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Cronaca Gallura

Il Teatro Michelucci: 5 miliardi di lire spesi e zero concerti

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Olbia, 31 Luglio 2015 – E’ uno dei quattro teatri della Città di Olbia, è costato 5 miliardi di lire, è situato all’interno di un’area paesaggistica di pregio e da solo – una volta messo a regime – potrebbe rappresentare una delle chiavi di rilancio dell’economia olbiese legata al turismo culturale. Stiamo parlando del Teatro Michelucci, l’opera pensata tra il 1988 e il 1990 dal grande architetto toscano Giovanni Michelucci e realizzata nel quartiere di Olbia Mare tra il 1996 e il 2005.

Il Michelucci: un teatro vista mare. La storia del Michelucci è una delle classiche storie italiane: una grandissima firma, un’opera megagalattica e tanti, tantissimi soldi da spendere. L’Olbia del Michelucci è l’Olbia degli anni ’90, quella delle grandi idee, del boom economico, dei progetti faraonici, della politica frizzante. Era un’Olbia che viveva di speranza e che trainava, dietro di sé, tutta la Sardegna. Sono gli anni di Gian Piero Scanu (85-94), Giulio Careddu (94-95), Giommaria Uggias (95-97), Settimo Nizzi (97-07). Anni durante i quali sono state pensate le opere più importanti della città e tra queste vi è il Michelucci. Il sogno dell’architetto toscano, morto il 31 Dicembre 1990, non è stato però realizzato. Il teatro Michelucci non è mai diventato il fiore all’occhiello dell’offerta culturale olbiese: è rimasto una bianca incompiuta con vista mare e aerei sopra la testa (a cui nessuno, negli anni ’90, ha mai pensato).

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Il Michelucci: la struttura, gli edifici, la missione. Nato per ospitare l’opera, il Michelucci è dotato di un magnifico teatro all’aperto da 1600 posti a sedere. Accanto a questo anfieteatro di moderna concezione, vi sono altri tre edifici: il cosiddetto Laboratorio che potrebbe ospitare spettacoli grazie a una tribuna mobile da 150 posti, il Centro di documentazione con sala e biblioteca, la Torre di quattro piani con stanze e servizi alla scena. Tutto è stato pensato per accogliere l’Opera, i soprani, le orchestre, le sue maestranze e le sue specialità. Tutto è concepito per esaltare musica, bellezza e paesaggio. In realtà, il Michelucci non vedrà mai un’opera teatrale in tutta la sua (breve) vita di teatro aperto al pubblico.

Tanti soldi spesi e due anni apertura al pubblico. I 5 miliardi messi a disposizione non sono stati sufficienti a completare il faraonico progetto pensato dall’architetto toscano. I lavori sono iniziati nel 1996, in un’area a forte espansione immobiliare quale è Sa Marinedda-Olbia Mare. Nel 2005 il Comune di Olbia ha finanziato l’ultimo parziale completamento per poi aprire le porte del Michelucci nel recente 2008.

La vita del teatro è durata un paio d’anni. Nel giugno 2008, l’anfiteatro olbiese ha ospitato alcuni riuscitissimi eventi. Il primo è stato “Patatrac”, una iniziativa dell’INAIL per favorire la cultura della sicurezza in casa nei bambini. In piena estate sono arrivati gli eventi all’aperto: “My school musical” della scuola Life Dance Center con la coreografa Mavi Careddu, poi un evento danzante dedicato ai Blues Brothers. Non poteva mancare il Cinema Tavolara che, proprio al Michelucci, ha aperto alcune delle edizioni più belle del festival. Questi eventi hanno avuto un successo clamoroso di pubblico e critica, nonostante le tante perplessità sulla posizione del teatro che dista poche centinaia di metri dalla pista di atterraggio del Costa Smeralda. Proprio questa estate di sperimentazioni è stata l’estate in cui Olbia ha conosciuto l’immenso potenziale del Michelucci. Dopo quei mesi estivi fortunati, il teatro olbiese è tornato alla ribalta nel 2010 con il Laboratorio Musicale: una vera e propria sala prove dove i giovani musicisti olbiesi hanno potuto esercitarsi, formarsi e creare le loro personali opere d’arte.

Il silenzio del teatro nato per ospitare soprani e orchestre. Finito questo progetto, il teatro olbiese è tornato silente: pochi soldi, patto di stabilità, Turismo e Spettacolo a secco di fondi. La struttura è rimasta senza eventi e ha dato ospitalità all’associazione “Gaia”, all’associazione Fortza Paris e al nucleo sommozzatori della Polizia di Stato. Attori, musicisti, costumisti non hanno più fatto ritorno nella loro sede naturale. Negli ultimi due anni, il Comune di Olbia ha provato a mettere “sul mercato” la struttura con una serie di bandi ad hoc destinati a privati capaci di investire 500mila euro, di tenere attivo il teatro per 10 anni e di progettare una copertura, anche parziale, dell’anfiteatro. I bandi sono andati tutti deserti.

Il teatro Michelucci, allo stato attuale, si sta lentamente rovinando. Essendo situato a diretto contatto con la linea di costa, è sottoposto ai corrosivi agenti esterni tipici delle nostre zone: sale, umidità e vento sardo. Lentalmente, ma inesorabilmente, l’opera dell’architetto toscano sta mostrando i segni del tempo. Più rimarrà inutilizzato, più si rovinerà e più sarà costosa la sua riqualificazione.

Il destino amaro del teatro vicino all’aeroporto. Se il Museo Archeologico Peddone è il simbolo della politica che non riesce a trovare poche migliaia di euro per rifare un ponticello, il Michelucci è il simbolo della totale mancanza di programmazione e di visione di insieme della nostra classe dirigente. Negli anni in cui il Michelucci è stato concepito e costruito, si sono alternati sullo scranno più alto di Poltu Cuadu sindaci di ogni colore politico. Sindaci visionari e modernisti, sindaci col piglio del comandante in capo, sindaci che non hanno avuto il tempo di dare la loro impronta alla città, sindaci che hanno dato l’idea e non sono riusciti a realizzarla. Tutti loro hanno portato avanti il Teatro, sostenendo i lavori e l’obiettivo alla base dell’opera. Con una piccola, ma importante, dimenticanza: non prevedere, una volta finiti i soldi per il cemento e i mattoni, non solo uno straccio di programma di utilizzo, ma anche gli eventuali problemi legati al traffico aereo in crescita. Dopo il guizzo geniale del 2008, sotto la guida di Giovannelli come sindaco e Sanna/Cassitta al Turismo e Spettacolo, il Michelucci è tornato materia di campagna elettorale nel 2011 con il programma della Coalizione Civica, in cui viene citato due volte. La prima volta in un elenco di “cose da fare”, senza però avere un’azione abbinata; la seconda volta nella sezione “Olbia città di cultura”, in cui il Michelucci viene indicato, insieme ad altre location, come “un’area che ha grandi potenzialità da esprimere”. Di concreto? Assolutamente nulla.

A quattro anni dalla vittoria elettorale della Coalizione Civica, l’unico barlume di speranza – se non si contano i bandi deserti già citati pocanzi – risiede nei laboratori cittadini per il Piano Urbanistico Comunale. Nel Report relativo al Tavolo D’Ambito Poltu Cuadu-Sa Marinedda, il teatro olbiese viene citato per ben tre volte. Il Michelucci è indicato come una struttura in disuso, sottoutilizzata a causa della sua posizione e che eve essere riconvertita in qualche maniera. Il Report dice chiaro e tondo che il Teatro non può essere usato secondo il progetto originale.

Michelucci, il genio e una politica poco consapevole del suo valore. Ciò che sconvolge, in tutta questa storia lunga 25 anni, è l’assoluta mancanza di consapevolezza della politica olbiese dimostrata negli anni. Michelucci è stato un grandissimo architetto, uno dei più grandi in assoluto. La Fondazione che porta il suo nome organizza eventi, valorizza il suo genio, mostra al mondo le sue opere con orgoglio e in tantissimi, nel mondo, apprezzano tutto questo. Non è francamente possibile che l’ultima opera di questo grande genio possa essere trattata alla stregua di un qualsiasi rudere da riconvertire. Il Michelucci va trattato con rispetto e va finalmente usato per ciò che è: un teatro sul mare. E’ vero: il tempo delle cosiddette “vacche grasse” è finito e non sarà semplice trovare il modo di conciliare l’anfiteatro, la pista di atterraggio e l’eventuale ricerca di fondi per la copertura. Però Olbia ha l’onore di avere sul suo territorio l’ultima opera di un grande archittetto e ha il dovere di sfruttarla. In tutte le capitali del turismo, le opere dei grandi architetti vengono vendute come veri e propri biglietti da visita: perché Olbia non lo può fare? Questioni di scelte politiche. E allora, cara politica olbiese, svegliati: hai per le mani un patrimonio immenso.

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