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Cronaca Olbia

Olbia e Gallura, turismo in calo: stagione con il segno “meno”

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Olbia, 14 giugno 2019 – La stagione turistica è un po’ come il meteo di quest’anno: non esattamente esaltante.

Chiunque, a Olbia e nei dintorni, ha delle percezioni non troppo positive, ma sarà davvero così? Lo abbiamo chiesto a Fabio Fiori, presidente del Consorzio Albergatori Olbia.

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“A detta di tutti, ma proprio tutti, questa è una stagione con il segno meno“: inizia così la lunga riflessione del presidente Fiori su questa stagione poco esaltante.

“C’è meno domanda nonostante l’offerta sia anche aumentata: moltissimi hanno deciso di mettere a reddito appartamenti o hanno deciso di aprire un bed and breakfast”, afferma Fiori.

“Anche le attività commerciali hanno subito lo stesso decremento”, continua Fiori.

Se la domanda è calata, significa che i turisti non stanno scegliendo la Sardegna: dove sono, dunque?

“Se consideriamo la cosiddetta stagione di spalla, quella che va da marzo a metà giugno, possiamo dire che mancano i tedeschi. Sia chiaro: i tedeschi sono sempre i più numerosi, ma ne manca una fetta”.

Il calo dei tedeschi, secondo Fiori – che parla di Olbia e della Gallura, ma anche di tutta la Sardegna – è piuttosto elevato.

“Si parla di un meno 20%-30% di tedeschi a seconda della zona dell’Isola – continua Fiori -. Dove sono andati? La verità è che i grandi player mondiali, quelli che spostano le persone in tutto il mondo, hanno preferito Egitto, Turchia, Marocco e Tunisia. Parliamo di Paesi con un costo trasporti/servizio più basso del nostro”.

I Paesi menzionati, negli anni passati, erano stati molto penalizzati dagli attentati e dal terrorismo: così, la massa turistica ha ha scelto altre zone fino a quest’anno.

In seguito a investimenti e politiche di mercato aggressive, abbinate alla “paura attentati” drasticamente diminuita, questi Stati sono tornati sulla cresta dell’onda.

Questo, abbinato alla cronica mancanza di politiche organiche della Sardegna, ha fatto il resto.

“Noi siamo sempre molto divisi e stiamo fermi ad aspettare. Non funziona così – continua Fiori -. Questi Paesi hanno fatto buone offerte. C’è da dire che tutta la Sardegna è in calo, ma non solo la Sardegna. Nella stessa situazione sono anche Puglia, Sicilia e Campania”.

L’altro aspetto da non sottovalutare è il costo del lavoro: “Il loro è quasi inesistente, noi abbiamo un cuneo fiscale altissimo. Un dipendente che prende, qua, 1200 euro netti mi costa praticamente il doppio”.

E poi le strutture: le loro sono enormi rispetto alle nostre. A questo aggiungiamo il costo complessivo: “7 giorni a Sharm possono costare dai 400 ai 700 euro a seconda dell’albergo scelto”.

Tutta colpa degli altri Paesi? nemmeno per sogno: ci sono anche i nostri problemi, quelli interni.

“Parliamo dei trasporti – continua Fiori -. I turisti sono stati disorientati da ciò che è successo per la continuità territoriale da Olbia: non sapevano con chi dovevano partire, da dove e quando.  Poi le navi, sempre carissime, e i trasporti interni che non sono agevoli”.

Però, in tutta questa valle di lacrime, c’è anche una nota positiva: la Geasar.

“Meno male che c’è santa Geasar che ci salva ogni anno grazie a una programmazione diretta dalle principali città europee – continua Fiori -. Stiamo limitando i danni grazie alla Geasar. Noi ce la stiamo mettendo tutta”.

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