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Olbia, Percolato siciliano: spulciamo i documenti

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Olbia -La vicenda del percolato siciliano in arrivo da Palermo sembra ormai essere archiviata. Rimangono aperte però questioni fondamentali. L’ordinanza 7/2008 del Sindaco Gianni Giovannelli è ancora valida? Può il Cipnes smaltire per conto terzi tutta quella quantità? Serviva davvero quel percolato? E così via.
Per quel che riguarda la prima questione, ha risposto il primo cittadino olbiese. “Certamente la mia ordinanza è valida – ha dichiarato Gianni Giovannelli – tutto quello che faccio è concordato assieme all’ufficio legale del Comune”.
Alcune delle altre domande, invece, possono trovare risposta nel plico consegnato alla stampa in occasione della conferenza stampa svoltasi presso la sede del Cipnes a Cala Saccaia.
Partiamo dall’AIA (Autorizzazione integrata ambientale) rilasciata dalla Provincia di Olbia Tempio il 4 Giugno 2010 con protocollo 17982 (determinazione n°145 del 26/04/2010). A pagina 5 della suddetta determinazione iniziano a comparire le informazioni che ci interezzano. All’articolo 2 spuntano le quantità che il depuratore può trattare per l’impianto trattamento rifiuti liquidi: 400 mc/giorno
All’articolo 3 spunta l’elenco dei rifiuti liquidi (e relative quantità annue) che l’impianto può smaltire.
Scorriamo l’elenco ed ecco che troviamo il codice che ci interessa: 170903 percolato di discarica non pericoloso. Il Cipnes ne può trattare 45000 mc/anno.
All’articolo 4 ci sono le prescrizioni. Il punto sei è quello che ci interessa e recità così:

“il quantitativo massimo di rifiuti liquidi trattati giornalmente in conto terzi e convogliati al processo biologico non deve superare il 10% della quantità trattata dallo stesso giornalmente”.

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In totale il Cipnes è abilitato a trattare 146000 mc di rifiuti liquidi che, divisi per 365 giorni, dà 400 mc al giorno. Secondo quanto stabilito dal contratto firmato con la Paradivi, il Cipnes avrebbe dovuto trattare 40mila tonnellate per una annualità, pari a circa 109 tonnellate al giorno. Se la matematica non è un’opinione – e se, chiaramente, abbiamo capito bene ciò che prescrive l’AIA, il 10% della quantità di rifiuti liquidi trattati al giorno è 40 tonnellate (o metri cubi). A meno che i calcoli non siano stati fatti basandosi sugli anni operativi. Il carico sarebbe stato diviso tra il 2013 e il 2014. Nel 2013, con 3000 tonnellate a carico, sarebbero state trattate 24mila tonnellate che, divise per 365, danno 65 tonnellate. Anche qui però superiamo la fatidica soglia del 10%.
Le 40 tonnellate giornaliere sforate non sono l’unico aspetto che non torna numericamente parlando.
Nel 2013 il Cipnes ha trattato 10mila tonnellate di percolato. Residue, dunque, ne rimanevano 35mila.
Eliminiamo le 24mila che sarebbero dovute arrivare dalla Sicilia: ne restano 11mila. Siamo sicuri che questa quantità residua sarebbe bastata a non superare il limite prescritto dall’AIA? Ai tecnici la sentenza.

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