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Palau, scontro sulla posidonia: il Comune difende gli interventi, il Comitato ribatte "Non è un rifiuto"

La posidonia spiaggiata non piace ma è utile all'ecosistema delle spiagge

Palau, scontro sulla posidonia: il Comune difende gli interventi, il Comitato ribatte
Palau, scontro sulla posidonia: il Comune difende gli interventi, il Comitato ribatte
Patrizia Anziani

Pubblicato il 27 May 2026 alle 17:50

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Palau.  Nuovo dibattito ambientale a Palau sulla gestione della posidonia spiaggiata. A sollevare le perplessità è il Comitato “Amici di Talmone e Cala di Trana”, che contesta la scelta dell’amministrazione comunale di destinare 25 mila euro alla rimozione della posidonia dagli arenili di Porto Faro, La Sciumara e Isolotto.  Secondo quanto riportato sul sito del Comune di Palau, l’intervento avrebbe l’obiettivo di liberare le spiagge dagli accumuli vegetali portati dal mare. L'amministrazione comunale chiarisce che non si tratta di semplici operazioni di pulizia, ma di attività regolate da precise norme ambientali. Sul sito istituzionale viene sottolineato che “l’azione si inserisce in un quadro normativo preciso e consolidato, che prevede modalità di intervento attente alla tutela dell’ecosistema costiero, riconoscendo il valore ambientale della posidonia oceanica”. Il Comune ricorda inoltre che la presenza della posidonia sulle spiagge “è un fenomeno naturale, accentuato dalle mareggiate invernali”, e riconosce apertamente il ruolo svolto dagli accumuli vegetali: “proteggono l’arenile dall’erosione e contribuiscono all’equilibrio dell’ecosistema marino e costiero”.  Per questo motivo gli interventi annunciati saranno differenziati in base alle caratteristiche delle spiagge interessate. A Porto Faro, spiega il Comune, “l’ingente accumulo di Posidonia, in assenza di adeguato retrospiaggia, rende necessaria la rimozione permanente del materiale, con successivo conferimento a impianti di recupero e riciclo”. Diversa invece la situazione alla Sciumara, dove “la Posidonia verrà temporaneamente accumulata nel retrospiaggia, per essere poi riposizionata a fine stagione”, nel tentativo di preservare la naturale funzione di difesa dell’arenile.

Secondo l’amministrazione questo approccio di pulizia consentirebbe di “coniugare esigenze diverse”, dalla tutela ambientale alla fruibilità turistica delle spiagge, soprattutto nelle aree più frequentate durante l’estate. Restano però forti le perplessità del Comitato ambientalista, che considera la rimozione della posidonia una scelta “inutile e dannosa”. “La presenza della posidonia spiaggiata sul litorale sabbioso non è una calamità, ma un fatto naturale”, scrivono gli “Amici di Talmone e Cala di Trana”, secondo cui le risorse economiche disponibili dovrebbero essere destinate “a progetti ambientali alternativi, come il recupero dunale e la riforestazione marina”.

Il Comitato invita quindi il Comune a destinare le stesse risorse economiche “a progetti ambientali alternativi, come il recupero dunale e la piantumazione di essenze vegetali utili a consolidare il territorio”. Nel comunicato vengono rilanciate anche alcune domande provocatorie: “Quanti alberi si possono piantare con 25 mila euro? Quanti progetti di riforestazione marina di Posidonia o di recupero del sistema dunale si possono realizzare?”. La questione, in realtà, non riguarda solo Palau. In diverse località costiere della Sardegna il tema della gestione della posidonia è diventato centrale, soprattutto in vista della stagione turistica. Negli ultimi mesi il dibattito si è acceso anche sulla spiaggia del Poetto di Cagliari, dove il Comune ha scelto di limitare la rimozione degli accumuli vegetali seguendo le indicazioni del mondo scientifico. La posidonia oceanica, spesso erroneamente considerata un’alga, è in realtà una pianta marina endemica del Mediterraneo e rappresenta uno degli ecosistemi più importanti per la tutela delle coste. Le sue praterie sottomarine producono ossigeno, ospitano numerose specie marine e contribuiscono a contrastare l’erosione costiera. Quando le foglie morte vengono trasportate dalle mareggiate sulla battigia formano le cosiddette “banquettes”, accumuli naturali che trattengono la sabbia e riducono l’impatto delle onde durante le mareggiate invernali. Numerosi studi scientifici sottolineano come la rimozione meccanica possa invece accelerare l’erosione delle spiagge, portando via anche grandi quantità di sabbia. Non a caso anche la Regione Sardegna, attraverso recenti disposizioni ambientali, ricorda che i depositi di posidonia “devono essere mantenuti in loco quando possibile, a protezione dell’arenile”, prevedendo eventuali rimozioni solo in casi specifici e con precise limitazioni operative. Per il Comitato, dunque, la vera sfida sarebbe quella di trasformare la posidonia da presunto problema estetico a elemento di educazione ambientale. “Se correttamente informati, i turisti capiranno e il nostro patrimonio naturale sarà salvaguardato in modo migliore”, concludono gli “Amici di Talmone e Cala di Trana”.