, i profumi. Un importante lascito impresso nella mia anima. In Toscana ho ritrovato quelle stesse forti sensazioni attraverso la bellezza della sua capitale, Firenze, feconda fucina di grandi artisti e poeti, culla del Rinascimento e della lingua italiana.  Vivere circondati dalla bellezza, dell’arte o della natura, invita lo spirito a superare ogni paura”.  

Raffaella, dopo anni di studio e meticolosa ricerca si è specializzata in ritratti realistici, la sua tecnica rende i suoi dipinti unici, quasi fossero tridimensionali, veri. Accanto ai ritratti di gente comune i  suoi soggetti prediletti sono sicuramente i guerrieri samurai in chiave moderna: 
“Ho cominciato a dipingere i samurai in posa con le loro armature perché questi guerrieri sono vere e proprie icone di antiche e misteriose virtù, oltre a essere colti e specialisti in arti marziali, praticavano l’arte della scrittura, del tè oltre alle attività zen che rappresentano oggi le più autentiche tradizioni della civiltà giapponese. È stato mio marito ad introdurmi nel mondo affascinante del folclore nipponico. Il Giappone è una nazione insulare che, pur essendo dall’altra parte del mondo, sento oggi a me molto vicina”. 

Raffaella ha dipinto diversi ritratti e soggetti fortemente realistici, che richiamano la perfezione dell’arte giapponese il segreto per il quale sono indispensabili la bellezza e la connessione tra mente e corpo.  Uno dei suoi ultimi soggetti realizzati è una geisha, il risultato è sorprendente:
“Nei ritratti realistici mi esprimo al meglio. Adopero colori acrilici su pregiate tele di lino su cui riporto fedelmente ogni piccolo tratto, luce e sfumatura. L’intento è sempre quello di rendere vivi i miei quadri attraverso ogni morbida piega, tono, dettaglio, colpo di luce. Non mi stanco di ricercare la perfezione nei particolari, dare profondità e tridimensionalità al colore sovrapponendo strato su strato le tinte, con esso il mio sguardo si fonde a tal punto da entrare in simbiosi con l’anima stessa del soggetto da ritrarre”. 

Lo storico delle religioni e orientalista Silvio Calzolari è convinto che benché il Giappone e la Sardegna, siano “due mondi apparentemente lontanissimi per geografia, storia, lingua e cultura, progressivamente si avvicinano e si osservano favorendo occasioni di dialogo e scambio culturale”.  L'attenta osservazione dello studioso potrebbe dare qualche suggerimento in chiave di maggior promozione turistica:  “Indubbiamente tra il grande arcipelago orientale e la nostra Isola vi è più di una suggestiva e misteriosa assonanza. Penso alla nostra civiltà nuragica e a quella dell’antica civiltà giapponese Jomon, e poi agli studi del bororese Antonio Uda e alla sua grande intuizione sulla particolare tradizione poetica dei “Mutos” e quella degli Haiku giapponesi. Ma penso anche alla riservatezza  - sentimento in cui io stessa mi riconosco - di questo grande popolo che oggi con maggior interesse si avvicina alle nostre tradizioni più autentiche”. 

Raffaella in questi giorni è tornata in Sardegna, per riabbracciare la sua famiglia dopo i lunghi mesi di restrizioni a causa della pandemia, non scordando di portare con sé i suoi colori: “Abbiamo vissuto un periodo che ha messo a dura prova tutti quanti, ma finalmente la Sardegna è tornata in zona bianca. Nonostante i bagagli fossero già carichi non ho potuto fare a meno di portare appresso alcuni miei lavori da portare a termine. In questo particolare periodo mi sto concentrando sui volti e i colori dei costumi delle tradizioni orientali con uno sguardo all’India, senza dimenticare la mia Sardegna nella vita di tutti i giorni, perché come ho scritto sul sito personale raffaellausai.com la vita è talmente ricca di emozioni che ogni tanto mi diverto a catturarne una per consegnarla al trascorrere del tempo”.