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Cala Moresca, il set mette a nudo il vero problema: la star del cinema va protetta dagli incivili

Un sopralluogo mette in luce il problema di Cala Moresca

Cala Moresca, il set mette a nudo il vero problema: la star del cinema va protetta dagli incivili
Cala Moresca, il set mette a nudo il vero problema: la star del cinema va protetta dagli incivili
Patrizia Anziani

Pubblicato il 25 September 2026 alle 16:40

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Golfo Aranci. Cala Moresca è intatta nella sua bellezza selvaggia. Il mare, la spiaggia, il promontorio: è sempre lei, una delle cartoline più amate e conosciute della Gallura. Dopo il film La Sirenetta, prodotto dalla Walt Disney Pictures(2023), la località è tornata a essere una straordinaria location cinematografica, questa volta per “Un weekend da bamboccioni 3”, il film prodotto da Netflix e Panorama Films che vede tra i protagonisti il noto attore comico americano Adam Sandler. Ma basta lasciare la battigia e spostarsi nella vegetazione che la circonda per trovarsi davanti a tutt'altro spettacolo: fazzoletti sporchi, assorbenti e feci umane. Olbia.it lo ha documentato durante un sopralluogo nell'area del set, dove in questi giorni si lavora all'allestimento, per verificare i presunti danni ambientali denunciati. In alcuni punti non serve neppure cercare: il fetore arriva prima ancora di capire da dove provenga.

Il paradosso è che a mettere in luce il degrado è stato uno degli interventi finiti al centro delle polemiche degli ambientalisti. Si tratta del livellamento di un'instabile discesa che poi si dirama in due sentierini diretti al mare, realizzato con materiale inerte stabilizzato per creare uno spazio necessario alla produzione, richiesto e autorizzato dagli enti competenti. Oggi è un'area messa in sicurezza, così anche la strada che porta a Cala Moresca, e facilita anche la manovra di eventuali mezzi di soccorso. L'aspetto è tutt'altro che secondario: in passato proprio le caratteristiche del percorso avevano complicato i soccorsi a una bagnante ferita a un piede dopo essersi addentrata in un tratto di costa recintato e vietato ai pedoni.

Sul livellamento si è concentrata l'attenzione di Maremosso, gruppo di cittadinanza attiva a Golfo Aranci, e del GrIG. Eppure basta guardare pochi metri più in là per trovare ciò che è rimasto fuori dal dibattito di questi giorni: lo stesso degrado che accoglie chiunque si addentri nella macchia. Controllare interventi, autorizzazioni e prescrizioni in un luogo così delicato è sacrosanto, ma proteggere Cala Moresca significa anche guardare a ciò che succede quando le telecamere sono spente e non ci sono cantieri su cui puntare i riflettori. Il set è arrivato per qualche giorno, con i bagni chimici al seguito, ma il problema sembra piuttosto quello che resta dopo il passaggio di chi frequenta la caletta ogni giorno senza rispettarla.

Su questo urgente problema, vista la notorietà della spiaggia, il Comune di Golfo Aranci dovrebbe aprire una riflessione. Una località tanto fragile e affollata può continuare a restare senza controlli mirati, affidata soltanto al senso civico dei bagnanti e dei frequestatori sportivi di Capo Figari? Le spiagge a numero chiuso e a pagamento in Sardegna non sono più una novità. Cala Moresca a pagamento per i non residenti, da aprile ad ottobre, non scandalizzarebbe più nessuno. Gli incassi potrebbero essere destinati alla pulizia, ai servizi igienici, alla manutenzione e alla vigilanza. Non per sottrarre la spiaggia a chi vuole viverla, ma per evitare che sia il suo stesso successo a condannarla a un carico antropico non più sostenibile e quindi al declino. Cala Moresca, ormai, è anche una “star del cinema”: un set naturale capace di attirare produzioni e di portare nel mondo l'immagine di Golfo Aranci e della Gallura. E una star così preziosa va protetta, soprattutto da chi non ha ancora imparato a trattarla con cura. Forse il set di Netflix e Panorama Films, involontariamente, un merito lo ha avuto: spostando un po' di terra ha sollevato il tappeto. E sotto c'era il vero problema.

In copertina Cala Moresca in una foto del fotografo Maurizio Torrazza per Olbia.it.