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Olbia, Yacht Club fucina di talenti: 18 trasferte nonostante la pandemia

Una vera fucina di talenti

Olbia, Yacht Club fucina di talenti: 18 trasferte nonostante la pandemia
Olbia, Yacht Club fucina di talenti: 18 trasferte nonostante la pandemia
Camilla Pisani

Pubblicato il 28 febbraio 2021 alle 06:00

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Olbia. Non solo una disciplina sportiva, ma una vera e propria scuola di vita: è la vela, sport marino per eccellenza, che conta ad Olbia alcune delle eccellenze mondiali, come il giovanissimo Cesare Barabino, con all’attivo diverse vittorie tra cui due mondiali, due europei e cinque titoli italiani.

La storia della vela per ragazzi nasce ad Olbia grazie all’impegno e alla passione di Marco Barabino, padre dell’atleta e appassionato istruttore dello Yacht Club: “Lo Yacht Club Olbia viene fondato nel 2010, con lo scopo di portare in mare i bambini della città, in modo da far conoscere la vela ai bambini facendoli appassionare a questo sport per cui nutro una grande passione. Benché per questioni storiche, in città ci siano poche tradizioni legate alla vela, Olbia rimane una città di mare, ed è per questo che il nostro obiettivo è sempre stato quello di avvicinare i più piccoli a questo mondo. Il Club è stato fondato da una trentina di genitori, arrivando, ad oggi, ad avere circa cento bambini ogni estate che fanno i corsi, di cui circa 90 di Olbia. Questo per noi costituisce un vanto, perché non è sui turisti che vogliamo fare leva ma proprio sui locali” spiega Barabino.

Nei dieci anni di attività dello Yacht Club, le cose hanno preso una piega inaspettata: molti dei ragazzi del corso di vela, infatti, sono diventati agonisti di altissimo livello: questo ha significato uscire dalla cornice prettamente locale per approdare alle competizioni europee e mondiali.

“Cesare è solo la punta dell’iceberg di una fucina di atleti bravissimi. Ad oggi noi facciamo circa diciotto trasferte fuori Sardegna, e questo lo si deve ad una fortissima preparazione atletica e ad una dedizione fuori dal comune. Il nostro Club non punta certamente sul glamour né sulla mondanità, ma su attrezzature e formazione degli atleti. Il percorso seguito dai ragazzi comincia dalla scuola di vela estiva, a cui segue quella invernale per i più appassionati; da lì si comincia a fare sul serio e a dedicarsi maggiormente allo studio della disciplina. Abbiamo tre squadre, quella dei più piccoli cioè la preagonistica Optimist, l’agonistica Optimist e l’agonistica Laser; al momento abbiamo 13 atleti nel Laser e 17 nell’Optimist che si allenano tutto l’anno, più volte a settimana” continua Barabino.

Ma cosa è cambiato, con l’avvento della pandemia e delle relative restrizioni?

“Durante il primo lockdown – spiega l’istruttore dello Yacht Club Olbia – ci siamo dovuti fermare, in ottemperanza alle norme. Ma con l’avvicendarsi dei vari DPCM successivi al lockdown, la vela è stata inserita nelle categorie sportive a cui era permesso sia allenarsi che gareggiare. Questo è da attribuire a due fattori; il primo, che vede nella vela uno sport individuale e a rischio minimo di contagio, essendo ogni ragazzo da solo sull’imbarcazione; il secondo si riferisce alla distinzione tra dilettanti ed agonisti, laddove i ragazzi regolarmente tesserati e facenti parte delle squadre vengono considerati automaticamente agonisti, quindi liberi di partecipare a competizioni anche fuori porta”.

Lo sguardo di Barabino sulla vela è appassionato, visionario, aperto: sono tante le sfumature intrinseche a questo sport, alcune facilmente intuibili, altre nascoste nelle pieghe della fatica e delle onde alte. Ciò che emerge chiarissimo dall’esperienza di questi giovani atleti è che la vela è uno sport individuale, perché ti costringe a fare i conti unicamente con te stesso e le tue capacità di governare il mare, ma anche di squadra, perché sebbene la competizione in regata sia asperrima, compagni e avversari in difficoltà diventano oggetto della più disinteressata e pura solidarietà, e questo è un aspetto affatto banale.

Lo sport non può essere infatti ridotto alla pura prova fisica (che pure esiste, ed è smisurata) ma deve diventare un percorso di vita e di crescita: nel caso della vela questo è particolarmente vero, forse anche grazie alla forte e necessaria connessione con l’elemento naturale, non comune a tutti gli sport.

Il paradosso secondo il quale per navigare in sicurezza, bisogna farlo in tutte le condizioni, anche quelle più a rischio, mette i ragazzi in condizione di unirsi fortemente come gruppo e di sperimentare l’esaltazione della “sopravvivenza”: queste forti emozioni fortificano il carattere e portano a sviluppare talenti e sensibilità sia individualmente che collettivamente.

“Pensava sempre al mare come a la mar, come lo chiamano in spagnolo quando lo amano”: nelle parole di Hemingway la croce e la delizia di questo sconfinato amore, nelle vele gonfie e tese l’inno alla sua sfaccettata maestosità.