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8 marzo: la riflessione di Cristina Oggiano su libertà, cultura e indipendenza delle donne

Le catene invisibili: se la violenza passa per il portafoglio e la cultura diventa libertà

8 marzo: la riflessione di Cristina Oggiano su libertà, cultura e indipendenza delle donne
8 marzo: la riflessione di Cristina Oggiano su libertà, cultura e indipendenza delle donne
Patrizia Anziani

Pubblicato il 08 March 2026 alle 18:30

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Olbia. In occasione della Giornata internazionale della donna, la professoressa Cristina Oggiano – docente di materie letterarie in una scuola secondaria di Olbia, blogger e attiva animatrice culturale del territorio – affida ai lettori una riflessione che invita ad andare oltre la dimensione simbolica dell’8 marzo. Firma autorevole del blog “Voci di Siniscola”, Oggiano è da tempo impegnata nella promozione della cultura e nella presentazione di libri e incontri dedicati al dibattito civile. Nel suo intervento affronta un tema spesso poco visibile ma profondamente radicato nella società: la violenza economica e il ruolo dell’educazione e della consapevolezza come strumenti fondamentali per l’emancipazione e la libertà delle donne. Buona lettura. 

Le catene invisibili: se la violenza passa per il portafoglio e la cultura diventa libertà

C’è una gabbia senza sbarre che non lascia lividi sulla pelle, ma che paralizza l’anima e il futuro di migliaia di donne: è la violenza economica. Spesso silenziosa e socialmente sottovalutata, questa forma di abuso si manifesta attraverso il controllo capillare delle risorse finanziarie, il divieto di lavorare o la gestione esclusiva del patrimonio familiare da parte del partner. È una privazione sistematica della libertà che, con l’avvento della pandemia, ha subito un’impennata drammatica. Le crisi globali degli ultimi anni hanno infatti esasperato le fragilità domestiche, trasformando la dipendenza economica in un’arma di ricatto che impedisce alle donne di scegliere, di autodeterminarsi e, nei casi più gravi, di fuggire da contesti di abuso fisico e psicologico. Senza autonomia finanziaria, la parola "libertà" resta un concetto astratto, un lusso che molte non possono permettersi di sognare. In questo scenario di isolamento, la vera sfida diventa quindi quella di ricostruire una consapevolezza individuale e collettiva. Per rispondere a questa urgenza, la Global Thinking Foundation ha dato vita al progetto "Libere di... Vivere", un’iniziativa che punta a scardinare i tabù legati al denaro e ai diritti attraverso un linguaggio inedito e potente: quello dell’arte e della narrazione visiva. Il progetto non si limita a una fredda alfabetizzazione finanziaria, ma adotta una didattica fondata su un approccio valoriale, utilizzando opere grafiche e graphic novel originali per raccontare storie di emancipazione e resilienza. Le immagini diventano così uno strumento di denuncia e, al tempo stesso, un ponte verso la comprensione di concetti complessi, rendendo i diritti delle donne un tema accessibile e visibile a tutti. L’uso del fumetto e della grafica d’autore permette di dare un volto e un nome a un fenomeno spesso astratto, facilitando il dibattito pubblico e stimolando una riflessione profonda sul contrasto alla violenza di genere. L’indipendenza economica non è infatti solo una questione di cifre su un conto corrente, ma il risultato di un percorso culturale che parte dall’educazione delle nuove generazioni e arriva al sostegno concreto di chi ha perso tutto. Attraverso "Libere di... Vivere", si ribadisce con forza che solo una donna consapevole dei propri mezzi e dei propri diritti può davvero essere arbitra del proprio destino. Educare al valore del denaro e del lavoro significa, in ultima analisi, educare alla dignità e al rispetto, fornendo alle donne quelle chiavi necessarie per aprire le porte di una vita finalmente autonoma e priva di condizionamenti.

Cristina Oggiano