Thursday, 23 July 2026
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Pubblicato il 23 July 2026 alle 19:30
Porto Cervo. Nel cuore vibrante della Costa Smeralda, laddove l’estate si trasforma in una costellazione di fascino, turismo internazionale, eleganza e bellezza senza tempo, la scena artistica accoglie la ricerca di Emanuela Giacco. L’artista — che ha eletto Golfo Aranci a sua seconda patria e autentico baricentro della propria espressività — firma un nuovo e atteso appuntamento espositivo a Porto Cervo. La galleria Lamaroarte ogni settimana offre la possibilità di poter godere di interessanti emozioni artistiche ,portando con sé una visione profonda e straordinariamente tangibile delle novità più suggestive.
Guardando alle sue creazioni e alle sue sculture tessili, si avverte subito la forza di un filo conduttore unico: "Con un sottile equilibrio tra ironia e profondità, l'opera suggerisce che la libertà, l'immaginazione e la capacità di elevarsi possano diventare un personale dispositivo di salvezza emotiva. L'opera evoca una riflessione sulla capacità dell'essere umano di trasformare le proprie fragilità in possibilità [...] Le ali non promettono una fuga dalla realtà, ma ricordano che ogni volo nasce dalla decisione di cambiare prospettiva. La libertà, in questa visione, non è una condizione acquisita, bensì un gesto quotidiano, da indossare ogni volta che la tristezza rischia di trattenerci a terra".
Ma dietro l'apparente leggerezza del volo e la raffinata eleganza del risultato finale, si cela un corpo a corpo quotidiano, fisico e viscerale con la materia grezza e gli elementi. È la stessa artista a svelare con generosa e vivida sincerità il dietro le quinte del suo atelier: "Preparare il progetto, i disegni, tagliare, incidere, lucidare, recuperare le cime, lavarle, classificarle, salire sull'altalena, impacchettare, resinare, intrecciare, preparare i calchi, finché ti guardi allo specchio e sembri un carbonaro con la faccia tutta nera, ore ed ore china su un progetto al punto che quando ci si alza si è come un tronco di legno curvo e dolorante, per non parlare delle mani piene di vesciche e tagli, roba da iniziare a mettere i guanti in raso per uscire... eppure ogni giorno al mattino non vedi l'ora di riniziare a sperimentare".
Ed è proprio da questo contrasto fecondo — tra la fatica della creazione artigianale e l'involo concettuale dell'opera — che prende vita la nostra conversazione con Emanuela Giacco. Un viaggio nell'anima di una collezione capace di trasformare la materia in un inno alla libertà e alla capacità di elevarsi.
Porto Cervo e la Costa Smeralda rappresentano un connubio unico tra la natura selvaggia e ancestrale della Sardegna e l'esclusività del design e del lusso internazionale. In che modo le opere che presenterà in questa esposizione dialogano con questo specifico genius loci, e come la luce unica di questo lembo di Mediterraneo ha influenzato la sua palette cromatica o la texture dei suoi lavori?
"Il dialogo con il genius loci di Porto Cervo e della Costa Smeralda si esprime innanzitutto attraverso la materia. Le opere esposte nella galleria LamaroArte, selezionate escusivamente dal gallerista Emanuele Lamaro, raccontano un'evoluzione importante del mio percorso: accanto alle cime, che da sempre caratterizzano la mia ricerca, ho introdotto l'uso di elementi metallici. Questo accostamento crea un contrasto forte ma armonico. Da un lato c'è la cima, con la sua texture organica, flessibile e marittima, che evoca l'anima selvaggia, ancestrale e legata al mare di quest'isola. Dall'altro, il metallo inserisce una nota netta, lucida e geometrica, che richiama l'idea di esclusività e lusso discreto che caratterizza la Costa Smeralda. Per quanto riguarda la luce e i colori, non c'è una palette predefinita a tavolino. Le cromie dipendono strettamente da ogni singola opera e nascono dalla texture stessa che la cima suggerisce. È la corda, con la sua trama e la sua tridimensionalità, a dirmi come vuole accogliere il colore e come desidera che la luce si poggi su di essa. La luce straordinaria di questo lembo di Mediterraneo, così netta e zenitale, si infiltra tra le fibre delle cime e rimbalza sulle superfici metalliche, esaltando i contrasti e svelando sfumature sempre nuove a seconda dell'ora del giorno. I colori, quindi, non sono semplicemente applicati, ma scaturiscono dal dialogo intimo tra la luce del luogo, la porosità della corda e la lucentezza del metallo".
Ogni nuova mostra rappresenta una tappe evolutiva, un capitolo a sé nel percorso di un artista. Qual è il nucleo concettuale attorno a cui ruota questa collezione per Porto Cervo e quali nuove sperimentazioni materiche o formali guideranno il pubblico all'interno del suo racconto visivo?
"Il nucleo concettuale attorno a cui ruota l'intera collezione è la ricerca di un equilibrio tra forze apparentemente opposte: la morbidezza flessibile della fibra e la rigidità strutturale dei metalli. C'è un'idea di tensione, ma anche di pacificazione, che riflette molto l'essenza stessa di questo territorio, sospeso tra natura incontaminata e intervento umano di alto design. Il pubblico sarà guidato all'interno di questo racconto visivo proprio attraverso la mia più recente sperimentazione materica e formale. Se finora la mia poetica si è espressa principalmente attraverso l'intreccio e la modularità delle cime, in questa collezione c'è un'evoluzione evidente: l'innesto di elementi metallici. Questa nuova sperimentazione non è un semplice accostamento guidato dall'estetica, ma una guida formale per l'osservatore. Il metallo interviene per spezzare, direzionare o contenere il flusso della corda. Visivamente, questo si traduce in un ritmo del tutto nuovo: la texture della cima, con la sua porosità che assorbe si scontra e si fonde con la superficie netta, lucida e riflettente del metallo. Il pubblico si troverà così a seguire un percorso fatto di contrasti tattili e visivi, dove la materia stessa suggerisce la direzione dello sguardo, svelando una nuova dimensione della mia ricerca".
La platea di Porto Cervo è per definizione internazionale, cosmopolita e abituata alle più alte espressioni della bellezza. Con quale intenzione si specchia in questo pubblico e quale messaggio, emotivo o culturale, spera che i visitatori provenienti da tutto il mondo portino con sé dopo aver contemplato le sue opere?
"La platea cosmopolita, attenta ed esigente di Porto Cervo rappresenta per me uno specchio straordinario. Sono molto grata di poter collaborare con la galleria LamaroArte, una galleria che si confronta con un pubblico esclusivo che possiede la sensibilità adatta per guardare oltre la superficie e cogliere la stratificazione profonda che risiede dentro la materia. La mia intenzione è di lanciare una provocazione silenziosa attraverso l'eco della materia. Le mie opere sono realizzate con cime nautiche di recupero: filamenti che hanno solcato mari e che portano su di sé le cicatrici del tempo e della salsedine. Sottrarre queste cime all'abbandono per elevarle ad arte, accostandole oggi alla lucentezza rigorosa del metallo, diviene così un atto culturale ed emotivo.C'è un messaggio profondo che spero i visitatori portino con sé in ogni angolo del mondo. il concetto di legame universale. Nella mia visione, gli intrecci ed i nodi non rappresentano solo le relazioni umane, ma la fitta e inscindibile rete che unisce tutti gli esseri viventi tra loro e con il cosmo. Siamo tutti fili di un unico, immenso tessuto universale; ogni nostra azione risuona nell'ordine generale delle cose. Spero che chi contempli questi lavori, pur provenendo da culture e background lontanissimi, possa percepire questa interconnessione sacra e profonda. Vorrei che i visitatori avvertissero che siamo tutti parte dello stesso intreccio cosmico, custodi responsabili non solo gli uni degli altri, ma dell'intero ecosistema che ci ospita".
Nel contesto contemporaneo, l'arte viene spesso intesa come l'ultimo vero spazio di decompressione e riflessione. In una cornice legata al dinamismo e alla mondanità estiva, come riesce la sua arte a imporre un tempo "lento" e contemplativo, invitando l'osservatore a riscoprire il lusso dell'essenzialità e dell'intimità?
"La mondanità estiva della Costa Smeralda è un concentrato di energia cinetica, velocità, stimoli visivi e continui passaggi. ma credo che ci sia anche una grande platea che ricerchi una dimesione temporale che rallenta, una dimensione dettata dalla natura, dall'alba, dal tramonto, dall'infrangersi delle onde sugli scogli. In questa cornice, la mia arte sceglie deliberatamente di operare nella ricerca della decelerazione. Lo fa, prima di tutto, attraverso il tempo intrinseco che ogni mia opera custodisce. Creare queste sculture tessili richiede un processo incredibilmente lento, quasi rituale: c'è la ricerca delle cime nautiche di recupero, la loro cernita, i lunghi lavaggi per liberarle dal sale ma non dalla loro storia, e infine la costruzione manuale, nodo dopo nodo, intreccio dopo intreccio. Quando l'osservatore si ferma davanti al lavoro, avverte intuitivamente questa sedimentazione temporale. La materia stessa esige uno sguardo calmo per essere compresa; la complessità dei nodi non si rivela a chi corre, ma a chi si concede il lusso di sostare. Ed è proprio qui che si riscopre il vero lusso dell'essenzialità e dell'intimità. In un mondo che sovraccarica i sensi, l'essenzialità della cima riporta l'attenzione su elementi primordiali. Accostando la cima alla purezza del metallo cerco un'armonia silenziosa. Il metallo, con la sua precisione razionale, e la cima, con la sua memoria organica, costringono a una fruizione intima: per cogliere come la luce si insinua tra le fibre o si riflette sulla superficie metallica, bisogna avvicinarsi, fare silenzio, entrare in una dimensione di ascolto privato. In questo modo, l'opera si trasforma in una micro-oasi di decompressione. Le sculture propongono un invito silenzioso: fermarsi, respirare e riconnettersi — attraverso la metafora dei nodi — con i legami profondi che ci uniscono agli altri, alla terra e al cosmo. Il vero lusso che spero di suggerire non è ciò che si accumula, ma ciò che si trattiene nell'anima quando tutto il resto rallenta fino a fermarsi".
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