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Povero ponte, povero fiume

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S’elighéddhu → Selighéddhu → Silighéddhu.

È con quest’ultimo nome (a ricordo d’un piccolo leccio) che vieni comunemente indicato e riconosciuto come uno dei corsi d’acqua che in anni recenti si sono conquistati gli onori della cronaca locale e nazionale a causa delle tragiche esondazioni provocate dalle abbondanti piogge. La rabbia di coloro che ne hanno subito le tristi conseguenze (improvvisa, la tua prima; prevista e per tempo annunciata, la tua seconda) ci appare quanto mai giustificata.

E non per tua colpa, ovviamente.

È proprio vero: dopo lunghi anni di provocazioni subite da te e dai tuoi confratelli della piana olbiese vi siete violentemente ribellati. Avevate subito abbastanza le insensate e innaturali strozzature, occlusioni, costrizioni, indifferenze e il mancato rispetto da parte di chi, irresponsabilmente, decideva, autorizzava, deliberava, pianificava e, di conseguenza, imbrigliava, interrava, interrompeva, cementificava…!

Ora, così come accade frequentemente in natura, dopo le subite provocazioni, ecco esplodere la vostra rabbiosa ribellione al fine di riappropriarvi del legittimo spazio vitale che vi è stato a forza sottratto. E tu, vecchio ponte Silighéddhu non hai potuto opporti alla recentissima e inevitabile amputazione. Non ci sei più…!

Poiché la memoria e i ricordi sono l’unica “macchina del tempo” che ci consente di volare a ritroso negli anni, perché non approfittare di un facile e gratuito passaggio offertoci dalla visione di alcune immagini che ci rimpallano nel passato?

Chiudiamo gli occhi e liberiamo la fantasia…

Macchina del tempo, indietro tutta fino al 1935!

Eccoti, dunque tranquillo e possente, caro ponte, mentre accogli la presenza dei miei cari in anni precedenti la tragedia dell’ultimo conflitto mondiale.

 

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… È, forse, un tiepido pomeriggio primaverile… Sa dzoventude olbiesa “i giovani olbiesi” non perde occasione per una lenta passeggiata lungo s’istradone ‘e Témpiu “la lunga strada per Tempio”. Si scherza, si ciarla, ci si offre ai promettenti raggi del sole, ci si sdraia sull’erba a sognare i prossimi bagni a Puntistaula, a S’Arrasólu, a Mogadiscio e persino alle Saline… Tutto è protetto dal silenzio ovattato d’una campagna che si estende verso la periferia del non esteso centro abitato, fino a lambire l’attuale rotatoria di Corso V. Veneto nata sul sito dove sorgeva il ponte sul Gaddhurésu.

Che pace…!

La nicchia  di Sant’Antonio deve essere ancora costruita e darà il nome al rione che le crescerà attorno. La parte alta della leggerissima collina segna per molti il punto di svolta per ripercorrere la strada di ritorno: una, due, tante volte… il tempo è un alleato. Forse solo i più distratti dal chiacchiericcio si spingono fino a raggiungere il terzo chilometro e, quindi, su ponte ‘e Silighéddhu; e fra costoro ecco rappresentati alcuni fra i miei famigliari. Da sinistra zia Giacomina Destro, zio Salvatore Masala, zia Edvige Destro, mia madre Itria Angela Panedda, le zie Domenichina e Arturina Pala e, per ultima, zia Giovannica Masala. Del gruppo fa parte anche mio padre il quale si trova, per ovvi motivi, al di qua della macchina fotografica. Sebastiano non si accontenta della ripresa appena effettuata: la giudica troppo statica, priva di… Insomma vanno bene i famigliari sul ponte; altrettanto bene il ponte sul fiume; ma il fiume?

 

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Così il quadro è completo: famigliari, ponte, fiume!

Sentite il rumore della cascatella?

Scorri pure indisturbato, Silighéddhu…! Ti attendono ancora anni di tranquillità prima che…

Intanto raggiungiamo gli anni della guerra.

Eccoci al 1941…

Mio padre, con al seguito mio fratello Pietro, (io ancora non mi sono deciso ad arrivare: meglio attendere la fine delle ostilità per non correre alcun rischio) sceglie nuovamente il rio Silighéddhu come teatro di posa e… click!

 

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Altro scatto: Pietro, ponte, fiume e… il perenne gorgogliare della cascatella…

 

Così scorreva placido Silighéddhu imitando lo scorrere di quei lontani giorni che, ancora per poco, sarebbero stati placidi fino alle devastanti piogge di bombe che avrebbero di lì a poco ferito gravemente Olbia e gli Olbiesi.

Tu, invece, caro vecchio ponte Silighéddhu, ne uscirai indenne fino a quando verrai abbattuto da un artiglio d’acciaio che, spero, cancelli definitivamente anche, e soprattutto, la nostra cieca e colpevole stupidità responsabile, lei sì, della tua definitiva condanna.

 

© Dionigi Pala 2015

 

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