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Olbia: le cifre del boom turistico 2026 mettono a nudo la crisi della viabilità

Viaggio da incubo tra 4 milioni di passeggeri e oltre 20 mila auto a noleggio

Olbia: le cifre del boom turistico 2026 mettono a nudo la crisi della viabilità
Olbia: le cifre del boom turistico 2026 mettono a nudo la crisi della viabilità
Laura Scarpellini

Pubblicato il 20 August 2026 alle 07:00

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Olbia. I flussi turistici in costante crescita e una demografia in controtendenza rispetto al resto dell'Isola mettono periodicamente a nudo i nodi strutturali della viabilità in Gallura. Il territorio si trova a gestire un'equazione complessa: garantire la fluidità del traffico in un contesto orografico articolato, caratterizzato da rilievi montuosi, vallate, macchia mediterranea e aree sottoposte ai vincoli archeologici e paesaggistici del PPR (Piano Paesaggistico Regionale), e far fronte a un volume di veicoli che satura le arterie principali.

I dati ufficiali del sistema aeroportuale gestito da Geasar e le rilevazioni periodiche dell'AdSP (Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sardegna) confermano Olbia come snodo primario di accesso all'Isola. L'aeroporto gallurese ha superato la soglia dei 4 milioni di passeggeri annui, affiancato dalle stime dell'Enac che lo posizionano ai vertici nazionali per volumi complessivi e per densità di traffico privato nella stagione estiva. A questo quadro si aggiunge la dinamica demografica: i report periodici dell'ISTAT e le proiezioni del Piano Urbanistico Comunale registrano per la città di Olbia un trend di crescita costante, stimato verso i 63 mila residenti entro il 2030, alimentato anche dallo spostamento dei lavoratori verso i comuni dell'interno a causa della pressione sui prezzi immobiliari costieri. Il deficit storico risiede nell'infrastruttura di connessione primaria. La rete ferroviaria e il trasporto pubblico su gomma soffrono la mancanza di una pianificazione strategica aggiornata, ferme restando le linee guida del Piano Regionale dei Trasporti attualmente in fase di revisione. Se le direttrici principali tra i capoluoghi regionali garantiscono collegamenti ordinari, la penetrazione verso le zone costiere e i borghi dell'interno evidenzia discontinuità operative, frequenze ridotte e tempi di percorrenza non competitivi rispetto al mezzo privato.

Questa carenza si riflette direttamente sul parco veicolare in circolazione. Secondo le stime dell'ANIASA (Associazione Nazionale Industria dell'Autonoleggio), l'indotto del rent-a-car nella sola area aeroportuale di Olbia conta oltre 20 mila vetture operative nei periodi di picco. Un volume che, sommato ai veicoli sbarcati tramite traghetto (modalità scelta da circa il 17% dei viaggiatori complessivi diretti nell'isola secondo le indagini campionarie regionali), si riversa su una rete stradale a carreggiata unica o con nodi di scambio urbani nati per volumi di traffico inferiori. I dati di monitoraggio dell'ANAS confermano il risultato sul campo: un allungamento prolungato dei tempi di percorrenza lungo direttrici chiave come la Strada Statale 125 e le arterie di collegamento intercomunale, dove il traffico pendolare si interseca con i flussi diretti verso le località turistiche. Il dibattito tecnico e politico si divide oggi tra due opzioni strategiche: il potenziamento delle infrastrutture viarie e ferroviarie esistenti — con i complessi iter autorizzativi legati alla tutela ambientale del paesaggio gallurese — e la riorganizzazione dei servizi di trasporto pubblico locale mediante integrazioni e frequenze dedicate. Fino a quando la rete di trasporto collettivo non sarà in grado di offrire una reale alternativa al mezzo privato, la viabilità del nord-est della Sardegna continuerà a muoversi lungo il sottile confine tra saturazione stagionale e necessità di sviluppo.