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Cronaca Sardegna

Sardi contemporanei come i sardi preistorici: la prova è nel DNA

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Sassari, 25 febbraio 2020 – Il detto “il sangue non è acqua” ha una valenza del tutto particolare per la Sardegna e soprattutto per i sardi: una ricerca ha confermato la vicinanza genetica tra i sardi contemporanei e quelli preistorici.

Un team di ricercatori guidati da Francesco Cucca (professore di Genetica Medica dell’Università di Sassari e affiliato all’Istituto di Ricerca Genetica e Biomedica del CNR), Johannes Krause (Max Planck Institute di Jena) e John Novembre (Chicago University) riporta sulla rivista Nature Communications uno studio intitolato ‘Genetic history from the Middle Neolithic to present on the Mediterranean island of Sardinia.

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Lo studio riporta i risultati delle analisi effettuate a livello dell’intero genoma sul DNA estratto da resti ossei preistorici di 70 individui provenienti da più di 20 siti archeologici sardi che coprono un periodo che parte dal Neolitico Medio e arriva fino al Medioevo.

“Il DNA varia da individuo a individuo in seguito ad ‘errori’ durante la sua replicazione, noti come “mutazioni”, che si accumulano di generazione in generazione. Il confronto tra i punti del genoma in cui le sequenze di DNA differiscono tra individui (varianti genetiche), fornisce informazioni preziose su somiglianze, differenze, origine e relazioni passate”, spiega l’Università di Sassari.

“Uno strumento imprescindibile per ricostruire direttamente eventi demografici del passato e in particolare della preistoria, è rappresentato dallo studio del DNA antico isolato da campioni, più comunemente ossei, acquisiti da siti archeologici”.

“A causa dei processi di degradazione del DNA post-mortem il DNA antico è più degradato rispetto al materiale genetico contemporaneo e questo ha precluso per lungo tempo questo tipo di studi se non in campioni eccezionalmente ben preservati come quelli trovati nei ghiacciai o nel permafrost”.

“Negli ultimissimi anni lo studio del DNA antico è stato rivoluzionato grazie ai progressi nelle tecniche di caratterizzazione della variabilità genetica che consentono di sequenziare e analizzare anche corti frammenti di DNA antico degradato e grazie all’osservazione che campioni di DNA provenienti da un particolare sito anatomico, la rocca petrosa nell’osso temporale, forniscono DNA antico molto meglio preservato. Questo consente ora lo studio di campioni di DNA antico isolati in regioni come la Sardegna a clima subtropicale/temperato”.

“Nello studio  di Marcus e colleghi vengono riportati i risultati delle analisi effettuate a livello dell’intero genoma sul DNA estratto da resti ossei preistorici di 70 individui provenienti da più di 20 siti archeologici sardi che coprono un periodo che parte dal Neolitico Medio e arriva fino al Medioevo”.

“I primi individui neolitici mostrano una forte affinità genetica con le popolazioni del Neolitico del Mediterraneo occidentale, e in Sardegna una pressoché completa continuità genetica fino al periodo nuragico (secondo millennio a.C.)”.

“Comparando i risultati ottenuti dal DNA antico con quelli rilevati sequenziando il DNA di migliaia di sardi contemporanei e, a partire da individui provenienti da siti fenicio-punici (primo millennio a.C.), si osservano segnali di flusso genetico da altre popolazioni provenienti principalmente dal Mediterraneo orientale e settentrionale”.

“Peraltro, rispetto ad altre popolazioni contemporanee, la popolazione sarda mostra una maggiore continuità con la popolazione vissuta nello stesso territorio in epoca preistorica”.

“Per questo i sardi contemporanei esibiscono – relativamente ad altre popolazioni- un più elevato grado di somiglianza genetica con i campioni di DNA estratto da resti ossei  preistorici provenienti dallo stesso territorio ma anche da siti neolitici (tra 10.000 e 7.000 anni fa) e pre-neolitici (>10.000 anni fa) dell’Europa continentale.  Lo studio conferma che queste somiglianze sono più marcate in regioni storicamente più isolate dell’isola, quali l’Ogliastra e la Barbagia”.

“I sardi contemporanei rappresentano quindi una riserva di antiche varianti della sequenza del DNA appartenenti ad antiche linee di ascendenza proto-europea, attualmente molto rare nell’Europa continentale. Lo studio di queste varianti genetiche aumenta considerevolmente la risoluzione delle analisi genetiche per capire la funzione dei geni e dei meccanismi che, al seguito del loro malfunzionamento, sono alla base di malattie genetiche”.

Alla ricerca hanno contribuito tra gli altri Cosimo Posth, Luca Lai, Anna Olivieri, Carlo Sidore, Jessica Beckett, Robin Skeates, Maria Giuseppina Gradoli, Patrizia Marongiu, Salvatore Rubino, Vittorio Mazzarello, Daniela Rovina, Alessandra La Fragola, Rita Maria Serra, Pasquale Bandiera, Raffaella Bianucci, Elisa Pompianu, Clizia Murgia, Michele Guirguis,  Rosana Pla Orquin.

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