Friday, 24 July 2026

Informazione dal 1999

Bianca, Cronaca

Tavolara, il turismo non è più sostenibile: la pressione antropica preoccupa

Il DUP mette nero su bianco i problemi della turistificazione

Tavolara, il turismo non è più sostenibile: la pressione antropica preoccupa
Tavolara, il turismo non è più sostenibile: la pressione antropica preoccupa
Angela Galiberti

Pubblicato il 24 July 2026 alle 07:00

condividi articolo:

Olbia. Da ormai parecchio tempo, i residenti delle zone turistiche più gettonate della Gallura si sono resi conto che il turismo di massa, o per meglio dire, l'industria della turistificazione di massa non è più sostenibile. Non lo è per le infrastrutture viarie, non lo è per il diritto alla casa, non lo è per la gestione dei rifiuti e per il consumo di acqua. Dati su larga scala non ce ne sono, quindi non sappiamo veramente quantificare l'impatto ambientale della turistificazione sul complesso ecosistema gallurese (e sardo), ma un'idea ce la possiamo fare attraverso l'Area Marina Protetta di Tavolara Punta Coda Cavallo che, nell'aggiornamento al suo Documento Unico di Programmazione, ha messo nero su bianco una serie di dati e considerazioni che sono pesanti come macigni. In breve, il turismo di questo periodo storico non è proprio così "sostenibile", ma andiamo con ordine.

Prima di tutto, bisogna spiegare molto brevemente come si arriva a quella considerazione. L'Area marina protetta, dal 2013, monitora in modo costante tutte le attività che si svolgono nel suo territorio di competenza. Si tratta di veri e propri sistemi di rilevazione e di analisi statistica che, citiamo, "permettono di misurare in modo attendibile la maggior parte delle dinamiche turistiche che interessano il territorio protetto". Grazie a questi dati preziosissimi, l'ente di tutela è riuscito a misurare non solo la crescita dell'interesse turistico per l'area marina, ma anche il suo impatto. In questi lunghi anni, l'ente ha monitorato le immersioni, lo snorkeling, il traffico passeggeri da e per l'isola di Tavolara, le locazioni e i noleggi delle unità da diporto, le locazioni dei natanti in spiaggia, il traffico diportistico generale. Due dati emergono con forza: l'impatto definito violentissimo nelle aree soggette ad ancoraggio e la crescita consistente di tutti i comparti appena elencati.

Nel dettaglio, nel DUP appena aggiornato si legge: "Stante la consistente crescita del fenomeno turistico, alcuni settori monitorati (quali le aree seoggette ad ancoraggio) hanno raggiunto livelli di fruizione della risorsa ambientale considerati non sostenibili. Per gli altri comparti, il Regolamento ha fissato dei limiti massimi di fruizione che non sono mai stati raggiunti, neanche durante i periodi di maggiore picco turistico". Quindi, da una parte abbiamo delle attività che hanno avuto un grosso impatto, dall'altra delle attività che nonostante la crescita non hanno raggiunto o superato i limiti.

Particolarmente significativo è il passaggio sull'isola di Tavolara vera e propria e in particolare sulla nota spiaggia Spalmatore di Terra: una spiaggia stupenda che ora è presa d'assalto. "Altri comparti che hanno risentito della crescita turistica a titolo di esempio, sono la spiaggia ed i sistemi dunali di Spalmatore presso l’Isola di Tavolara cha ha un limite teorico di 800 persone al giorno, e locazioni ed i noleggi di unità da diporto hanno una capacità di carico fissata dal Regolamento pari a 1.923. Tuttavia questi numeri devono essere addizionati agli sbarchi tramite il diporto libero che sfuggono agli attuali filtri di controllo. Evidenti sono le criticità sul terreno in riferimento agli abitat dunali ed alle zone di ancoraggio frontaliere con danni importanti alle praterie di posidonia oceanica ed alla frammentazione degli habitat dunali con significativi aumenti delle superfici degradate", si legge nel documento approvato recentemente dall'ente. C'è di più: il monitoraggio del comparto diporto non ha consentito di stimare il suo impatto sui fondali. 

Questo però non deve ingannare, perché l'AMP Tavolara è riuscita a definire dei modelli di stima della produzione complessiva di carbonio che, citiamo, permette "di comprendere quanto ogni comparto incide sui livelli di inquinamento dell'aria, sia in termini complessivi a livelo di comparto che intermini di singola unità prodotta". Come reagire, dunque, a queste problematiche? Al momento, come si legge nel DUP, l'Amp intende aumentare il gettito contributivo annuale (attualmente di 170.000 euro tra contributi amministrativi e contributi ambientali) per avere più risorse da destinare alle attività di prevenzione e mitigazione degli effetti collaterali negativi dovuti alla fruizione turistica. Le idee sono le seguenti: revisionare le zone di ancoraggio libero presenti nelle zone B e C (previa consultazione dei Comuni consorziati), pensare all'attivazione di una contribuzione proporzionale alle dimensioni e alla tipologia di imbarcazione, proseguire il percorso per il marchio di certificazione di qualità ambientale, aderire allla Carta europea per il turismosostenibile nelle aree protette, proseguire il percorso amministrativo per ricorrere alle sponsorizzazioni ambientali.

C'è spazio anche per le ricerche, che sono fondamentali. AMP Tavolara ne vuole fare due: uno per monitoraggio e protezione degli habitat della posidonia oceanica che deve essere propedeutico alla redazione di un progetto per l'installazione di boer di ormeggio intelligenti e per stabilire le priorità gestionali per ridurre il rischio d'erosione delle spiagge connesso alla distruzione delle praterie di posidonia. Il secondo, invece, è un progetto di monitoraggio e catalogazione delle spiagge dell'AMP con rilievi strumentali di precisione per verificare lo stato di conservazione.

Tutto questo si riferisce a una piccola porzione di mare e territorio gallurese: 15.000 ettari di acqua marina, 76 km di costa e tre isole (Tavolara, Molara e Molarotto). Grazie all'ente di protezione ambientale sappiamo non solo quanto è prezioso questo angolo di mondo, ma anche cosa può minacciarlo. Il turismo non è mai stato visto come nemico di Tavolara e non viene visto come tale neanche oggi, ma i dati dicono una cosa molto semplice: il troppo stroppia. Il tempo ci dirà se i correttivi che l'ente vuole portare avanti porteranno dei risultati. Tavolara è protetta, sorvegliata, studiata: è il resto della Gallura che non ha questa fortuna e di questo dovremmo iniziare a tenere conto.

Ciò che è molto interessante del DUP non è tanto la constatazione che la turistificazione non è sostenibile, ma la metodologia che sta a monte: lo studio di quello che avviene nel territorio, il monitoraggio delle dinamiche, il considerare non solo gli aspetti positivi ma anche quelli negativi. Un approccio, questo, che dobbiamo iniziare a pretendere anche sul resto del territorio. Non basta bearsi dei 5 milioni di turisti che arrivano: vogliamo conoscere anche il loro impatto ambientale e il vero impatto economico (esternalità negative incluse).