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Cronaca Gallura

Gallura: bimbo strappato al padre in base a una “perizia controversa”

La terribile denuncia del Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani

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Olbia, 01 Giugno 2017 – Un bambino allontanato dal padre sulla base di una “controversa perizia” considetata priva di elementi probatori: è questa la denuncia compiuta dal Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani che da tempo si batte in favore dei bambini strappati ai genitori sulla base di perizie  considerate prive di fondamento.

La denuncia dell’associazione riguarda un fatto avvenuto in Gallura e che vede protagonista il Tribunale di Tempio Pausania, un bambino e i rispettivi genitori. A corredo della denuncia vi è un video, durissimo, in cui viene mostrato l’allontanamento del bambino dal padre.

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Il Tribunale di Tempio Pausania ha rigettato la richiesta di un padre di riportare suo figlio a casa, nonostante il trauma e i disagi causati dalla lontananza dalla famiglia – si legge nel comunicato stampa del Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani -. Secondo i giudici, il ragazzo:  “dopo un primo momento di timidezza e disorientamento si è gradualmente adattato alla nuova situazione, riuscendo a socializzare e a rapportarsi in modo adeguato sia con gli operatori sia con gli altri minori ospiti”. Ma le cose non stanno realmente così! Un video mostra che il bambino è stato portato via in modo drammatico. La dottoressa che ha scritto la relazione sull’allontanamento ha persino chiesto l’identificazione dei presenti, la segnalazione al Garante per la Privacy e dell’Infanzia e il sequestro delle immagini al fine di tutelare gli operatori coinvolti dall’apparire in un video decontestualizzato“.

L’Associazione riporta stralci dei documenti depositati in Tribunale che mettono in luce il malessere del minore in relazione all’allontanamento dal padre. “Dopo questo trauma il bambino sta male e, come evidenziato nelle relazioni della Casa Famiglia, depositate presso il Tribunale, sente profondamente la mancanza del padre, soffre di disturbi notturni e ha degli incubi – continua il comunicato stampa -; addirittura crede di essere stato allontanato dal padre per aver fatto qualcosa di male. Si è persino deciso di ridurre le telefonate con il padre poiché “si è riscontrata una significativa esposizione emotiva a carico del minore con atteggiamenti di melanconia e sensi di colpa di Elia successivi alle comunicazioni con il padre”. Il padre ha pertanto deciso di rivolgersi al Tribunale per i Minorenni di Cagliari per segnalare l’enorme disagio e pregiudizio che sta venendo causato al minore“.

Drammatiche le dichiarazioni del padre coinvolto: “Da quando è stato allontanato mi è stato permesso di sentirlo al telefono cinque minuti al giorno. Poi le telefonate sono state decurtate a tre la settimana. Il bambino chiede aiuto, sta male, vuole tornare a casa, è sofferente e questa sofferenza viene anche descritta dalle persone della comunità. È molto attaccato a me e ne soffre la mancanza, oltre ovviamente all’insolita inverosimile situazione nella quale si è ritrovato senza alcuna colpa. A oggi, ho visto mio figlio per quattro ore in tre mesi! Domani avrei avuto un altro incontro ma vengo informato che il bambino ha avuto la febbre, per cui mi faranno sapere quando sarà il prossimo“.

La vicenda, sottolinea l’associazione, deriva da una separazione conflittuale. Nel corso della procedura giudiziaria, il giudice ha fatto ricorso alla relazione di un perito ed è questa perizia che l’associazione critica. “Il Tribunale basandosi sulla sola CTU e senza alcuna istruttoria decide per l’allontanamento; in contrasto con la sentenza della Cassazione n. 6919 dell’8 aprile 2016, che ha enunciato il seguente principio di diritto – scrive l’Associazione -: In tema di affidamento di figli minori, qualora un genitore denunci comportamenti dell’altro genitore, affidatario o collocatario, di allontanamento morale e materiale del figlio da sé, indicati come significativi di una PAS (sindrome di alienazione parentale), il giudice di merito è tenuto ad accertare la veridicità in fatto dei suddetti comportamenti, utilizzando i comuni mezzi di prova, tipici e specifici della materia“.

L’opinione del Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani è senza appello: “Siamo di fronte all’ennesimo caso in cui un tribunale decide sulla base di quanto sostenuto dal consulente senza alcuna reale istruttoria – afferma Paolo Roat, Responsabile Nazionale Tutela Minori del CCDU Onlus -. Le vittime di questo appiattimento sulle perizie psichiatriche sono i bambini. Ci auguriamo che questo bambino possa ottenere verità e giustizia, e che si ponga fine all’esclusivo affidamento sulle perizie psichiatriche/psicologiche – per loro natura soggettive e opinabili – e si ribadisca la necessita per il giudice di riappropriarsi del suo ruolo di perito dei periti“.

La storia narrata nella denuncia del Comitato e il relativo video è diventata virale grazie ai social network: sono ormai centinaia le condivisioni del filmato.

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