Thursday, 11 June 2026
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Pubblicato il 27 May 2026 alle 16:25
Olbia. C’è un’immagine che più di tante parole racconta il cortocircuito urbano e sociale che da mesi si consuma in un angolo di Corso Umberto I, a Olbia. A prima vista sembra quasi un’amaca improvvisata, sospesa tra due cavi davanti a un palazzo in ristrutturazione. Ma basta osservare meglio per capire che non c’è nulla di romantico o pittoresco in questa scena: un uomo è adagiato a terra, circondato da coperte, bottiglie e oggetti di fortuna, accanto a un cavo di cui non è chiara la natura né l’eventuale pericolosità. L’immagine colpisce per il contrasto. Da una parte il centro cittadino, il cosiddetto “salotto buono” di Olbia, attraversato ogni giorno da residenti e turisti. Dall’altra una situazione che sembra ormai essersi trasformata in presenza stabile, nonostante le pulizie e gli interventi effettuati nelle scorse settimane (qui un articolo) .
Quel filo piegato sopra il giaciglio crea un effetto visivo quasi simbolico: come se il degrado stesso avesse costruito una sorta di culla precaria nel cuore della città. E mentre il passaggio dei pedoni continua sullo sfondo di un pomeriggio già caldo, come questo del 27 maggio 2026, resta aperta una domanda che va oltre il semplice decoro urbano: com’è possibile che una situazione così evidente continui a ripresentarsi nello stesso identico punto? Perché questa fotografia non racconta soltanto il disagio di una persona, ma anche quello degli enti preposti di una comunità che ancora non riesce a trovare una risposta definitiva a un problema ormai sotto gli occhi di tutti.
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