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Cronaca

Arzachena: Marcello Chiodino l'architetto della fotografia sarda

Arzachena: Marcello Chiodino l'architetto della fotografia sarda
Arzachena: Marcello Chiodino l'architetto della fotografia sarda
Laura Scarpellini

Pubblicato il 26 luglio 2020 alle 19:09

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Arzachena, 26 luglio 2020 - I paesaggi della Sardegna offrono molteplici e rinnovate emozioni per realizzare scatti fotografici che resteranno a lungo impressi nella mente di chi li ammira.

Il talento fotografico del giovane architetto di Arzachena Marcello Chiodino, di certo in questo meraviglioso contesto naturalistico non ha mai patito la mancanza di uno scenario adatto da cui trarre ispirazione per i suoi scatti.

Le istantanee di Chiodino le troviamo nei siti di promozione territoriale della sua amata Sardegna, e sui diversi social in cui riscuotono sempre grandi consensi da chi ne rimane rapito.

"Non ho un evento particolare che ricordi nel quale mi abbia fatto appassionare al mondo della fotografia. È stato sicuramente un susseguirsi di eventi e di casualità che mi hanno portato a voler esprimere il grande amore che provo per il paesaggio e per la natura, attraverso l’obbiettivo di una fotocamera. Sicuramente gli studi universitari mi hanno avvicinato a questo mondo, ponendomi a stretto contatto con un modo unico di vedere il territorio, di coglierne gli elementi naturali più significativi, selezionarli e cosi apprezzarli in un determinato contesto e nel loro scenario ambientale".

Il percorso formativo di Marcello Chiodino gli ha consentito di sviluppare una certa sensibilità sviluppando e affinando il proprio senso estetico. Conclusa la sua laurea magistrale in Architettura ad Alghero, e un master europeo sul paesaggio a Barcellona, ecco delinearsi chiaramente in lui la strada della fotografia. "Sentivo che cosi doveva essere, era un richiamo che difficilmente poteva essere ignorato. Volevo stare sul campo, a contatto con il territorio, libero di esplorarlo e fotografarlo durante tutto l’anno, e di proporre agli ormai migliaia di affezionati che oggi mi seguono le bellezze e le unicità della Sardegna attraverso il mio punto di vista".

"Con grande fascino seguivo, lo faccio tuttora, i grandi fotografi del National Geographic e i loro viaggi per il globo, accedendo cosi, attraverso il loro sguardo, alle aree più remote del pianeta, alle situazioni più straordinarie e particolari dei popoli visti nei loro territori. Ho avuto la fortuna di svolgere numerosi viaggi durante i miei 36 anni di età. Amo tanto viaggiare, non potrei proprio farne a meno. La mia famiglia fin dall’infanzia mi ha portato a stretto contatto con questo stile di vita, facendo maturare in me la curiosità della scoperta. Tutto questo ha permesso che sviluppassi la voglia di scoprire il mondo che c’è fuori. E, ovviamente, di fotografarlo".

Per un globetrotter come lui deve essere stato particolarmente difficile dover affrontare il periodo di fermo totale delle attività sociali durante lo scorso lockdown: "Credo di aver passato questo periodo come la maggior parte delle persone: leggendo, provando a cucinare qualche nuovo piatto e cercando di svolgere i quesiti matematici che il web di giorno in giorno proponeva. Ho però in maniera intima rivalutato, e forse era un aspetto che davo per scontato, la libertà. Il poter uscire di casa ogni qual volta lo volessi. Guardando il mare dalla finestra del mio studio mi ripromettevo che non avrei utilizzato banalmente il grande privilegio di poter girare liberamente con la mia macchina fotografica al collo, che finito il lockdown ogni uscita sarebbe stata una scoperta sempre più attenta e più rispettosa della Natura".

"Appartengo, con tutti i pro e i contro, a quella generazione sempre connessa ad internet. Non potrei sicuramente svolgere il mio lavoro se cosi non fosse - così prosegue Marcello Chiodino - Soprattutto tramite i maggiori social network dove la moltitudine delle persone propone le proprie immagini, la propria arte, i propri istanti di vita, ritrovo quotidianamente momenti di confronto con professionisti del settore e con i vari hobbisti. Anche la Fotografia sta subendo un importante cambiamento, adeguandosi necessariamente ai tempi dei “social”, cosi rapidi, dove l’utente scorre spesso distrattamente tra un feed e un altro. Diventa sempre più difficile spiccare, essere originali, catturare l’attenzione dell’osservatore per invogliarlo a sostare qualche secondo in più sullo scatto pubblicato. Anche da parte degli interessati diventa sempre più difficile riconoscere il materiale di qualità, un bel racconto visivo da una semplice immagine cartolina: bella da vedere, piena di colori, ma priva di un racconto implicito. Quello del fotografo è sicuramente un mestiere complesso, che abbraccia i più svariati campi della creatività e dell’interazione sociale. Il solo trasmettere un’emozione, una sensazione attraverso un’immagine apparentemente statica è il compito più difficile che un fotografo si ritrovi a dover affrontare".

Per chi si emoziona e vuole emozionare attraverso un?immagine, le sensazioni e i sentimenti hanno un posto di rilievo nella vita: "Ricordo due momenti emozionanti che hanno riguardato la mia carriera da fotografo. Anzi, tre. La prima pubblicazione non si scorda mai. Avevo appena iniziato a propormi come fotografo quando la rivista “Sardegna Immaginare”, con la quale ormai collaboro da anni, mi ha chiesto delle immagini per un articolo. Riguardava i Paesaggi dell’Arcipelago di La Maddalena. Per me è stata una grandissima emozione vedere per la prima volta i miei scatti stampati sul cartaceo. Custodisco con gelosia quella copia della rivista! Sono seguite poi numerose altre pubblicazioni della stessa e diverse copertine in riviste nazionali e internazionali, ma quella prima pubblicazione è stata una spinta a proseguire che appartiene in maniera indissolubile alla mia formazione di fotografo.Un secondo importante momento, la ricordo con tanto piacere, è stata la telefonata di Domenico Ruiu - non ha di certo bisogno di presentazioni - , il quale voleva partecipassi alla realizzazione del libro “ Sardegna, 20 storie di Natura”. Possedevo già tutti i suoi libri, la stima nei suoi confronti si è immediatamente consolidata in una bella amicizia. È stato il mio primo libro, con le prime presentazioni di fronte ad un pubblico interessato e appassionato, fianco a fianco con fotografi dotati di uno storico professionale imponente. Io ero l’ultimo arrivato, quello nuovo, ma ricorderò sempre con piacere il clima professionale e di solidale condivisione di quei giorni di lavoro. Per me era quella la Fotografia. Mi sentivo a Casa. Un’ulteriore conferma, infine, è arrivata qualche anno fa, quando ho inviato, senza alcuna pretesa, alcuni scatti al National Geographic in occasione del concorso annuale con migliaia di partecipanti da tutto il mondo che si confrontano in uno degli eventi più prestigiosi della Fotografia. E’ stata una gradevolissima sorpresa vedere un mio primo scatto pubblicato sul prestigioso portale, resa ancora più grande quando è apparsa una seconda pubblicazione nelle settimane seguenti. Credo che in queste occasioni un fotografo trovi maggior spinta a rivedere, perfezionare e procedere spedito con la propria visione. Il confronto con un pubblico, soprattutto di professionisti, deve necessariamente far parte del lavoro di Fotografo. E’ un mestiere dove non si smette mai di imparare, di crescere. Nel momento in cui ti senti arrivato non stai più facendo fotografia".

Chiodino che si nutre di estro,passione e arte, mantiene viva quella sensibilità che è alla base dei sogni, dei piccoli grandi obiettivi che ci consentono di andare avanti nei momenti più bui:"I sogni del cassetto sono tanti. Vorrei vedere l’Antartide partendo dal Cile, ma anche arrivare a Lhasa per ammirare il palazzo del Potala in Tibet. Sicuramente il viaggio è un continuo sogno al quale non potrei mai rinunciare. Mi piacerebbe anche, in futuro, avviare una scuola di fotografia insieme ad altri colleghi sardi, portare le persone a scoprire le bellezze dei nostri paesaggi e fornire una chiave di lettura visiva del territorio a chi vorrà condividere insieme a me questa bellissima arte che è la Fotografia".

Chiodino è l'artista adatto a cui poter chiedere un consiglio nel caso in cui si volesse intraprendere il suo stesso percorso professionale, facendosi guidare unicamente dalla passione per l'arte della fotografia: " Fare il fotografo credo sia di per sé una continua rinuncia ai momenti più belli se consideriamo il semplice fatto che i migliori attimi sono visti attraverso un oculare. E’ un sacrificio che il fotografo produce in favore del futuro osservatore dello scatto. E’ un grande gesto di altruismo, credo, e di umiltà. Ecco, sono convinto che questa consapevolezza e l’atteggiamento che ne deriva debbano essere i primi punti di partenza per chi vuole dedicare la propria vita alla fotografia. Non possono affatto essere trascurati principi quali condivisione, collaborazione e partecipazione. Per certi versi mi piace pensare che fare fotografia renda le persone migliori, anche se spesso, per alcuni, il numero dei like diventa il solo obiettivo. La fotografia è tutt’altro".

Non ci resta che rimanere per l'ennesima volta letteralmente a bocca aperta nell'ammiare i suoi scatti che riescono a trasmettere la grande forza e la straordinaria bellezza della terra sarda. Un paesaggio naturalistico che sotto ogni angolazione è in grado di rapirci e di far battere il cuore. L'angolazione, la luce ben gestita e l'inquadratura studiata nei minimi dettagli, rimanda alle tele degli impressionisti che trasmettevano grandi emozioni attraverso i loro dipinti. Come Chiodino quale pittore nell'era moderna, attraverso il suo obiettivo riesce a emozionare.