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Olbia, ritratto della pluripremiata Vanna Sanciu: "il mio cuore parla sardo"

La poetessa racconta il suo percorso artistico, regalandoci anche una poesia inedita

Olbia, ritratto della pluripremiata Vanna Sanciu:
Olbia, ritratto della pluripremiata Vanna Sanciu:
Camilla Pisani

Pubblicato il 27 marzo 2021 alle 06:00

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Olbia. La poesia ha un suo linguaggio, multiforme, camaleontico: può essere frutto di una precisissima metrica, può procedere per rime baciate o versi sciolti, può alludere ai tormenti dell’animo o alla maestosità della natura; è una materia complessa, certamente soggettiva, ma la lingua che sceglie è sempre sintomatica della sua intima natura.

Significativa, quindi, la produzione poetica di Vanna Sanciu, autrice pluripremiata, che ha scelto come linguaggio d’elezione per le sue poesie il sardo nella sua variante logudorese: la scrittrice, nata a Buddusò nel 1956, insegna in una scuola primaria di Olbia, città dove risiede. Da sempre coltiva la passione per la letteratura e la poesia, soprattutto per le opere di autori sardi.

Contributor di “OLBIAchefu”, nel 2015 ha sostenuto l’idea della poetessa messicana Ana Maria Serna e del Colidolat (Coordinamento ligure donne latino americane) traducendo in logudorese la poesia “Antes que l’amor me mate” (“In antis chi s’amore mi ‘ocat”), pubblicata insieme ad altre dieci versioni in altrettante lingue, nel libro di Ana Maria Serna, “Antes que el amor me mate-Prima che l’amore mi uccida. Dal 2016 è iscritta all’Associazione Culturale “Amistade”, che pone tra i suoi obiettivi la promozione della cultura e dell’identità sarda e collabora attivamente alla realizzazione dei progetti culturali dell’associazione. Coltiva la passione per il teatro; nel 2017 è entrata a far parte del gruppo teatrale di Padru, “Finimila sa cumédia“.

Vanna Sanciu ha tradotto in logudorese numerosi testi poetici scritti in italiano dal poeta musicista Dott. Francesco Burrai. Nel mese di maggio 2018 ha partecipato ad uno spettacolo ideato dal musicista” Music for prison” tenutosi nella casa di reclusione di Nuchis, leggendo una poesia in Limba dedicata ai carcerati e alcuni testi di Francesco Burrai. Inoltre, ha partecipato allo spettacolo “Arts for autism”, con la direzione artistica di Francesco Burrai e la collaborazione dell’Associazione “Sensibilmente” che ha nella sua missione la tutela e l’integrazione sociale delle persone autistiche e delle loro famiglie. Lo spettacolo è stato messo in scena nei locali dell’Archivio Cervo, (dove è stata catalogata la più importante collezione di supporti fonografici prodotti in Sardegna e/o da artisti sardi), con la collaborazione di tutta la famiglia Cervo.

La poetessa Sanciu ha partecipato anche a numerosi incontri di letture poetiche, che le hanno dato l’opportunità di conoscere e confrontarsi con altre sensibilità artistiche. Le sue poesie in limba raccontano in maniera profonda il suo mondo interiore, fatto di suggestioni, timori e speranze: la scelta di utilizzare il logudorese nasce da un lutto dolorosissimo, il cui balsamo è stato proprio cominciare a verseggiare nella lingua familiare; un modo di distillare il dolore rendendolo in parole, rendendo omaggio ed allo stesso tempo compiendo una scelta stilistica.

“La poesia in certi momenti è un inno alla vita, ma soprattutto è una forma di resilienza nei confronti dei momenti difficili. Nello scrivere poesie trovo conforto, ma anche la speranza di recare una sorta di abbraccio universale alle fragilità comuni a tutti gli esseri umani. Ho sempre amato leggere poesie, fin da piccola, tanto che ricordo che il momento scolastico dell’imparare a memoria non lo vivevo con disagio come i miei coetanei, ma con piacere – ricorda la poetessa – ed ho cominciato ad appassionarmi all’opera di Neruda e Garcìa Lorca, Saba e Ungaretti. Apprezzo la narrativa, ma trovo che la forza della poesia, di un bel verso, possa essere fonte di una riflessione profonda”.

La scelta del sardo è anch’essa frutto di una passione antica, che mette radici nella prima infanzia: “le mie prime parole sono state in sardo, e sono sempre stata in contatto con il bel verseggiare, anche in momenti di convivialità, benché durante l’adolescenza me ne sia volutamente allontanata, un po’ per quella ribellione legata alla ricerca di sé tipica dell’età. Trovo che scrivere in limba sia una scelta importante per recuperare una parte della nostra identità culturale, persa negli anni in virtù di una certa mentalità; a mio avviso un popolo perde molto del suo patrimonio, nel momento in cui dimentica la sua lingua, dunque recuperare il sardo anche nelle nuove generazioni potrebbe rappresentare un arricchimento, senza chiusure ma anzi forte di una ricchezza culturale in più” conclude Vanna Sanciu.

L’autrice, che si occupa anche di svolgere laboratori di lingua sarda per bambini, in occasione della recente Giornata Mondiale per la Poesia, ha composto dei versi dedicati proprio a questa suggestiva arte:

“Solu tue, poesia

Benis cun dilighia

t’iset’ in soledade,

si s’ànim’ est aflit’e in turmentu,

acudis, poesia,

cun lughes de beltade,

pro mi dare cunfortu cun apentu.

Cun tegus ‘alci’ a chelu

lughente de isteddos,

in logos infinidos de consolu

pro curp’ acato velu,

so lizu che piseddos

e s’ànima lizera leat bolu.

Atesu sos ingannos,

sos lamentos, sas gherras,

muros de contierras,

males de custos annos.

E bàntzigh’ in sos bratzos

de custa vida noa

chi mi leat in coa

isorvende sos latzos.

M’addescas de amore

pro torrar’a su mundu

a cumbatare penas cun ressignu,

ponzende su dolore

in custu girutundu,

de su fadu mi mustras su disignu.

Lasso su time time

e chirco galu lughe

cun coro de ispantu semenadu,

‘utios de sublime,

jutende custa rughe

m’ammento de su ch’est malefadadu”.