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Olbia e la “politica del fare”: un mito basato sull’attribuirsi opere altrui

Molte delle opere che il sindaco si attribuisce sarebbero mutuate dalle giunte precedenti

Olbia e la “politica del fare”: un mito basato sull’attribuirsi opere altrui
Olbia e la “politica del fare”: un mito basato sull’attribuirsi opere altrui
Camilla Pisani

Pubblicato il 08 ottobre 2021 alle 06:00

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Olbia. Opere pubbliche, edilizia culturale, interventi per l’ambiente, per la viabilità e per il rischio idrogeologico: sono decine le opere citate dall’attuale sindaco, a conclusione del suo precedente programma elettorale, che sarebbero state ideate e poste in essere sotto la sua amministrazione, dal 1997 al 2007.

“La giunta Nizzi in dieci anni è stata capace di predisporre e portare a termine innumerevoli opere pubbliche, spendendo circa 285 milioni con un enorme ricaduta sul tessuto economico sociale della città” questa la citazione testuale, seguita da tre folte cartelle in cui si enumerano interventi di varia natura, che il sindaco si attribuisce. Ma è davvero andata così?

Secondo alcune fonti pare proprio di no: Nizzi avrebbe infatti inaugurato una larga serie di lavori pubblici, dimenticando però di riconoscerne la paternità; il suo modus operandi, secondo alcuni, sarebbe sempre lo stesso, cioè riprendere progetti ideati e progettati (e non da ultimo, finanziati) dalle precedenti giunte, rimaneggiandoli e mettendoci poi la firma.

Un primo esempio è la realizzazione del Tunnel e del Waterfront antistante il Comune, voluto dall’allora ministro Prandini, cui si era agganciato il sindaco Gianpiero Scanu, e che in seguito l’attuale primo cittadino ha inaugurato; stesso iter per il Fausto Noce, i cui primi finanziamenti e progetti sarebbero da ricondurre alla giunta Cocciu, per poi essere rimaneggiati molto dopo dalla giunta Nizzi, che li ha poi portati alla luce.

L’ex Mattatoio Comunale, progetto fortemente voluto ed iniziato dalla giunta Giovannelli, che in origine di progetto avrebbe dovuto essere la sede di un museo di arte contemporanea sarda, è stato infine modificato nella sua destinazione d’uso (diventando sede della banda Mibelli e scuola di musica), ed inaugurato dall’attuale sindaco. Il completamento della chiesa di N.S. De La Salette? Una semplice rinfrescata. La ristrutturazione della Chiesa di San Simplicio sarebbe stata invece opera della giunta Scanu e dell’assessore regionale Nardino Degortes, grazie ai quali sarebbero stati reperiti seicento milioni da destinare agli interventi (destinati a San Simplicio, San Paolo e tutte le chiese dell’agro come Cabu Abbas, ad esempio).

Nota di merito per quanto concerne l’edilizia scolastica, anche grazie alla sensibilità dell’assessora Serra: ma il trasferimento ad Olbia della sede distaccata dell’Università di Sassari, riferiscono le fonti, è ben precedente all’intervento di Nizzi (al contrario di quanto affermato in coda di programma elettorale).

Il “completamento dell’anfiteatro di Porto Rotondo” non sussisterebbe nemmeno, essendo mancante di una parte essenziale (tra cui un fondale costituito da travi di legno) di quanto progettato da Ceroli. Piazza Mercato è invece riconducibile interamente all'amministrazione nizziana, con gli esiti che conosciamo.

Sulla viabilità, gran parte di quanto citato faceva parte dei piani urbanistici delle giunte precedenti, poi mutuati dall’amministrazione Nizzi ed “inaugurati”; la realizzazione della rete del gas nel centro urbano di Olbia, nelle frazioni e per le zone artigianali e commerciali è stata in effetti realizzata dall’attuale sindaco, ma non si può dire lo stesso per il lungomare via Redipuglia.

Il resto del fitto elenco di “compiuti” altro non sono che ordinaria amministrazione, quasi superflua da sottolineare nell’operato di un qualsiasi sindaco. A posteriori, val la pena di porsi una domanda: vale di più la trasparenza o l’ostentazione, e qual è il confine che le separa? Agli olbiesi l’ardua sentenza.