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Olbia, nuovi indirizzi scolastici: petizione in atto

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Olbia, 11 Maggio 2014 – Combattere la dispersione scolastica non è facile, specie in una Regione come la Sardegna dove le sue percentuali sono altissime. La maglia nera della dispersione è della Gallura: il 28% degli studenti abbandona il corso di studi e la maggior parte di questi abbandoni avviene al secondo anno delle superiori. Come mai? La risposta a questa domanda non è facile perché è evidente che il problema è complesso. Condizioni familiari particolari, poca attenzione da parte dei docenti, offerta formativa non all’altezza: questi sono solo alcuni dei fattori che possono spingere i giovanissimi a lasciare gli studi e a non conseguire un diploma oggi necessario per poter lavorare.

Il coordinamento dei Comitati di Quartiere, presieduto da Pier Giovanni Porcu, ha così deciso di dare vita ad una petizione per aumentare l’offerta formativa del territorio. L’idea di fondo è semplice: stimolare i ragazzi con un’offerta più vicina ai loro interessi, ma anche alle specificità economiche della Provincia.

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La petizione è stata presentata ieri nell’aula magna della Scuola Media “Armando Diaz” ed è sostenuta dalla Confcommercio, dalla segreteria cittadina del Partito Democratico, dal Consorzio Centro Città, dalle Scuole olbiesi, dal Consorzio per la Tutela delle Cozze Olbiesi, dall’Associazione Cittadinanza Attiva, dai sindacati (Cgil in testa) e dall’Avis di Olbia.

Cosa propone la petizione? Di aprire nuovi indirizzi scolastici ad Olbia per rispondere alle richieste del territorio, ma soprattutto dei ragazzi. Gli indirizzi proposti sono il Nautico, il Liceo Musicale, il Liceo Scientifico a indirizzo Sportivo, l’indirizzo Agroalimentare indirizzato sulla produzione e trasformazione.

Durante la presentazione non è però mancata una nota polemica. Una mamma, Silvia Putzu, ha fatto notare che il problema non è solo delle superiori. “Stiamo parlando delle superiori – ha detto la signora Putzu -, ma ci rendiamo conto che non ci sono posti negli asili e nelle elementari? Le mamme sono costrette a rimanere a casa e non lavorare“. Il problema sollevato dalla signora Putzu è molto importante e coinvolge centinaia di famiglie olbiesi. Chi ha le possibilità economiche non rinuncia all’asilo e paga la retta nelle scuole private. Ma chi non ha abbastanza risorse economiche è costretto a fare una “scelta di vita” rinunciando a posti di lavoro per stare dietro ai figli. Questo è un problema che tocca principalmente le donne anche a causa di retaggi culturali che demandano la cura dei figli all’universo femminile. E sono proprio le donne a pagare il prezzo maggiore di questa “cultura”. A rispondere alla signora Putzu è stato Franco Dore, docente del Liceo Scientifico e delegato della Cgil. Il professor Dore, difendendo ovviamente la petizione, ha però dato sostanzialmente ragione alla signora Putzu. “Non tutti sanno che l’anno scorso – ha detto il professor Dore – un circolo di Olbia ha restituito le classi all’ispettorato perché non c’erano abbastanza aule“. Insomma, i bambini ci sono, i docenti anche, ma a mancare sono le strutture fisiche: le scuole e le aule.

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