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La A. C. Larathanos ricorda Olbia e Golfo Aranci sotto le bombe

La A. C. Larathanos ricorda Olbia e Golfo Aranci sotto le bombe
La A. C. Larathanos ricorda Olbia e Golfo Aranci sotto le bombe
Marco Agostino Amucano

Pubblicato il 07 maggio 2017 alle 12:48

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Olbia. A settantaquattro anni dai bombardamenti della città e del suo porto, com’è noto avvenuti nei mesi di maggio-luglio 1943, è doveroso ricordare quei tragici avvenimenti, che tanti lutti e perdite arrecarono ad Olbia ed ai suoi abitanti, lasciando in non poche famiglie dolorose ferite mai rimarginate. Le incursioni alleate portarono una scientifica sequenza di azioni distruttive dal cielo, con un dispiegamento ed una varietà di strumenti di morte non comuni.

Dopo i feroci, ripetuti bombardamenti su Cagliari, principiati nel febbraio 1943 e conclusi il 13 maggio dello stesso anno, capaci di annientare il porto e di distruggere o danneggiare gran parte del capoluogo, Olbia figurò nella lista dei prossimi obiettivi, unitamente ai centri portuali di Arbatax, Golfo Aranci, La Maddalena ed al vicino campo di volo militare di Vena Fiorita, sulla strada per Loiri, scalo che assunse importanza crescente dall’aprile 1943, allorché divenne l’unica base dei reparti di caccia italo-tedeschi nell’area.

Il bombardamento su Olbia del 24 maggio 1943. Sulla sinistra si nota un grappolo di bombe appena sganciate

In data 14 maggio 1943, dunque alla vigilia de Sa Festa Manna di San Simplicio, patrono della città e della Gallura, ben cinquantaquattro bombardieri B-25, scortati da ottanta P-38, i famigerati caccia pesanti a doppia fusoliera, partirono dalle due basi algerine di Berteaux e Ain M’lila, presentandosi alle ore 13.05 sull’obiettivo. In tre ondate furono sganciate sul porto e sulla città ben 333 bombe da 500 libbre, che colpirono principalmente il “Porto Vecchio”, la ferrovia e l’attuale palazzo municipale antistante al porto. Rasi al suolo anche il mercato, ubicato presso l’attuale Piazza Matteotti, la Capitaneria e diversi edifici del centro storico. Ventidue le vittime civili, tra cui numerosi lavoratori della Compagnia portuale “Filippo Corridoni” i quali, appena suonato l’allarme, subito seguito dai rintocchi frenetici delle campane di San Paolo, si precipitarono presso il palazzo municipale, allora adattato a comando militare italo-tedesco. Illusi di trovare un riparo, vi trovarono invece la morte a seguito del crollo parziale dell’edificio. Il numero relativamente limitato di vittime (ricordiamo che al tempo Olbia contava oltre 12.000 abitanti) fu sostanzialmente legato al fatto che buona parte della popolazione aveva ormai abbandonato l’abitato per rifugiarsi altrove. Inoltre l’obiettivo principale di quel primo bombardamento fu essenzialmente il porto ed alcune sue infrastrutture, come anche alcuni navigli commerciali quivi ormeggiati. Ciò non escluse che alcune bombe furono dirette nel cuore della città, portando con sé il loro bilancio di morti e di terrore.

Un volo di bombardieri B 17, meglio noti come "fortezze volanti"

Per neutralizzare completamente il porto, le sue installazioni ed il prestigioso idroscalo “Ettore Anfossi”, importante base di idrovolanti militari che sorgeva nell’area grosso modo occupata oggi dagli uffici della Provincia, servirono altri nove bombardamenti, il più devastante dei quali fu eseguito il 24 maggio senza tuttavia lasciare vittime civili. A compierlo furono cinquantadue B17, le famigerate “Fortezze Volanti” dell’esercito USA, organizzate in due squadroni e scortate da settanta caccia-bombardieri P38 Lightning. Da una quota di oltre 7000 metri furono sganciate sugli obiettivi strategici un numero complessivo di 624 bombe da 500 libbre, che tradotte nella nostra unità di misura sommano un totale di 119 tonnellate. Come se non bastasse, nottetempo entrarono in scena i bombardieri inglesi Wellington, lanciando un imprecisato carico di bombe e dei volantini sull’abitato, ormai deserto e presidiato solo da militari.

Un Wellington, bombardiere inglese della RAF utlizzato nei bombardamenti notturni di Olbia e Golfo Aranci

Altri bombardamenti terribili furono quelli del 18 giugno e della notte fra il 24 ed il 25 dello stesso mese, eseguiti sempre dai Wellington della RAF, specializzati in simili azioni notturne. Più volte colpiti furono anche lo scalo di Golfo Aranci e la base aerea di Vena Fiorita. L’ultimo bombardamento su Olbia avvenne la notte del 2/3 luglio, gli Alleati ritenendo così completato l’annientamento degli obiettivi strategici.

Esplosioni sul molo di Golfo Aranci in uno dei bombardamenti del giugno 1943 (particolare rielaborato dell'immagine originale)

Per spiegare dettagliatamente i tragici fatti che colpirono Olbia e Golfo Aranci, l’associazione culturale Larathanos ha organizzato una lezione in cammino per il giorno domenica 14 maggio 2017. L’appuntamento è alle ore 9,30 davanti al Museo Archeologico. Con l’ausilio di poster di grande formato si presenteranno le immagini più salienti di quelle tristi giornate, ripercorrendo alcuni dei luoghi colpiti dai bombardamenti in compagnia dello scrivente e di Mario Spanu Babay, anch’egli del team di Olbiachefu. Alle 11.15 sosta e omaggio alle vittime del bombardamento su Olbia e ai caduti di tutte le guerre davanti al Monumento ai Caduti di Via Redipuglia. La professoressa Laura Cocco, docente di Tromba presso la scuola Media Diaz e la Scuola Civica di Musica del Comune di Olbia, suonerà Il Silenzio. Al termine del percorso ci si recherà in località Mogadiscio, area costiera di notevole interesse ambientale sottoposta a ripulitura di recente, dove Tonino Ena contribuirà alla spiegazione del "bunker di Mogadiscio"in qualità di esperto. L’evento è patrocinato dagli Assessorati alla Cultura e allo Sport del Comune di Olbia, e si avvale della collaborazione del Leila Diving Center, Insula Felix; JanasDia Onlus ed il Centro Diabetologia della ASSL Olbia.