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Rubrica "Pillole di crescita": inizia la scuola, ricomincia anche un po' di noi

Accogliere le fragilità del rientro tra i banchi: l'intervista alla coach Michelle Oetterli

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Ilaria Del Giudice

Pubblicato il 27 September 2026 alle 07:00

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Olbia. Con l'arrivo di settembre si riaccendono i ritmi quotidiani tra zaini nuovi, quaderni ancora intonsi e orari da incastrare. È il momento dei grandi ritorni e delle ripartenze. Se da un lato il suono della prima campanella porta con sé l'entusiasmo delle novità, dall'altro nasconde, per molti bambini e ragazzi, un carico d'ansia e di aspettative non sempre facile da raccontare. Le richieste di aiuto e le segnalazioni di famiglie in difficoltà per un avvio scolastico complesso - a tutti i livelli, dalla primaria alle superiori - non si sono fatte attendere. Per addentrarci tra le pieghe emotive di questo delicato passaggio, ne abbiamo parlato con la coach Michelle Oetterli dello Studio MDJ, riflettendo su cosa accada nel vissuto dei più giovani e su come gli adulti possano diventare un reale punto di forza.

Il rientro tra i banchi non è mai una semplice questione di rendimento o di orari, ma una sfida che si gioca soprattutto sul piano relazionale e personale. Spesso affiora nei ragazzi la paura profonda di non trovare il proprio posto, accompagnata dalla sensazione che gli altri siano già tutti integrati mentre ci si sente irrimediabilmente all'esterno. Nasce così il timore di non essere abbastanza bravi, simpatici o sicuri di sé, una fatica invisibile che si traduce in un silenzio riflessivo, in sguardi verso i compagni e in domande intime sul perché gli altri sembrino così padroni della situazione mentre ci si sente così vulnerabili. "Ma c'è  una consapevolezza fondamentale che ogni studente dovrebbe custodire - sottolinea Oetterli - non sentirsi subito integrati non significa affatto non essere capaci di stare con gli altri. Ognuno possiede i propri tempi emotivi e biologici. C'è chi stringe amicizia in cinque minuti e chi necessita di settimane per sentirsi davvero a proprio agio; c'è chi parla molto per mascherare la timidezza e chi preferisce osservare in silenzio prima di muovere un passo. Non esiste un cronometro dell'appartenenza e, soprattutto, non serve diventare qualcun altro per farsi accettare. Non occorre essere i più divertenti, avere sempre la risposta pronta o piacere a tutti, ma solo trovare piano piano il proprio spazio e le persone con cui poter essere autentici".

I fligli portano al cospetto dei genitori difficoltà e dubbi e l'istinto primario di un papà o di una mamma potrebbe essere quello di intervenire immediatamente per risolvere il problema, che si tratti di fare una telefonata, chiarire con qualcuno o sistemare la situazione al posto loro. Ma questo è realmente funzionale? "Sebbene l'intervento diretto sia doveroso di fronte a circostanze serie che mettono a rischio il benessere del bambino, non ogni ostacolo richiede che un adulto si sostituisca al ragazzo. - risponde la coach - A volte il regalo più grande che si possa fare è esserci senza prevaricare: ascoltare, fare domande senza trasformarle in un interrogatorio e offrire la certezza di un supporto costante, lasciando al contempo uno spazio in cui i giovani possano provare a capire cosa fare, cercare soluzioni, sbagliare e riprovare. Quando ci si precipita a sistemare ogni cosa, anche con le migliori intenzioni, si rischia involontariamente di trasmettere il messaggio che da soli non ce la si possa fare. Al contrario, comunicare fiducia nelle loro possibilità permette di costruire qualcosa di molto più profondo della soluzione a un singolo problema: si edifica la stima nelle loro stesse capacità. Questo approccio non equivale a lasciarli soli, ma a coprire loro le spalle senza togliere la possibilità di camminare con le proprie gambe".

Di fronte a una caduta, diventa allora fondamentale evitare frasi svalutanti, aiutando i bimbi e i ragazzi invece a riflettere su quali passi compiere per ripartire. Crescere non significa avere sempre qualcuno che spiani la strada, ma sapere che, anche nei momenti complessi, c'è chi protegge mentre si impara a percorrerla, offrendo il dono più grande per il nuovo anno scolastico: la certezza di una presenza che crede in loro, qualunque cosa succeda.