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Scorie in Sardegna. Intervista a Bustianu Cumpostu: in gioco il nostro futuro

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Olbia, 19 Luglio 2015 – Ieri, nei tre aeroporti sardi (Costa Smeralda, Elmas, Riviera del Corallo, si è svolto un sit-in informativo del comitato NoNucle NoScorie che aveva lo scopo di informare turisti e sardi emigrati del pericolo che corre la Sardegna. Olbia.it ha intervistato uno dei leader del movimento: Bustianu Cumpostu.

Bustianu Cumpostu, un presidio per informare turisti e sardi emigrati: cosa sta accadendo?

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Siamo qui per sensibilizzare chi usufruisce della Sardegna per un breve periodo di vacanza oppure di lavoro, oppure perché è un emigrato che sta tornando a casa. Perché è chiaro che la responsabilità su questo territorio è dei sardi principalmente, ma anche di chi ne usufruisce. Siccome la Sardegna è in pericolo, noi intendiamo distribuire la responsabilità a tutti, compresi quelli che usufruiscono temporaneamente della Sardegna. Chiediamo ai turisti di dimostrare il loro amore per la Sardegna in tutte le sedi, chiediamo di fare tutto ciò che si può fare per difenderla.

Fonti parlamentari, non confermate, affermano che la Sardegna è la prima scelta per il sito nazionale di stoccaggio delle scorie nucleari.

Se fosse dal punto di vista geomorfologico, applicando i criteri che sono stati stabiliti dall’Ispra – che è un ente scientifico! – la Sardegna non avrebbe neanche un centimetro quadro di idoneità, di sito idoneo, per il deposito unico delle scorie, ma noi sappiamo che la decisione sarà politica. Perché il governo italiano, a loro dire e anche andando a vedere i loro documenti, hanno tutta l’intenzione di sbarazzarsi delle scorie sistemandole quanto più possibile lontane da loro e siccome il territorio più lontano che c’è è la Sardegna, intenderanno sistemarle qua. Anche perché l’analisi è sempre la stessa… E’ un popolo che protesta, sì, ma poi alla fine i posti di lavoro possono ricattare chiunque. Ecco perché noi riteniamo che il livello di guardia debba essere estramente alto. Il pericolo nnon è solo che il deposito unico vada ad ospitare solo le scorie delle quattro scalcinate centrali nucleari italiane, ma il pericolo è che succeda come per le basi militari! Che questi vadano ad affittarsi il deposito alla Germania e alla Francia!

A proposito di basi militati. La Sardegna ha il 60% delle basi militari italiane. Qualche settimana fa, alcuni dei sindaci dei comuni che ospitano le basi hanno protestato a favore delle servitù militari. Non è un po’ strano? Non è forse un contro senso?

Noi diciamo che il mondo è a colori. Quindi se c’è della gente che è a favore… va bene. E’ legittimo che siano a favore. Il problema è che non stanno tutelando il bene dei sardi e nemmeno l’interesse dei loro cittadini. Loro insistono sul tasto dell’economia. E’ chiaro che ci sono delle zone, diciamo così, baso-dipendenti. Però se andiamo a vedere le analisi economiche.. Per esempio, La Maddalena. Se andassimo a vedere i suoi dati Istat da quando è andata via la base, mica la disoccupazione è cresciuta! Assolutamente! E’ dimunuita e il reddito pro capite  aumentato! Quelli che contano sono i dati, non le impressioni o il dire della gente. La stessa cosa diciamo per il Salto di Quirra, tra Villaputzu, Muravera, Santu Idu. Andiamo a vedere i dati. Qual è il reddito pro capite prima della base e qual è quello adesso che c’è la base. Oppure, paragoniamo territori che sono similari. Paragoniamo, per esempio, Villaputzu, che ha Porto Corallo e tutte le altre spiagge, con Villasimius. Il reddito pro capite attuale di Villasimius è cinque volte superiore di quello di Villaputzu. Come è possibile? E’ possibile perché lì c’è la possibilità di sviluppo turistico, mentre a Villaputzu non si possono utilizzare le spiagge e tutti i beni ambientali che ci sono. Non possono utilizzare perché sono vincolati dalla base. Quindi non è che noi dobbiamo basarci sul contingente, sui quei quattro posti di lavoro che verrebbero a mancare mandando via la base. Non siamo neanche d’accordo di mandarli via con la bacchetta magica: bisogna creare le condizioni, anche dal punto di vista occupazionale, per mandarli via. I dati economici ci dicono, però, che le basi non producono reddito, ma vincolano le attività e quindi causano un danno economico.

Possiamo dire che le basi, o meglio l’economia militare, dà lavoro solo a chi lavoro in quel settore, mentre il turismo dà lavoro a tutti i settori come l’agroalimentare, la nautica, i servizi. E’ corretto?

Certo, perché c’è tutto un indotto. Il turismo va alimentato con ciò che consuma. Consumerà alimentare, consumerà trasporti, consuma tutta una serie di cose che noi dobbiamo prepararci a produrre perché alimentare quel tipo di industria. Se oggi c’è un bene in cui la sardegna può sperare, perché sarà il nuovo petrolio, è il cibo. NOi siamo in grado di produrre cibo di qualità. Abbiamo territori immensi, poco abitati, in grado di produrre quello che servirà in un futuro prossimo. Il cibo è il bene con più alto valore aggiunto. Questa è la nostra vocazione. Questo noi dobbiamo iniziare a fare.

C’è anche un problema di salute. Vi sono delle indagini che riguardano il Salto di Quirra, molto importanti, che preoccupano la popolazione.

Certamente. Ormai i dati sono evidenti, ma poi si leggono tra la gente. Se vai a Villaputzu o a Muravera, non c’è  chi non abbia un parente o un conoscente che in qualche modo abbia avuto una sindrome mortale legata alle sindromi causate dalle basi militari. E’ accertato che nei teatri di guerra, dove sono state esplose bombe a frammentazione, chi ha usato quelle bombe è obbligato a risanare i luoghi dove è avvenuta l’esplosione perché ritenuti altamenti pericolosi e nocivi. Ma che differenza c’è tra una bomba a frammentazione che è esplosa in guerra e quella che esplode in un poligono? Non c’è nessuna differenza! E quindi stiamo parlando di teatri di guerra anche se la guerra non c’è.

Potrebbe capitare ai sardi ciò che sta capitando a Taranto per l’Ilva. Cioè la “sindrome Ilva”… accettare tumori, malattie, servitù pur di avere 1000 euro al mese. La vita di una persona vale 1000 euro al mese?

Purtroppo questo in Sardegna succede già. Abbiamo la Portovesme srl che ricicla 380mila tonnellate di fumi di acciaieria, che nessuno  al mondo vuole – prima li stavano portando in Africa, adesso li stanno portando in Sardegna. Beh lì cosa vanno.. continuano ad andare avanti nonostante i bambini di Portoscuso abbiamo un tasso di piombo molto più elevato dei bambini di, che so, Ozieri oppure di Nuoro e così via. Continuano ad andare avanti perché il ricatto è quello.. l’occupazione! Non si crea altro sviluppo per permettere un sottosviluppo che sia il terreno di cultura di queste servitù.

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